Secondo quanto dichiarato da John mcDonnell, le possibilità che i laburisti perdano le prossime elezioni per Westminster sono altissime. Oltre ad un minore impatto della propria campagna elettorale, a pesare saranno le accuse di antisemitismo che nei mesi scorsi sono state rivolte al candidato Jeremy Corbyn. La gravissima mancanza del non aver voluto affrontare la questione è stata una macchia indelebile nella campagna elettorale socialista, affossando le già scarse possibilità di successo.

Oltre la vicenda: l’arma scarica dei laburisti

Ad un occhio attento non sarà sfuggita la netta differenza nei confronti dei rapporti con l’Unione europea da parte dei due partiti in corsa per il governo della corona. La netta chiusura a tutto ciò che non è Regno Unito da parte dei Tories avrebbe dovuto spingere i laburisti a polarizzarsi verso la visione opposta, per poter contare su una più vasta sfera di influenza. L’apertura al resto del mondo, con i canonici discorsi di integrazione e di scambio culturale, avrebbe dovuto invece rappresentare la base fondante attorno al quale far ruotare l’intero piano di governo. La gaffe di Corbyn da sola sarebbe bastata a danneggiare irreparabilmente la campagna elettorale rossa; il non aver affrontato la questione né a livello personale né a livello di partito sembra il canto di ritirata della retroguardia francese a Waterloo.

Questo porta l’attenzione verso un altro elemento importante: la campagna elettorale laburista non è stata incentrata minimamente sul cercare di sminuire i Tories additando la loro volontà di uscita dall’Unione europea come una scelta razzista e nazionalista. Soprattutto perché dopo la questione antisemita sarebbe apparso se non ipocrita almeno forzato, essendo stati i primi a non aver rivolto parole benevole nei confronti delle minoranze. Peccato che la tutela e il rispetto delle minoranze siano proprio il cuore pulsante di ogni partito di sinistra a livello europeo e non solamente in Inghilterra.

La sinistra senza paura non vince

Spesso i partiti di destra vengono additati come portatori di odio, che cercano di instaurare la paura nella popolazione per aumentare il proprio bacino elettorale. Come ben evidenziato dalla campagna elettorale del Regno Unito le cose però stanno in modo decisamente diverso: è la sinistra che senza paura non vince. Quando le formazioni rosse non riescono a improntare la propria campagna elettorale sui rischi derivanti dalla formazione di un governo di destra e di conseguenza non riescono a spaventare l’elettorato moderato, ottengono delle fragorose sconfitte.

Alla luce di ciò, è lecito interrogarsi circa chi davvero utilizzi lo strumento della paura e perché ciò avvenga. È innegabile che le dottrine più vicine alle logiche dei conservatori sulla salvaguardia dei confini e della economia patria si fondino sulla paura del peggioramento dello status acquisito. Ma è altrettanto vero che l’accusa che vede in questa ideologia qualcosa che vada oltre le considerazioni meramente economiche e sociali è a sua volta un tentativo di dominare l’elettorato tramite la paura. Dopo essersi giocati la carta dell’antisemitismo, al partito laburista è stato di fatto negato lo strumento della paura, lasciando allo sbaraglio la compagine di Corbyn: il rischio di essere accusati di ipocrisia sarebbe stato troppo elevato.

I laburisti hanno perso il voto dei lavoratori

Essendosi eretti sempre a difesa dei settori più a rischio della popolazione, l’autogol laburista ha avuto effetto anche verso le altre minoranze del Regno Unito, nonché verso la classe operaia. Se non si riesce infatti a difendere neanche un concetto che ormai è dato per acquisito almeno dalla maggioranza della popolazione, come si può pensare che Corbyn si possa schierare a favore delle minoranze in condizioni più ambigue? La poca fiducia che ha avvolto la campagna elettorale del partito laburista è dunque la causa primaria delle loro difficoltà, in un momento in cui, dati i fallimenti dei Tories nelle trattative con Bruxelles, poteva giocare un ruolo chiave nella disputa alle urne. Medesimo discorso vale anche per la classe operaia del Paese.

Se la vittoria di Boris Johnson arriverà con quasi dieci punti percentuali di scarto come sembrano stimare gli exit poll, trovare il colpevole della sconfitta in casa laburista sarà alquanto semplice. La politica nasce e discende dall’arte della dialettica: dopo l’uscita antisemita da parte di Corbyn, trovare colui che non ha raggiunto la sufficienza è un compito abbastanza semplice. Inoltre, dovrebbe dare molti spunti su cui riflettere al partito che per l’ennesima volta si troverà a fare opposizione, nonostante abbia il bacino elettorale più grande di tutto il Regno Unito.