Non solo le varie spaccature che stanno tardando il processo di pace nel paese, non solo l’improvviso malore di Haftar, in Libia adesso fa discutere anche la designazione del nuovo numero uno dell’Alto Consiglio di Stato. Ad avere la meglio sull’uscente Abdarrahman Swehli, è stato Khalid al-Mishri: il suo è un nome già conosciuto, si tratta di uno dei leader del Partito della giustizia e dello Sviluppo, costola dei Fratelli Musulmani.

L’organizzazione bandita da Al Sisi nel vicino Egitto, dopo la caduta di Gheddafi ha trovato diverse sponde in Libia. La sua influenza nelle vicende politiche dell’ex colonia italiana si è fatta, dal 2011 in poi, sempre più importante; adesso, con l’elezione di Al Mishri al Consiglio di Stato sono inevitabili rivendicazioni tra i sostenitori e polemiche tra i detrattori.

Il ruolo dell’Alto Consiglio di Stato

Nella Libia post Gheddafi, quella che secondo le intenzioni di chi ha avallato i bombardamenti della Nato sette anni fa doveva subito essere governata sul modello delle democrazie occidentali, capita di vedere parlamenti prima eletti e poi esautorati ma, di fatto, poi ancora in carica. Nel 2012 i libici (per la verità meno del 20% dell’elettorato) hanno votato il Congresso Generale, che però poi ha dovuto lasciare spazio nel giugno 2014 ad una nuova assemblea a seguito di nuove elezioni; pur tuttavia, gran parte dei deputati del Congresso Generale hanno scelto di proclamarsi ancora in carica, non riconoscendo la nuova assemblea, ecco che la Libia si è così ritrovata con due parlamenti la cui validità non è reciprocamente riconosciuta.  Il primo parlamento è stato poi denominato Alto Consiglio di Stato, con sede a Tripoli, l’altro invece si è insediato a Tobruck ma non è riconosciuto (a sua volta) da molti paesi occidentali essendo “antagonista” al governo targato Onu di Al Serraj.

Un groviglio che spiega solo in parte il caos libico; il primo parlamento ha quindi eletto il suo nuovo presidente ed ecco che, proprio nella recente votazione, è emersa la figura di Khalid al-Mishri. Da sempre sostenitore dei Fratelli Musulmani, il nuovo numero uno del parlamento stanziato a Tripoli ha fama anche di “falco” tra gli integralisti più intransigenti ed è tra i rivali del generale Haftar. In tutto questo però, è bene anche puntualizzare il ruolo dell’Alto Consiglio di Stato a Tripoli: è un parlamento eletto nel 2012 con un mandato scaduto nel 2014, il quale continua ad essere però in carica anche se è difficile inquadrarlo nell’architettura istituzionale transitoria governata dall’esecutivo di Al Serraj, l’unico riconosciuto dall’Onu. In parole povere, l’elezione di Al Mishri appare un fatto rilevante ma solo a livello politico e non propriamente pratico.

I timori per l’avanzata dei Fratelli Musulmani

In Libia non è soltanto l’Isis o la galassia di sigle islamiste sempre più radicate sul territorio a far paura; in realtà, è la progressiva deriva verso forme statali meno laiche a spaventare maggiormente. Quantunque l’Alto Consiglio di Stato sembra, al momento, avere più funzioni da mero cerimoniale, l’elezione di un membro di spicco della fratellanza musulmana segna il passo circa la piega palesemente islamista presa dalla politica e, forse, dalla società libica. Quello dell’elezione di Al Mishri è soltanto l’ultimo di una lunga serie di episodi che, dal 2011 in poi, hanno visto il repentino scivolamento verso l’islamizzazione della politica libica.

Finanziati soprattutto da Turchia e Qatar, la fratellanza musulmana in tutto il mondo arabo ha avuto un ruolo cruciale durante le primavere arabe di sette anni fa, risultando determinante per la destabilizzazione di quei paesi dove i disordini hanno subito attecchito. In Egitto i Fratelli Musulmani erano anche riusciti a prendere il potere con l’elezione di Mohamed Morsi nel 2012, salvo poi essere scalzati e dichiarati fuori legge dal colpo di Stato del 2013 e dall’elezione di Al Sisi dell’anno successivo. In Libia la fratellanza musulmana adesso preme per avere sempre maggiore spazio, specie nelle zone della Tripolitania; in Cirenaica invece, essi vedono nelle truppe fedeli ad Haftar il nemico principale. Non a caso, il neo presidente dell’Alto Consiglio di Stato libico viene considerato tra i principali detrattori del generale uomo forte della Cireanica; la sua elezione è destinata, da qui in avanti, a creare sempre maggiori timori e polemiche.