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Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov è arrivato a Pyongyang, la capitale della Corea del Nord. Invitato dal suo omologo nordcoreano, Ri Yong-ho, il ministro russo ha incontrato il leader Kim Jong-un

Le parole di Lavrov

Appena atterrato nella capitale nordcoreana, Lavrov  ha tenuto a precisare alcuni dettagli della propria missione.  “Per quanto riguarda le sanzioni, è assolutamente ovvio che, mentre iniziamo le discussioni su come risolvere il problema nucleare nella penisola coreana, la soluzione non può essere completa senza la revoca delle sanzioni“. Queste le parole del potente ministro russo in conferenza stampa.

E sulla denuclearizzazione, riaffiora l’asse con Pechino e la volontà di trovare un compromesso con Pyongyang. “Questo non può essere raggiunto in un colpo solo”, ha aggiunto Lavrov. “Non ci può essere una denuclearizzazione immediata, questa dovrebbe essere compiuta passo dopo passo e tutte le parti dovrebbero arrivare a metà strada in ogni singola fase di questo processo”.

La strategia della Russia

Lo scopo della Russia è dunque chiaro: denuclearizzazione sì, ma con i tempi meno rapidi di quanto voglia Donald Trump. E del resto non poteva essere altrimenti. Gli Stato Uniti chiedono la fine del programma nucleare coreano nel più breve tempo possibile e in maniera irreversibile. Per Kim Jong-un però non si tratta della fine di un programma qualsiasi, ma dell’architrave della politica coreana dalla Guerra di Corea.

Su questo, la Russia sta puntando molto. In questo modo non soltanto può assestare un colpo diplomatico agli Stati Uniti, ma può anche rientrare nella partita coreana dopo mesi in cui era stata messa da parte. Il protagonismo di Stati Uniti, Corea del Sud e Cina sta offuscando il ruolo della Russia. E al Cremlino non accettano di buon grado l’essere messi da parte. Soprattutto se la crisi nucleare tocca il confine dell’Estremo oriente russo.

La visita di Shinzo Abe e l’incontro con Vladimir Putin servivano anche a questo scopo. La crisi in Corea vede il Giappone essere messo lentamente da parte, nonostante sia stata una delle prime vittime dell’escalation militare tra Washington e Pyongyang. Inoltre, la presenza militare americana conferisce a Tokyo la non invidiabile posizione di essere bersaglio ma di non poter gestire la crisi in maniera autonoma. Stessa posizione della Corea del Sud, con la differenza che Moon ha saputo primeggiare imponendo la propria politica.

I rapporti Corea del Nord – Russia

Per rientrare nella partita diplomatica, Putin ha un’arma che possiede solo la Cina: la prossimità territoriale con la Corea del Nord. Questo rende possibile alla Russia di commerciare direttamente con i nordcoreani e sostenere una doppia politica, diplomatica ed economica.

Non ci sono solo quindi soltanto gli storici rapporti politici e militari ad essere centrali nel rapporto fra Mosca e Pyongyang, ma anche la capacità di risollevare l’economia del Paese. E la missione di Lavrov serve anche a questo: accrescere l’influenza russa attraverso una serie di contratti sia commerciali che energetici ed infrastrutturali.

In questo, i rapporti positivi fra Corea del Sud e Russia non possono che essere di buon auspicio. Così come non va dimenticata la stretta partnership che si è sviluppata in questi anni fra Cina e Russia. In un’epoca di ricomposizione dei blocchi e di una crescente tensione con gli Stati Uniti, la Russia non può perdere di vista il fronte orientale. È lì che, con l’esplosione della Cina e la contrapposizione dell’America, si gioca la partita per il futuro del mondo. E la Russia non vuole essere messa in panchina.

L’incontro con Kim Jong-un

A dimostrazione della volontà russa di rientrare in partita, oggi Kim Jong-Un ha ricevuto Lavrov, dopo che quest’ultimo aveva visto il ministro degli Esteri Ri Yong-ho. “Lavrov è stato salutato dal presidente della commissione per gli Affari di Stato della Corea del Nord Kim Jong-Un durante la sua visita a Pyongyang”, si legge in inglese sul profilo Twitter del ministro degli Esteri russo.

Secondo quanto detto dal diplomatico russo Kim è stato formalmente invitato ad andare in Russia. “Saremo molto felici di darvi il benvenuto”. Mosca è tornata. E lo fa proprio mentre l’emissario nordcoreano è negli Stati Uniti per parlare con Mike Pompeo in vista del vertice (ancora possibile) del 12 giugno a Singapore.

Le prime parole di Kim Jong-un alla controparte russa fanno riflettere: “Apprezzo molto che il presidente Putin contrasti l’egemonia degli Stati Uniti. Agite con determinazione e siamo pronti a negoziare con voi”.