Il governo federale iracheno sollecita ormai da tempo di riportare sotto controllo statale le armi presenti sul territorio, tanto da aver posto un ultimatum con scadenza il 30 settembre affinché questa transizione avvenga. Si tratterebbe, però, di un termine quasi impossibile da soddisfare in quanto richiede una subordinazione statale che le milizie non sembrano intenzionate a rispettare.
Il 27 agosto 2026 il portavoce del comandante in capo delle forze armate irachene, Sabah al-Numan, ha ribadito ufficialmente che il trasferimento di tutti gli armamenti sotto il controllo delle istituzioni di sicurezza dello Stato è una questione di sovranità nazionale, per la quale è stato istituito un comitato speciale ad hoc.
Nonostante i numerosi moniti delle istituzioni, molti analisti rimangono incerti sulla operabilità del piano, soprattutto considerando il simile tentativo, dai risvolti fallimentari, introdotto nel 2019 dal Primo Ministro Adil Abdulmahdi.
La tensione, già altissima tra governo federale e milizie, viene ulteriormente alimentata il 17 agosto dall’arresto di Abbas al-Yaqoubi, alto esponente della milizia Harakat al-Nujaba e ufficiale dell’intelligence delle Forze di Mobilitazione Popolare (PMF), sospettato di attacchi missilistici transfrontalieri contro l’Arabia Saudita. Le milizie avrebbero reagito a tale evento minacciando che Baghdad avrebbe potuto “bruciare”, costringendo in questo modo la magistratura a rilasciare Yaqoubi e ad archiviare il caso.
Come le milizie sono entrate nello Stato iracheno
Le principali milizie filo-sciite iraniane in Iraq sono profondamente inserite nel tessuto istituzionale del Paese. Il consolidamento del loro ruolo, militare e poi politico, nasce nel 2014, con l’emersione dello Stato Islamico e la parallela creazione di un clima di terrore e di violenta persecuzione. In questo contesto, le milizie combatterono anche al fianco delle forze di sicurezza regolari irachene contro il nemico comune, creando condizioni favorevoli alla loro istituzionalizzazione.
Molte di queste fazioni sono infatti integrate all’interno delle Forze di Mobilitazione Popolare PMF/PMU, una coalizione dalla struttura a ombrello che nel 2016 venne ufficialmente legalizzata come ramo delle forze armate dello Stato iracheno, teoricamente subordinato agli ordini del primo ministro.
L’influenza delle milizie, tuttavia, trova espressione anche nell’arena politica. Oltre ad avere una potenza militare in grado di rivaleggiare, se non di intimidire, le forze regolari, questi gruppi sono stati in grado di ritagliarsi uno spazio nell’apparato istituzionale, conquistando numerosi seggi in Parlamento e garantendo ad alcune fazioni armate una significativa capacità di condizonare le decisioni prese a Baghdad. All’interno del Parlamento, inoltre, sono presenti esponenti politici collegati ad altre formazioni armate di matrice chaldea (Babylon movement) e shaback (Liwa al-Shabak).
Un negoziato quasi impossibile
Il dibattito circa il disarmo delle milizie si incendia maggiormente con l’annuncio di Kata’ib Sayyid al-Shuhada (KSS), gruppo che gli Stati Uniti definiscono organizzazione terroristica. Il 29 agosto 2026, infatti, il KSS ha esposto dieci condizioni che si dovrebbero verificare affinché le milizie accettino la “regolamentazione” delle armi. Tra queste figurano il ritiro delle forze statunitensi dall’Iraq entro il 30 settembre, garanzie legislative per i diritti finanziari e legali dei membri delle Forze di Mobilitazione e l’allontanamento delle truppe turche dal nord dell’Iraq, compreso lo sgombro dei combattenti del PKK e dell’opposizione iraniana, al fine di eliminare i pretesti di raid transfrontalieri di Ankara e Teheran.
Si tratterebbe, come espresso anche dall’analista Abdullah Al-Rekabi, di richieste impossibili da soddisfare nel breve periodo, per le quali si dovrebbe dare vita a lunghi negoziati non solo con il governo federale, ma anche con le forze straniere sul territorio. Inoltre, la terminologia adottata nell’annuncio del KSS (e caldeggiata da figure come Hadi al-Ameri, leader della Badr Organization) non sembra prevedere alcuna idea di disarmo, bensì di regolamentazione delle armi, lasciando aperta la possibilità -da quanto dichiarato- di un eventuale riarmo, qualora fosse ritenuto necessario.
Cambiare definizione per conservare il potere
Lo slittamento semantico da ‘disarmo’ a ‘regolamentazione’ o ‘controllo’ delle armi indica dunque il rifiuto delle milizie di collaborare con il governo federale nel raggiungere l’obiettivo di fine mese. Sembrerebbe trattarsi di una strategia adottata dalle fazioni per guadagnare tempo e tutele, come si evince dalla richiesta di alcuni gruppi di spostare mezzi militari pesanti sotto l’ombrello delle PMF. Un trasferimento di questo tipo, infatti, non apporterebbe una reale modifica allo status delle milizie, in quanto l’arsenale militare rimarrebbe ugualmente sotto il loro controllo.
Questa strategia, definita shell game da alcuni media internazionali, sembrerebbe essere fortemente incoraggiata da Teheran e dal comandante della forza Quds, Esmail Qaani, con l’obiettivo di preservare le strutture operative e l’autonomia delle forze filo-sciite iraniane. Se attuata, questa soluzione consentirebbe alle milizie di presentarsi formalmente allineate alle richieste del governo, trasferendo gli arsenali sotto l’ombrello statale senza rinunciare al proprio potere militare.
Più che un processo di disarmo, si configurerebbe quindi come una riorganizzazione amministrativa degli arsenali esistenti, senza alterare significativamente la capacità militare delle milizie.
Fonti
- Baghdad Cannot Disarm Militias If It Fears Confrontation, Middle East Forum, 28 agosto 2026 – https://www.meforum.org/mef-observer/baghdad-cannot-disarm-militias-if-it-fears-confrontation
- Explainer – Who are Iraq’s Iranian-backed armed groups?, Internazionale (Reuters), 29 luglio 2026 – https://www.internazionale.it/ultime-notizie-reuters/2026/07/29/explainer-who-are-iraq-s-iranian-backed-armed-groups
- Iranian-backed militia in Iraq sets ‘conditions’ for disarmament, FDD’s Long War Journal, 1 settembre 2026 – https://www.longwarjournal.org/archives/2026/09/iranian-backed-militia-in-iraq-sets-conditions-for-disarmament.php
- Iraqi militias raise new conditions for disarmament, Iraq takes ‘wait-and-see’ approach – analysis, The Jerusalem Post, 2 settembre 2026 – https://www.jpost.com/middle-east/article-907331
- Iraq Minority Quota Seats 2025: Full Results and Party Breakdown, The National Context, 13 novembre 2025 – https://thenationalcontext.com/iraq-minority-quota-seats-2025/
- Iraq says bringing all weapons under state control is ‘irreversible’, Al Arabiya English, 27 agosto 2026 (Documento PDF)
- Iraqi ‘resistance’ faction’s conditions for disarming muddy the waters of heated debate, Amwaj.media, 1 settembre 2026 (Documento PDF)
- Making the Best of Iraqi Militia “Disarmament”, The Washington Institute for Near East Policy, 24 giugno 2026 – https://www.washingtoninstitute.org/policy-analysis/making-best-iraqi-militia-disarmament