Per la prima volta dal 1967, il presidente della Siria parlerà direttamente alle Nazioni Unite. Ahmad al-Sharaa, nel recente passato noto come Abu Muhammad Al Jolani, leader del gruppo jihadista Hayat Tahrir al-Sham (Hts), ex diramazione siriana di al-Qaeda e oggi presidente ad interim della Siria, è atteso a New York la prossima settimana per l’80ª sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Non è escluso che, in tale occasione, possa incontrare il presidente Usa Donald Trump.
Si tratta il primo viaggio di Al-Sharaa negli Stati Uniti da quando ha assunto il potere in seguito alla cacciata di Bashar al-Assad. Oltre a questo viaggio già storico, Al-Sharaa sarà uno dei relatori al 15° Summit Annuale di Concordia, insieme a centinaia di altri leader mondiali e figure influenti. Tuttavia, mentre al-Sharaa si prepara a presentarsi sulla scena internazionale, con la conseguente legittimazione politica, la Siria rimane una realtà tutt’altro che “democratica”, segnata da violenze settarie e da una politica marcatamente autocratica e islamista. Proprio da stamani, peraltro, e fino al 20 settembre, si tengono le elezioni, strutturate per consolidare il potere di Al-Sharaa. Con buona pace della “transizione democratica”.
Una transizione fallita
La caduta di Assad, salutata da molti media occidentali come un’opportunità per una transizione democratica, non ha portato la Siria verso un modello di democrazia in stile occidentale. Al contrario, il Paese è passato a un regime autoritario sotto il comando di Ahmad al-Sharaa, ex leader di al-Qaeda in Siria. Lungi dall’essere un baluardo di libertà, il nuovo governo siriano ha perpetrato violenze sistematiche contro le minoranze un tempo protette.
Come stabilito dalle Nazioni Unite, lo scorso marzo circa 1.400 persone, principalmente civili alawiti, sono state uccise in massacri attribuiti a forze o individui fedeli alla nuova leadership, l’Autorità Nazionale di Transizione, guidata dal presidente ad interim Ahmed Al-Sharaa. Le vittime, tra cui uomini, donne, anziani, disabili e bambini, sono state torturate, mutilate e, in alcuni casi, i loro corpi lasciati per giorni nelle strade o sepolti in fosse comuni senza documentazione. La Commissione d’Inchiesta delle Nazioni Unite ha denunciato la brutalità di queste violenze, evidenziando che la comunità alawita, che rappresenta circa il 10% della popolazione siriana a maggioranza sunnita, continua a essere bersaglio di rapimenti, arresti arbitrari e saccheggi.
Come ha ricordato il direttore di InsideOver, Fulvio Scaglione, anche le altrte minoranze non se la passano meglio: i cristiani, già colpiti dal sanguinoso (25 morti) attentato contro la chiesa di Mar Elias a Damasco del 22 giugno, vivono nella paura e, come testimonia anche Terrasanta.net, si sono risolti a proteggere le chiese e gli edifici collegati con grate di ferro e guardiani. Cosa mai successa in passato. Una realtà drammatica ignorata in nome di una presunta realpolitik che ha portato i leader dei Paesi europei e dell’occidente a catapultarsi in Siria alla corte di al-Sharaa, di fatto legittimando la nuova leadership. Come se al posto di un brutale dittatore fosse arrivato un leader democratico e illuminato.
Elezioni farsa: un sistema per consolidare il potere
Sul fronte delle elezioni, tecnicamente, il processo elettorale prevede l’elezione di due terzi dei 210 seggi parlamentari tramite collegi elettorali provinciali, mentre il restante terzo sarà nominato dal presidente ad interim Ahmad al-Sharaa. La struttura del processo elettorale rivela un chiaro intento di mantenere lo status quo.
Il governo ha ritardato le elezioni nelle province di Sweida, Hasaka e Raqqa, dove le minoranze druse e curde sono particolarmente presenti. A Sweida, i drusi hanno subito attacchi da gruppi armati affiliati al governo, con oltre 176.000 persone sfollate. Hasaka e Raqqa, in parte controllate dalle SDF, vedono l’Amministrazione Autonoma Democratica della Siria del Nord e dell’Est (DAANES) denunciare il rinvio delle elezioni come un tentativo di marginalizzare quasi la metà della popolazione siriana.
Non è stato fornito alcun calendario per future elezioni in queste aree, e anche se si tenessero, è improbabile che sarebbero libere o eque. Inoltre, al-Sharaa avrà il potere di nominare direttamente un terzo dei membri del Parlamento siriano, con requisiti vaghi che gli conferiscono un controllo quasi assoluto. Il restante due terzi sarà scelto attraverso organismi elettorali fortemente influenzati dal presidente stesso. Questo sistema, insieme alla tendenza di al-Sharaa di nominare familiari in posizioni chiave (tra cui fratelli, cugini e il cognato), garantisce che il potere resti nelle sue mani, senza lasciare spazio a una vera opposizione.
Noi di InsideOver ci mettiamo cuore, esperienza e curiosità per raccontare un mondo complesso e in continua evoluzione. Per farlo al meglio, però, abbiamo bisogno di te: dei tuoi suggerimenti, delle tue idee e del tuo supporto. Unisciti a noi, abbonati oggi!

