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Contro il parere del Pentagono e della Casa Bianca, alla fine la Speaker della Camera Nancy Pelosi e una delegazione di cinque democratici alla Camera sono atterrati a Taiwan alle 22:44 di martedì 2 agosto. “La visita della nostra delegazione dovrebbe essere vista come un’affermazione inequivocabile che l’America è con Taiwan, il nostro partner democratico, mentre difende se stessa e la sua libertà”, ha scritto Pelosi in un editoriale pubblicato sul Washington Post al suo arrivo. Come nota Vox, la visita, la prima di un presidente in carica della Camera in 25 anni porta nuova attenzione all’equilibrio di come gli Stati Uniti gestiscono lo status di Taiwan. È un partita molto complessa, mentre la tensione fra le due grandi potenze sale e Pechino minaccia gravi conseguenze per quella che ritiene una provocazione. Alla fine di comprendere la situazione odierna, tuttavia, è necessario fare luce sulle relazioni fra Washington e l’Isola di Formosa.

Le relazioni tra Stati Uniti e Taiwan

Prima di Nancy Pelosi, l’ultimo Presidente della Camera a visitare Tapei fu Newt Gingrich, nel 1997. Nel marzo di quell’anno, Gingrich guidò una delegazione di 13 rappresentanti della Camera degli Stati Uniti in una serie di visite in Corea del Sud, Giappone, Cina e Hong Kong, inclusa una tappa dell’ultimo minuto e senza preavviso a Taiwan, il 2 aprile. Gingrich incontrò l’allora presidente Lee Teng-hui e il vicepresidente dell’epoca Lien Chan presso l’edificio dell’ufficio presidenziale a Taipei.

Prima di lasciare Taiwan, disse ai media che che gli Stati Uniti avrebbero preso qualsiasi mezzo necessario per impedire a Pechino di tentare di annettere Taiwan con la forza o con l’intimidazione. L’amministrazione Lee rilasciò una dichiarazione nella quale sottolineava che la Repubblica di Cina (ROC, nome ufficiale di Taiwan) era uno stato democratico sovrano che “non aveva bisogno di dichiarare l’indipendenza” e che la nazione sperava di affrontare le questioni attraverso un dialogo pacifico. Gingrich è stato il primo Speaker della Camera degli Stati Uniti a visitare Taiwan dopo che Washington interruppe i rapporti diplomatici con il Paese nel 1979. Ad oggi, infatti, non ci sono relazioni diplomatiche ufficiali tra gli Stati Uniti e Taiwan, ma molti legami ufficiosi; le relazioni sono dettate da una serie di protocolli come il Taiwan Relations Act (approvato dal Congresso nel 1979) e i tre comunicati congiunti (tra Stati Uniti e Cina negli anni ’70 e ’80).



Il Taiwan Relations Act

Il 10 aprile 1979, il Congresso Usa approvò il Taiwan Relations Act, che ha l’obiettivo di “mantenere la pace, la sicurezza e la stabilità nel Pacifico occidentale” nonché di “promuovere la politica estera degli Stati Uniti autorizzando la continuazione delle relazioni commerciali, culturali e di altro tipo tra il popolo degli Stati Uniti e il popolo di Taiwan, e per altri scopi”. Nello stesso atto, Washington si impegna a fornire a Taiwan “armi di carattere difensivo” nonché di “mantenere la capacità degli Stati Uniti di resistere a qualsiasi ricorso alla forza o ad altre forme di coercizione che metterebbero a repentaglio la sicurezza, o il sistema sociale o economico, della popolazione di Taiwan”. Gli Usa, infatti, continuano a svolgere una funzione fondamentale per la sicurezza di Taiwan essendo il maggior esportatore di armi verso l’isola , con il valore delle esportazioni che dal 2011 ad oggi è salito a 18 miliardi di dollari.

Nei confronti di Tapei, anche l’amministrazione Biden – come in passato – ha deciso di mantenere una politica di “deliberata ambiguità”. Tuttavia, lo stesso presidente ha suscitato polemiche descrivendo “l’impegno che abbiamo preso” per difendere Taiwan se la Cina dovesse attaccare l’isola, sebbene la politica strategica statunitense non contempli un impegno diretto. Anche un piccolo cambiamento linguistico può essere un problema per la Cina: quando il Dipartimento di Stato americano cambia una frase sul suo sito web, la Cina emette una condanna formale, sottolinea Vox. Sebbene nessuna delle due potenze voglia un confronto diretto con l’avversario, i rischi di una possibile escalation possono essere svariati. Il rischio, per Cina e Stati Uniti, è infatti quello di cadere nella Trappola di Tucidide. Il grande storico attribuiva lo scoppio della guerra fra Atene e Sparta nel V secolo avanti Cristo alla crescita della potenza ateniese, e alla paura che tale crescita ingenerò nella rivale Sparta. Il timore è che nella medesima trappola possano finire Stati Uniti e Cina, e Taiwan possa diventare il classico casus belli.

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