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Politica

L’Azerbaigian è pronto a normalizzare le relazioni con l’Armenia

Tra Azerbaigian e Armenia regna il gelo da quando è terminata la seconda guerra del Karabakh. L’instabilità socio-politica che ha avvolto le piazze armene, i ritardi riguardanti i lavori lungo il corridoio di Zangezure la questione dello sminamento dei territori...

Tra Azerbaigian e Armenia regna il gelo da quando è terminata la seconda guerra del Karabakh. L’instabilità socio-politica che ha avvolto le piazze armene, i ritardi riguardanti i lavori lungo il corridoio di Zangezure la questione dello sminamento dei territori liberati hanno contribuito in maniera determinante a perpetuare ostilità e diffidenza, ma, adesso, da Baku è giunto un importante messaggio riconciliatorio in direzione di Erevan.

Il caso

Il 20 aprile, il presidente azerbaigiano, Ilham Aliyev, ha dichiarato nel corso di un’intervista che Baku avrebbe protetto con risolutezza e determinazione gli interessi nazionali nel caso di eventuali minacce provenienti da Erevan. L’intervento di Aliyev è stato fonte di accese proteste in Armenia, perché il suo significato è stato snaturato e misinterpretato a causa di estrapolazioni strumentali e manipolazioni del contenuto da parte di politica e stampa armena.

L’Azerbaigian, curiosamente ma non sorprendentemente, in luogo di alimentare il vortice vizioso di invettive e timori scaturito dalla misinterpretazione delle dichiarazioni di Aliyev, ha optato per lo smorzamento delle polemiche lanciando un messaggio di distensione e riconciliazione in direzione dell’Armenia. Curiosamente perché la mossa azerbaigiana ha stupefatto i più, ma non sorprendentemente perché, in realtà, in ciò non v’è nulla di singolare ed eclatante; Baku, invero, è alla ricerca attiva di normalizzazione con Erevan nel quadro della ricostruzione del Karabakh, della stabilizzazione regionale e della realizzazione di un corridoio di cui la Nakhchivan-Baku rappresenta un paragrafo essenziale e imprescindibile.

La proposta di Baku

La proposta di superare di comune accordo il clima di tensione permanente è stata lanciata da Leyla Abdullayeva, capo del dipartimento del servizio stampa del Ministero degli Affari esteri, che, nell’ottica della depurazione e della chiarificazione dell’intervento di Aliyev da manovre distorcenti, ha dichiarato che “nella sua intervista, il Capo dello Stato ha aggiunto che l’Azerbaigian era pronto a cooperare, sottolineando che nonostante il genocidio commesso dall’Armenia contro gli azerbaigiani a livello statale e la distruzione dei nostri monumenti storici, culturali e religiosi, noi dobbiamo guardare al futuro”.

La Abdullayeva, proseguendo, ha ricordato al pubblico armeno, in particolar modo ai politici coinvolti nella strumentalizzazione dell’intervista di Aliyev, che “come dichiarato più volte e ai massimi livelli, l’Azerbaigian è pronto a normalizzare le relazioni con l’Armenia, sulla base dei principi del diritto internazionale, in particolare la sovranità degli Stati, l’integrità territoriale e l’inviolabilità dei confini internazionali”.

Una vera e propria richiesta di normalizzazione quella di Baku, sia nella forma sia nella sostanza, che, come precisa la Abdullayeva, non si origina oggi, cioè all’indomani dell’intervista di Aliyev, ma “con l’attuazione delle dichiarazioni trilaterali firmate il 10 novembre 2020 e l’11 gennaio 2021” da parte azerbaigiana. Esprimendo forte disappunto a proposito del documento firmato a Mosca a inizio anno, che ha gettato le basi per la materializzazione del corridoio di Zangezur, la Abdullayeva ha rammentato come stia venendo trasposto dalla carta alla realtà soltanto da Baku.

Perché l’Armenia dovrebbe accogliere la proposta

L’Armenia è chiamata ad una missione dalla valenza storica e di natura abnegante: iniziare a compiere dei passi in direzione del superamento del passato, per quanto intriso di ricordi dolorosi e traumi bellici, perché da ciò dipendono il futuro e il benessere dell’intera regione e dei popoli che la abitano, soprattutto della stessa Armenia, che a causa del conflitto con l’Azerbaigian e’ rimasta fuori da tutti i progetti regionali e sta attraversando gravi problemi economici e sociali, insieme ad un forte spopolamento. Una volta ricevuta la richiesta ufficiale di normalizzazione ed ottenute rassicurazioni da Baku in merito alla salvaguardia di tutto il patrimonio culturale e religioso nel Karabakh, e forte della tutela garantita dal potente ombrello protettivo del Cremlino, Erevan non ha reali ragioni per procrastinare, se non quelle dettate e provenienti da sedimentati sentimenti fobici e controproducenti calcoli politici.

Le richieste azerbaigiane inerenti lo sveltimento delle pratiche e dei lavori nel paragrafo armeno del corridoio di Zangezur, oltre che legittime – perché fondate sul contenuto di accordi reciproci –, potrebbero realmente gettare le basi per una normalizzazione durevole nel medio e lungo termine. L’alternativa alla collaborazione con Baku è l’isolamento completo, perché dal territorio azerbaigiano dovrebbe passare anche la linea ferroviaria Erevan-Mosca e perché il volto dell’Eurasia sta venendo riscritto dalla costruzione di corridoi transnazionali che il fato ha voluto che facessero fermata a Baku.





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