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Politica

Le democrazie con arsenali nucleari più minacciosi della Corea del Nord

La presunta minaccia nucleare portata dalla Corea del Nord è arrivata al suo massimo storico. Lo stesso Presidente russo Vladimir Putin ha detto che la situazione potrebbe essere addirittura “irrisolvibile”. Se è vero che i recenti test missilistici coreani insieme...

La presunta minaccia nucleare portata dalla Corea del Nord è arrivata al suo massimo storico. Lo stesso Presidente russo Vladimir Putin ha detto che la situazione potrebbe essere addirittura “irrisolvibile”. Se è vero che i recenti test missilistici coreani insieme al presunto lancio della bomba H possono rappresentare una prova dell’effettiva potenza balistica e nucleare della Corea del Nord, d’altra parte risulta arduo comprendere l’intransigenza assoluta degli Stati Uniti verso questo piccolo Paese dell’estremo oriente. La Corea del Nord non è infatti l’unico Stato al mondo a possedere e sviluppare un arsenale nucleare.

Cos’è il Trattato di Non Proliferazione Nucleare

Per comprendere meglio la situazione internazionale in materia occorre tornare indietro di qualche anno e andare a riprendere il famoso e contestatissimo Trattato di Non Proliferazione Nucleare. L’unico documento internazionale in grado di dirci se uno Stato si sta comportando nel rispetto del diritto o meno. Il Trattato, entrato in vigore nel 1970, è composto da 11 articoli e si pone l’obiettivo di proibire agli stati firmatari non nucleari (al momento dell’entrata in vigore del Trattato) di sviluppare armamenti di questo tipo.





Un trattamento di favore per i membri permanenti 

Lo stesso Trattato è d’altra parte molto più morbido nei confronti di quegli Stati che risultavano aver già effettuato test nucleari prima del 1967 (articolo 9 comma 3 del Trattato di non Proliferazione Nucleare). Un punto molto controverso e contestato perché andava sfacciatamente a favore dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza ONU (Stati Uniti, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna). Gli unici per l’appunto ad avere già testato armi nucleari prima del ‘67.

Pyongyang aderì al Trattato prima della Francia

La Corea del Nord, pur in questa situazione di disparità giuridica, decise di aderire al trattato nel 1985, ben sette anni prima che firmassero Francia e Cina. Il regime coreano ha così inizialmente rinunciato alle sue velleità nucleari sino al 2003, anno in cui scelse di recedere per “la continua violazione della sovranità e della sicurezza della nazione a causa della politica ostile e viziosa degli Stati Uniti”. A prescindere dalla motivazione, discutibile, la Corea del Nord agì nella legalità, considerato che il Trattato prevede all’articolo 10 comma 1 la rescissione dagli accordi. Come la Corea del Nord, anche altri Stati hanno deciso di non sottoscrivere il Trattato e sviluppare così un arsenale atomico.

Tre Stati democratici hanno detto no al Trattato

Sono Israele, India e Pakistan le tre nazioni democratiche, insieme alla Corea del Nord, non firmatarie. Tutti e tre i Paesi, secondo il Bulletin of The Atomic Scientists, sono in possesso di un arsenale quasi dieci volte superiore a quello di Pyongyang. Il totale tra le testate operative e in riserva di questi Paesi si aggira infatti intorno al centinaio. Quello di Pyongyang è sull’ordine delle 20.

Scriveva poi il New York Times che gli stessi Stati Uniti, oggi in prima linea contro la Corea del Nord, hanno non solo chiuso un occhio, ma hanno anche contribuito alla proliferazione nucleare tra India e Pakistan. “Nel 2008 il Presidente George W. Bush siglava un accordo nucleare con l’India che le permetteva di commerciare materiale nucleare. Questo ha incoraggiato il Pakistan a continuare l’espansione del suo programma nucleare che è quello che sta crescendo più velocemente al mondo”.

Sullo stesso giornale, lo scorso aprile, un ex dipendente dell’intelligence afghana non spendeva buone parole circa l’affidabilità del Pakista: “Ho delle buone ragioni per essere scettico circa l’abilità del Pakistan a tenere il proprio arsenale nucleare lontano dagli estremisti”. Israele d’altra parte non ha mai ammesso ufficialmente l’esistenza del suo arsenale nucleare. Tuttavia un’indagine accurata del The Guardian ci mostra tutti i traffici nucleari legati a Tel Aviv. Sorprendente è scoprire che fu la stessa Israele a rifornire il regime segregazionista sudafricano della tecnologia necessaria a sviluppare l’atomica (progetto poi abbandonato dal Sud Africa).

Gli Stati Uniti faticano a ridurre il proprio arsenale nucleare

Ciò nonostante questi Stati agiscono comunque nella legalità, non avendo firmato il Trattato. Infatti di tutti i 183 Stati firmatari risulta essere solo uno, Taiwan, a rispettare in pieno tutti i termini dell’accordo. Gli Stati Uniti, che oggi rivestono i panni del poliziotto del mondo, hanno sì firmato l’accordo, ma si sono “dimenticati” di ratificarlo. Scopriamo poi che Washington si trova al secondo posto tra le nazioni con l’arsenale nucleare più numeroso. Davanti c’è la Russia.

Tuttavia, sempre secondo il Bulletin of The Atomic Scientists, Mosca avrebbe ridotto la sua capacità nucleare di quasi ben 6.000 unità, contro le 2.400 eliminate dagli Stati Uniti negli ultimi otto anni. Per la serie il buon esempio non arriva mai da dove lo si aspetta. Dati alla mano dunque la Corea del Nord è il Paese “più arretrato” in materia nucleare, tra quelli in possesso di un arsenale atomico. Pyongyang sta inoltre agendo nella legalità, non essendo firmataria di nessun accordo. In definitiva dunque può essere considerata una minaccia reale? Si, ma nella misura in cui le nazioni avversarie vogliono renderla tale. L’enorme disparità di forze non consente alla Regime di Kim un’azione offensiva. 

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