Lo chiamano “Ayatollah Mike” o “Principe oscuro”. È Michael D’Andrea, l’uomo scelto dalla Cia e da Donald Trump per seguire il complesso scenario iraniano. L’obiettivo, secondo quanto fa sapere il New York Times, è quello di fornire “un approccio più muscolare alle operazioni segrete che stanno sotto la guida di Mike Pompeo”. L’Iran, infatti, è quasi impenetrabile per la Cia, come nota lo stesso quotidiano statunitense: “L’agenzia ha un accesso estremamente limitato nel Paese – nessuna ambasciata americana è aperta per fornire una copertura diplomatica – e l’intelligence iraniana ha speso quasi 40 anni per contrastare le operazioni di spionaggio Usa e le operazioni segrete”.L’obiettivo americano è dunque quello di penetrare il fortino iraniano. L’uomo giusto, secondo l’amministrazione Trump, è D’Andrea. Nato in Virginia, conosce la sua futura moglie, una musulmana, per la quale si convertirà all’islam. La sua carriera è divisa tra Africa e Medio Oriente. È lui l’uomo che la Cia ha scelto per dare la caccia a Osama bin Laden e per potenziare gli attacchi con i droni che “hanno ucciso migliaia di militanti islamici e centinaia di civili”. I droni, come fa notare il Nyt, diventeranno poi l’arma preferita da Barack Obama per combattere il terrorismo. Con lui, nel 2010, gli attacchi utilizzando i droni in Pakistan passeranno da 3 all’anno a 117. Il modello verrà poi esportato in Yemen. In Pakistan, durante un bombardamento con droni coordinato da D’Andrea, verrà ucciso il cooperante italiano Giovanni Lo Porto.È sempre D’Andrea a seguire la pista che porterà poi all’uccisione di Imad Mugniyah, l'”uomo senza volto” di Hezbollah che pianificò gli attentati contro l’ambasciata israeliana (17 marzo 1992) e un centro culturale di Buenos Aires (18 luglio 1994), facendo più di cento morti. La morte del leader di Hezbollah è ancora avvolta nell’ombra. Secondo la ricostruzione del New York Times, “la Cia, grazie alla collaborazione degli israeliani, avrebbe usato un’auto carica di esplosivo per uccidere Mugniyah mentre tornava nella sua casa a Damasco”. Israele ha però sempre negato ogni legame con questa morte. Sean McCormack, all’epoca portavoce del Dipartimento di Stato, ha approvato l’uccisione di Mugniyah: “Senza di lui il mondo è un posto migliore. In un modo o nell’altro, è stato assicurato alla giustizia”.L’amministrazione Trump e l’IranFin dalla sua campagna elettorale, Donald Trump ha sempre usato parole di fuoco contro l’Iran, definendolo “il numero 1 degli Stati del terrore”. Ieri, dopo l’attentato a Teheran, il presidente americano ha detto: “Gli Stati che sponsorizzano il terrorismo rischiano di finire vittime della stessa malvagità che promuovono”. Il 2 febbraio scorso, Michael Flynn, all’epoca consigliere per la sicurezza nazionale di Trump aveva usato toni durissimi contro il Paese degli ayatollah, concludendo il proprio messaggio così: “Da oggi, l’Iran è ufficialmente avvisato”. La stessa linea è sposata anche da Mike Pompeo, direttore della Cia, e uno dei più acerrimi nemici dell’Iran: “Gli iraniani sono professionisti dell’inganno. Mi occuperò di raccogliere informazioni che possono consentire ad altri di prendere le decisioni”. Ed è proprio quello che sta accadendo in questi giorni.