In un’intervista esclusiva rilasciata a Mosca all’ex presentatore di Fox News, Tucker Carlson, il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha avanzato pesanti critiche nei confronti dell’amministrazione Biden, accusandola di voler lasciare al possibile ritorno di Donald Trump una situazione internazionale deliberatamente compromessa. Lavrov ha anche ribadito la posizione della Russia sul conflitto in Ucraina e sottolineato l’importanza strategica della partnership con la Cina.
Le dure accuse a Joe Biden e un ritratto di Trump
In uno dei passaggi chiave dell’intervista, Lavorv ha dichiarato che la Casa Bianca sta cercando di lasciare “il peggior lascito possibile” in vista del ritorno al potere di Donald Trump, deteriorando ulteriormente i rapporti con il Cremlino. Il ministro russo ha raccontato di aver incontrato Trump in diverse occasioni: “L’ho incontrato più volte, sia durante i suoi incontri con il Presidente Putin sia quando mi ha ricevuto due volte nello Studio Ovale durante visite per colloqui bilaterali”, ha detto Lavrov. Ha descritto Trump come una figura determinata e pragmatica: “È una persona molto forte. Una persona che vuole risultati. Non gli piace rimandare nulla. Questa è la mia impressione”. Ha poi aggiunto che Trump si è mostrato “molto cordiale nelle discussioni”, pur precisando che questo non significa che fosse favorevole alla Russia: “Non è pro-russo, come alcune persone cercano di dipingerlo”.
La “guerra” con gli Stati Uniti
In apertura, Tucker Carlson ha chiesto a Lavrov se gli Stati Uniti e la Russia possano considerarsi in guerra. “Non direi così. E in ogni caso, non è ciò che vogliamo. Vorremmo avere relazioni normali con tutti i nostri vicini, ovviamente, ma in generale con tutti i Paesi, specialmente con una grande nazione come gli Stati Uniti“, ha dichiarato. Il Ministro degli esteri russo ha aggiunto che il leader russo Vladimir Putin ha espresso più volte il suo rispetto per il popolo americano, la sua storia e i suoi successi, sottolineando: “Non vediamo alcuna ragione per cui Russia e Stati Uniti non possano cooperare per il bene dell’umanità“.
Carlson ha poi sollevato il tema del finanziamento americano al conflitto in Ucraina e degli attacchi contro il territorio russo. Lavrov ha definito la situazione una “guerra ibrida”: “Non siamo ufficialmente in guerra. Ma quello che sta accadendo in Ucraina è ciò che alcune persone chiamano guerra ibrida. Anch’io la chiamerei così. È ovvio che gli ucraini non potrebbero fare quello che stanno facendo, con armi moderne a lungo raggio, senza la partecipazione diretta di militari americani“, ha detto, definendo questa situazione “pericolosa”.
Lavrov ha menzionato sistemi a lungo raggio come gli ATACMS contro il territorio russo e ha avvertito che Mosca sta inviando segnali chiari: “Speriamo che l’ultimo segnale, un paio di settimane fa, con il nuovo sistema d’arma chiamato Oreshnik, sia stato preso sul serio“.
Il rischio di escalation nucleare
Il ministro russo ha evocato l’eventualità, da lui definita “catastrofica”, di uno scontro diretto tra Russia e NATO che potrebbe sfociare in un conflitto nucleare: “Il messaggio che volevamo inviare testando, in azione reale, questo sistema ipersonico, è che saremo pronti a fare tutto il necessario per difendere i nostri interessi legittimi. Odiamo anche solo pensare a una guerra con gli Stati Uniti che potrebbe assumere un carattere nucleare”, ha dichiarato. Tuttavia, ha aggiunto,”poiché alcune persone a Washington sembrano non essere molto capaci di comprendere gli interessi della Russia, invieremo ulteriori messaggi se non trarranno le necessarie conclusioni“.
Una pace ancora lontana
Parlando delle condizioni per un possibile accordo di pace in Ucraina, Sergey Lavrov ha ribadito le richieste centrali del Cremlino, ponendo l’accento su tre punti fondamentali. In primo luogo, Kiev dovrebbe ritirare le proprie forze dalle quattro regioni ucraine che Mosca ha dichiarato unilateralmente annesse nel settembre 2022: Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson.
Inoltre, Lavrov ha sottolineato l’importanza della neutralità dell’Ucraina, con la rinuncia formale di Kiev all’aspirazione ad aderire alla NATO, una questione che la Russia considera cruciale per la propria sicurezza. Infine, il ministro ha evidenziato che qualsiasi accordo di pace dovrà includere garanzie sui diritti della popolazione russofona in Ucraina, un tema spesso citato da Mosca per legittimare il proprio intervento. Una pace ancora molto lontana.
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