Israele è pronta alla guerra contro la Repubblica Islamica dell’Iran, se Trump non dovesse riuscire a imporre la linea dura della sua amministrazione contro Tehran. A renderlo noto è stato il Ministro dell’intelligence di Tel-Aviv, Yisrael Katz, in visita ufficiale giovedì scorso in Giappone. “Se gli sforzi internazionali portati avanti in questi giorni dal presidente Usa Donald Trump non bloccheranno le capacità nucleari dell’Iran, Israele agirà in autonomia”, ha dichiarato nel corso di un’intervista, riportata dall’agenzia stampa Reuters. “Ci sono cambiamenti che possono essere fatti nell’ambito dell’accordo al fine di garantire che Tehran non abbia mai più la possibilità di avere un’arma nucleare”, ha sottolineato.

Il Ministro di Netanyahu in Giappone

Yisrael Katz, membro del partito Likud del presidente Benjamin Netanyahu, ha chiesto alla controparte giapponese “di sostenere le azioni condotte dal presidente Trump per cambiare l’accordo sul nucleare”. Il ministro israeliano, inoltre, ha sottolineato che “sarà molto importante capire se le aziende giapponesi inizieranno o meno a lavorare in Iran”. Israele, ha aggiunto Katz, vuole che l’accordo nucleare venga riesaminato per imporre condizioni più severe e non consentire così “a Teheran di sviluppare nuove centrifughe nucleari”.

Il ministro ha anche sollecitato l’introduzione di sanzioni per impedire all’Iran di stabilirsi la Siria, luogo da cui potrebbe “lanciare attacchi contro Israele” minacciando altresì “azioni militari per fermare lo sviluppo di missili balistici a Tehran”. “Non permetteremo all’Iran di trasformare i porti e le base aree in avamposti sciiti – ha detto -. Agiremo insieme agli Stati Uniti e agli altri paesi del mondo finché non fermeremo i missili balistici che minacciano Israele”. Da evidenziare che l’appello di Katz al Giappone difficilmente potrà andare a buone fine. La strategia diplomatica di Tokyo in Medio Oriente – dove acquista quasi tutto il suo petrolio – è infatti quella mantenere relazioni amichevoli con tutti i paesi, incluso l’Iran.

Mosca: “No a nuove sanzioni contro Tehran” 

Il presidente russo Vladimir Putin è giunto a Tehran in queste ore con l’obiettivo di consolidare gli ottimi rapporti tra i due paesi. Tra i temi che verranno trattati da Putin e Rouhani, oltre al conflitto in Siria e il terrorismo, c’è naturalmente anche l’accordo sul nucleare iraniano. “Siamo molto contenti che, oltre alle nostre relazioni bilaterali, i nostri due paesi svolgano un ruolo importante nel garantire la pace e la stabilità nella regione”, ha detto il presidente iraniano Hassan Rouhani a Putin. La Russia ha criticato duramente la strategia aggressiva del presidente Usa Trump, che ha aperto una finestra di 60 giorni al Congresso per al fine di ripristinare le sanzioni economiche contro l’Iran.

Usa e Israele isolati. Europa favorevole all’accordo

Gli Usa, tuttavia – appoggiati in questa iniziativa da Arabia Saudita e Israele – si sono ritrovati sostanzialmente isolati in questa iniziativa, osteggiata da tutti i principali leader europei. I paesi dell’Ue, infatti, sono tornati a investire in maniera intensiva nella Repubblica Islamica dopo l’intesa sul nucleare, paese che sembra offrire grandi opportunità commerciali. Austria, Danimarca, ma anche Giappone e Italia, hanno raggiunto accordi per oltre 30 miliardi di dollari con l’Iran. Mercedes-Benz ha firmato un contratto con la casa automobilistica Iran Khodro per la distribuzione dei suoi camion. Solo lo scorso anno, il nostro Paese ha siglato una raffica di accordi commerciali con Teheran che riguardano alta-velocità, gas e aeroporti.

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