Capire la finanza, per capire il mondo FOLLOW THE MONEY

Gli exit poll sono una doccia fredda per la coalizione del primo ministro Shigeru Ishiba, che adesso rischia di perdere la maggioranza alla Camera Alta aggravando l’instabilità politica del Giappone. Dopo la chiusura delle urne la televisione giapponese Nhk prevede un intervallo tra 32 e 51 seggi per la coalizione del primo ministro, mentre altre reti prevedevano poco più di 40 seggi. In attesa dell’ufficialità c’è la possibilità di assistere ad una debacle. Già, perché Ishiba aveva fissato un obiettivo basso, puntando a una maggioranza semplice di 125 seggi: il suo Partito Liberal Democratico (Ldp) e i suoi alleati di coalizione avrebbero dovuto conquistarne 50, per aggiungerli ai 75 seggi che già detengono.

Ci sono tre scenari da prendere in considerazione. Il primo: senza più alcuna maggioranza (né alla Camera Bassa né alla Camera Alta) la coalizione formata dal Ldp di Shigeru Ishiba e del partner Komeito si convince ad allargare la maglia delle alleanze. In che modo? Collaborando con altri partiti e accettando di fare brucianti concessioni (in primis sul fronte economico) ai rivali.

Il secondo: dato lo smacco subito il primo ministro Ishiba si dimette. Difficile, visto che il Giappone è alle prese con complessi negoziati tariffari con gli Usa e che ritrovarsi senza leader in un momento del genere sarebbe assolutamente una follia. Il terzo: alludendo, appunto, al particolare scenario di crisi Ishiba potrebbe continuare sulla propria strada frammentando ulteriormente il sistema politico nazionale.

Piccola ma inutile consolazione per Ishiba: a differenza delle elezioni della Camera Bassa, quelle della Camera Alta non sono seguite dalla nomina di un presidente del partito. Cosa significa? Che il primo ministro in carica può rimanere al potere anche in caso di sconfitta da parte della sua coalizione in entrambe le Camere.

Ishiba in bilico, il Giappone pure

I timori della vigilia si sono concretizzati. Il già traballante governo di minoranza di Ishiba ha subito un’altra battuta d’arresto minando la fiducia degli investitori nella quarta economia mondiale e complicando i colloqui tariffari con gli Stati Uniti.

Ricordiamo che un anno fa l’esecutivo a trazione Ldp aveva perso la maggioranza nella Camera Bassa: i seggi conquistati dal Partito Liberal Democratico e dal suo partner Komeito erano arrivati a quota 215 su 465, ben al di sotto dei 233 necessari. Il replay alla Camera Alta non implica l’automatica caduta del governo, anche se Ishiba rischia adesso di ritrovarsi in balia dei partiti di opposizione. Gli stessi partiti, per esempio, che spingono per una maggiore generosità fiscale che a sua volta potrebbe esacerbare la vendita massiccia dei titoli di Stato e preoccupare i mercati.

Resta pur sempre in piedi uno scenario ancor più apocalittico dell’ingovernabilità, sussurrato da alcuni giornali nipponici ma abbastanza improbabile: le dimissioni del primo ministro a poche settimane dalla scadenza del primo di agosto, termine massimo utile per ottenere una sospensione delle pesanti tariffe statunitensi. Proprio l’ombra dei dazi dovrebbe spingere Ishiba, più che ad alzare bandiera bianca, a prendere in considerazione l’idea di ”ampliare” la coalizione o quella di stringere accordi informali con i partiti di opposizione così da garantire il funzionamento dell’esecutivo in un momento a dir poco critico per il Giappone.

Nel momento in cui scriviamo Ishiba si è rifiutato di dimettersi nonostante abbia riconosciuto la “gravità di una situazione che deve essere accettata con umiltà e sincerità”. “Dobbiamo essere pienamente consapevoli delle responsabilità che derivano dall’essere il partito numero uno”, ha aggiunto a caldo il primo ministro.

Tra (presunte) interferenze russe e pressioni Usa

Attenzione però, perché qualsiasi accordo di opposizione volto ad alleggerire le restrizioni economiche non farà altro che aumentare il nervosismo degli investitori sulla capacità del Giappone di rifinanziare il più grande debito pubblico del mondo. Un patto del genere ostacolerà inoltre l’obiettivo a lungo perseguito dalla Banca del Giappone di normalizzare la politica monetaria nel Paese.

In uno scenario del genere Tokyo è stretta tra due fuochi. Da un lato ci sono gli Stati Uniti che chiedono al proprio partner asiatico di incrementare la spesa militare nel tentativo di contenere la Cina. Dall’altro lato, tuttavia, Ishiba sa bene di non poter fare a meno di Pechino, partner commerciale fondamentale e impossibile da sacrificare come vorrebbe Trump.

Pesano, inoltre, le presunte operazioni di propaganda russa denunciate da vari media giapponesi. Nikkei Asian Review ha scritto che la diffusione di post sull’account giapponese X di Sputnik, un organo di stampa affiliato al governo russo, è più che triplicata nel 2024 (arrivando a 1,04 milioni) rispetto all’anno precedente ”a dimostrazione del fatto che la Russia ha intensificato le sue operazioni di informazione in Giappone”. Sarà soltanto un caso?

Abbonati e diventa uno di noi

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto