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Politica

Le due Coree: Kim ha riaperto la partita a poker con gli Usa

Da bravo giocatore di poker, Kim si è seduto nuovamente al tavolo verde e ha fatto le sue mosse: a cosa punta?

Gli echi di fragorose esplosioni risuonano lungo la Zona demilitarizzata, la striscia di terra che interseca il 38esimo parallelo e separa, di fatto, la Corea del Nord dalla Corea del Sud. Sono passati pochi giorni da quando il Governo nordcoreano ha accusato Seoul di aver inviato, in almeno tre occasioni, droni contenenti materiale di propaganda nei cieli di Pyongyang, costringendo Kim Yo Jong, sorella del leader nordcoreano Kim Jong Un, a minacciare un’improvvisa ritorsione militare in caso di reiterazione. Da qui la drastica decisione della Corea del Nord di far saltare in aria tratti di strade e linee ferroviarie intercoreane dislocate sul proprio lato del confine. Le stesse infrastrutture altamente simboliche costruite, in passato, con la speranza che un giorno le due Coree avrebbero risolto i loro problemi e si sarebbero riunificate. In risposta a queste deflagrazioni, l’esercito sudcoreano ha sparato colpi di avvertimento a Sud della linea di demarcazione militare, alzando ulteriormente la tensione.

Un messaggio simbolico

In molti pensavano che la Corea del Nord non avesse alcuna intenzione di “tirare la corda” prima delle elezioni statunitensi, prima di capire cioè se, per i prossimi quattro anni, si sarebbe trovata di fronte Kamala Harris o Donald Trump. E invece Kim, inteso come il Grande Leader, ha alzato la posta in gioco con un vigore raramente mostrato da quando è salito al potere nel 2011.

Tra i missili mostrati dal suo omologo sudcoreano Yoon Suk Yeol in occasione di esercitazioni e parate pubbliche, il rafforzamento dei rapporti militari tra Usa, Sud Corea e Giappone (volte a contenere la Cina, ma anche ovviamente la Corea del Nord), la presenza di sottomarini e bombardieri nucleari americani al di sotto del 38esimo parallelo e, last but not least, presunti droni contenenti volantini di propaganda contro il suo Paese volare per Pyongyang, tutti episodi che Kim considera autentiche “provocazioni”, il presidente nordcoreano ha scelto di blindare il confine con la Corea del Sud.

Certo, anche prima la frontiera intercoreana era impenetrabile, ma c’erano comunque piccoli segnali distensivi, come infrastrutture costruite in vista di un ipotetico futuro di pace, e potenziali aree di coordinamento comune. Quella stagione, almeno per il momento, è finita.

Bluff o all-in: la partita di Kim

Kim ha scelto di intraprendere la sua ennesima partita a poker contro Corea del Sud e Stati Uniti. Dopo i test missilistici e nucleari, questa volta il leader nordcoreano ha preferito chiudersi a riccio e mostrare gli aculei (mettendo in stato d’allerta la sua artiglieria sul confine). A quale scopo?

Ci sono due possibili spiegazioni. La prima: Kim e i suoi consiglieri hanno tradotto le “provocazioni” sopra riportate in un disegno volto, nel lungo periodo, a destabilizzare la Corea del Nord, e hanno quindi pensato di giocare in anticipo. La seconda: pura paranoia. È lecito supporre una via di mezzo, con il 70-80% delle ragioni imputabili tuttavia alla prima spiegazione.

Da bravo giocatore di poker, in ogni caso, Kim si è seduto al tavolo verde e ha fatto le sue mosse. Mosse diverse dal solito, però, visto che il presidente del Nord non ha attuato dimostrazioni militari preferendo concentrarsi solo su azioni simboliche.

Si tratta di un bluff per costringere Yoon a cadere nelle contro provocazioni e a svelare le carte di Seoul (che negli anni passati stava ben attenta a mostrare missili e reparti speciali in pubblico)? Oppure il modus operandi di Kim è un all-in per prepararsi alla sfida decisiva, con confini blindati, Vladimir Putin alle spalle, l’ombra della Cina di Xi Jinping a spaventare ulteriormente gli Usa e un esercito in semi stato di allerta permanente?  

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