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La location sarà quella del lago di Ginevra, in Svizzera, in una villa mozzafiato del XVIII secolo. È in questo ambiente rilassante e suggestivo, nella splendida Villa La Grange, riporta il Guardian, che Joe Biden e il presidente russo, Vladimir Putin, terranno il loro vertice del 16 giugno, il primo dall’insediamento del Presidente Usa. Ad accompagnarli ci saranno il Segretario di stato Usa, Tony Blinken, e il ministro degli Affari esteri della Federazione russa, Sergej Lavrov. Forse un luogo così elegante e tranquillo servirà per stemperare gli animi di un meeting che sulla carta si preannuncia tutt’altro che accomodante, dato che sul tavolo vi sono temi alquanto delicati e scottanti come le aspre controversie su presunte interferenze elettorali, gli attacchi informatici, i diritti umani e l’Ucraina. Non è caso se l’incontro fra i due presidenti si terrà a Ginevra. A marzo il Presidente Usa, suscitando le reazioni sdegnate di Mosca, ha definito l’omologo russo “un assassino”, assicurando che Putin “pagherà un prezzo” per aver cercato di interferire nelle elezioni americane. Non è la prima volta che i due si scontrano: nel 2011, quando Joe Biden era vicepresidente di Barack Obama, affermò di “non credere che Putin abbia un’anima”; tensioni che culminarono nel 2014 con Euromaidan e l’annessione della Crimea. Nel 2004, Biden si unì a più di 100 esperti di politica estera per firmare una lettera destinata all’allora presidente Bush e ai leader europei la quale accusava Putin di minare il progresso democratico in Russia con il pretesto di combattere il terrorismo. Alla fine del 2006, mentre ipotizzava la sua corsa alla presidenza, Biden sollevò dubbi sull’appartenenza della Russia al G-8.

La neutrale Svizzera, che non ha aderito alle sanzioni occidentali contro la Russia per l’annessione della Crimea ha esercitato forti pressioni per organizzare l’incontro sulle sponde del lago. Luogo che tradizionalmente porta una certa fortuna alle difficili e sempre controverse relazioni fra Washington e Mosca: come ricorda proprio il Guardian, nell’era della Guerra fredda, Ronald Reagan e Mikhail Gorbachev tennero il loro primo vertice a Ginevra nel novembre 1985 e concordarono di perseguire i tagli negli arsenali nucleari statunitensi e sovietici.

Basse aspettative dall’incontro di Ginevra

Al di là delle diatribe che hanno toccato la sfera personale, non ci sono grandi aspettative su ciò che il meeting concretamente porterà a compimento. Negli ultimi anni, in risposta alle presunte interferenze elettorali russe, gli Stati Uniti hanno espulso i diplomatici russi e chiuso il consolato russo a Seattle e San Francisco, nonché la missione commerciale russa a Washington: dal canto suo, la Russia ha espulso decine di diplomatici statunitensi. Gli Stati Uniti, a loro volta, si sono sentiti obbligati a chiudere i consolati a Vladivostok, Ekaterinburg e San Pietroburgo, lasciando l’ambasciata a Mosca come unica missione diplomatica in Russia.

Sotto questo punto di vista, osserva Foreign Affairs, la mancanza di consolati in entrambi i Paesi rende estremamente difficile gli spostamenti per turismo per i cittadini di entrambi i Paesi, il che “interrompe quel contatto culturale e scientifico di cui storicamente hanno beneficiato entrambi. La situazione tra le persone ora è peggiore di quanto non fosse durante la maggior parte della Guerra Fredda”. Per correggere questa distorsione, Biden “dovrebbe offrire di allentare alcune delle condizioni, consentendo la riapertura dei consolati russi negli Stati Uniti o almeno un’espansione dei servizi consolari statunitensi in Russia”.

Una relazione sempre difficile

Dal punto di vista politico, a differenza di Donald Trump, Biden non ha fatto campagna elettorale per ripristinare le relazioni degli Stati Uniti con la Russia e non ha perseguito un simile approccio come presidente. Invece, la sua politica estera presuppone un alto grado di attrito con Mosca, che vede come una minaccia alla sicurezza nazionale. Come nota Foreign Affairs, l’obiettivo di Biden non è trasformare le relazioni con la Russia, ma “ripristinare prevedibilità e stabilità nelle relazioni Usa-Russia”, come ha spiegato Jen Psaki, addetto stampa della Casa Bianca, quando ha annunciato il vertice. Prevedibilità e stabilità, ciò che, in fondo, vuole anche il presidente russo, che non può permettersi ulteriori tensioni con Washington, pur sapendo perfettamente che Joe Biden non revocherà mai le sanzioni contro Mosca. Poco potrà fare, da questo punto di vista, il vertice di Ginevra. Che non produrrà di certo accordi bilaterali significativi.

Lo affermano gli stessi funzionari statunitensi, citati da Politico: non aspettatevi grandi accordi dicono. Piuttosto, entrambe le parti discuteranno una serie di controversie e aree di potenziale cooperazione. Biden dirà a Putin quale risposta aspettarsi se cerca di minare gli Stati Uniti attraverso interferenze elettorali o altri mezzi, affermano i funzionari americani. “Questo non è il 2009”, ha spiegato un alto funzionario dell’amministrazione Biden. “Non ci illudiamo di avere un’ampia base di cooperazione tra i nostri due Paesi, che penso abbia animato parte dell’approccio di allora. Consideriamo questo [vertice] uno strumento importante per gestire quella che sarà una relazione persistentemente difficile”.

No all’Ucraina nella Nato

A pochi giorni dal vertice, il presidente russo Vladimir Putin ha lanciato un duro avvertimento sulle prospettive di adesione dell’Ucraina alla Nato, tema cruciale per la sicurezza nazionale di Mosca. Un messaggio diretto al Presidente Usa, Joe Biden, che con l’Ucraina ha avuto una relazione speciale in qualità di vicepresidente sotto la presidenza Obama. “Almeno il 50% dei residenti ucraini non vuole entrare nella Nato e queste sono persone intelligenti”, ha detto Putin in un’intervista mercoledì alla Tv di stato russa. “Capiscono, non vogliono finire sulla linea di fuoco, non vogliono essere merce di scambio o carne da cannone”.

Avvertimento diretto a Washington che arriva a pochi giorni dalla telefonata fra Biden e il presidente ucraino Volodymr Zelenskiy, un forte sostenitore dell’adesione alla Nato di Kiev. L’adesione dell’Ucraina, infatti, è ricca di pericolose insidie: l’articolo 5 dell’Alleanza atlantica afferma che un “attacco armato” contro uno o più alleati della Nato si considera come un attacco contro ogni componente della Nato e quindi ognuno di essi può, secondo il diritto all’autodifesa sancito dall’articolo 51 della carta dell’Onu, decidere le azioni che ritiene necessarie a “ristabilire e mantenere la sicurezza”, compreso “l’uso delle forze armate”. Ciò significa che un conflitto fra Russia e Ucraina – anche a “bassa intensità” – rischia potenzialmente di trascinare tutta la Nato in guerra con Mosca. Italia compresa.