Il discorso d’addio del Presidente Joe Biden dallo Studio Ovale si presenta, a prima vista, come un appello appassionato contro l’emergere di una nuova oligarchia negli Stati Uniti. Un messaggio che sembra essere rivolto nemmeno troppo velatamente ad Elon Musk e ai magnati hi-tech. Biden ha dichiarato: “Oggi, un’oligarchia sta prendendo forma in America, fatta di ricchezza estrema, potere e influenza, che minaccia la nostra intera democrazia, i diritti fondamentali e le pari opportunità”. Ha poi paragonato questa concentrazione di potere al celebre avvertimento di Dwight Eisenhower nel 1961 riguardo al “complesso militare-industriale”. Secondo Biden, la nuova minaccia proviene da un “complesso industriale tecnologico“.
Il passaggio forse più significativo del discorso è stato dedicato all’intelligenza artificiale, che Biden ha definito come “la tecnologia più consequenziale del nostro tempo, forse di tutti i tempi.” Ha avvertito dei pericoli dell’AI senza adeguate tutele, affermando che potrebbe “generare nuove minacce ai nostri diritti, al nostro stile di vita, alla privacy, al lavoro e alla sicurezza nazionale”. Si tratterebbe di un discorso irreprensibile se a pronunciarlo non fosse stato…Biden. Sotto la retorica incisiva, il messaggio del presidente uscente appare infatti intriso di ipocrisia, considerando il ruolo dello stesso Biden e della sua amministrazione in molti dei problemi che lui stesso ora vuole denunciare. Le sue parole sembrano poco più che un esercizio di retorica, nel migliore dei casi. Ecco perché.
L’ipocrisia di Biden contro le Big Tech
Predicare bene e razzolare male. Il presidente Usa da una parte attacca i colossi tecnologici ma, dall’altra, la sua amministrazione ha collaborato con le principali aziende tecnologiche e ha beneficiato della loro influenza politica, non facendo nulla per limitare il potere monopolistico di colossi come Google, Amazon e Meta. Senza considerare che la vicepresidente Kamala Harris, candidata alle ultime elezioni presidenziali per i democratici e sostenuta proprio da Biden, ha costruito una forte alleanza con le Big Tech, che hanno giocato un ruolo chiave nel finanziare le sue campagne e sostenere la sua ascesa politica. Esempi? Personalità di spicco del settore tecnologico, come Jony Ive di Apple, Marc Benioff di Salesforce e l’ex COO di Facebook Sheryl Sandberg, hanno contribuito alle sue raccolte fondi.

Laurene Powell Jobs, vedova di Steve Jobs, ha ospitato un evento per Harris nella sua residenza di Palo Alto, sottolineando l’intimità tra Harris e l’élite della Silicon Valley. Inoltre, Harris ha coltivato stretti legami personali e professionali con figure di spicco del settore, tra cui Sean Parker (ex dirigente di Facebook) e Tony West (responsabile legale di Uber), e diversi dei suoi ex collaboratori lavorano oggi per aziende come Google, Amazon e Airbnb.
Perché il presidente Usa non è credibile
Lo stesso presidente Usa, durante la campagna elettorale del 2020, fu criticato dal New York Times perché pubblicamente criticava i colossi tecnologici mentre, nella realtà, la sua campagna accoglieva a braccia aperte diverse persone legate alle aziende della Silicon Valley. Tra i suoi collaboratori figuravano ex dipendenti di Apple e consulenti che hanno lavorato per importanti aziende tecnologiche. Inoltre, il Innovation Policy Committee, un gruppo di circa 700 volontari, includeva almeno otto dipendenti di Facebook, Amazon, Google e Apple, oltre a economisti, avvocati e membri di think tank finanziati da queste aziende.
Il Biden nell’improbabile versione marxista che se la prende con l’oligarchia incarnata da Elon Musk – colpevole di sostenere il suo avversario politico, Donald Trump – è lo stesso che ha deciso, nei giorni scorsi, di intitolare una portaerei all’ex presidente Usa George W. Bush, di consegnare la Medaglia della Libertà al finanziere George Soros e all’ex Segretario di Stato Hillary Clinton. Non propriamente dei personaggi “anti-sistema” ma figure appartenenti a una stretta élite di cui anche lo stesso Joe Biden fa parte.
Il discorso d’addio di Joe Biden, carico di avvertimenti contro le oligarchie tecnologiche e i pericoli di un potere eccessivo concentrato nelle mani di pochi, sembra a prima vista un appello alla difesa della democrazia. Tuttavia, dietro la retorica, emergono contraddizioni troppo evidenti per essere ignorate. Biden stesso e la sua amministrazione hanno beneficiato dell’influenza politica e del sostegno finanziario di quelle stesse élite che ora denuncia.

