Skip to content
Politica

L’attacco all’Iran sconvolge anche lo sport. E per i Mondiali negli Usa…

A tre mesi dal Mondiale di calcio in America, la guerra tra Usa, Israele e Iran sconvolge anche il grande sport internazionale.

A tre mesi dall’inizio del Mondiale in Nord America, l’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran creerà probabilmente seri problemi alla FIFA di Gianni Infantino, legato a Trump da una problematica amicizia.

Al momento non è chiaro se la squadra iraniana potrà giocare la Coppa, considerando che è inserita in un girone che prevede tre partite negli Stati Uniti. Sabato sera, il presidente della Federcalcio di Teheran, Mehdi Taj, ha comunicato la sospensione del campionato locale e ha aggiunto che è difficile immaginare che l’Iran possa essere presente ai Mondiali.

Nonostante le molte voci delle ultime ore, un ritiro ufficiale ancora non è stato annunciato, ma il tema dell’Iran ai Mondiali del 2026 aveva sollevato parecchi dubbi già l’anno scorso. L’Iran era uno dei Paesi inseriti nella lista del travel ban di Trump, il che significava che i tifosi iraniani non avrebbero potuto entrare negli Stati Uniti per seguire la loro squadra. Teoricamente non ci sarebbero impedimenti per giocatori e dirigenti, ma lo scorso dicembre si erano verificati ritardi nella concessione dei visti alla delegazione iraniana che doveva presenziare al sorteggio dei gironi, e la situazione era stata risolta proprio all’ultimo momento.

La guerra all’Iran sconvolge il calcio

Lo stop al campionato locale era inevitabile, così come la fuga dei calciatori stranieri. I più noti sono due spagnoli, il portiere Antonio Adán (ex Cagliari, Betis e Sporting Lisbona) e l’attaccante Munir El Haddadi (ex Barcellona e Siviglia), entrambi sotto contratto con l’Esteghlal di Teheran. Adán era rientrato in Spagna sabato mattina, prima degli attacchi, per passare un paio di giorni in famiglia, mentre Munir è riuscito a lasciare l’Iran in auto, raggiungendo la Turchia.

Domenica mattina l’AFC, l’organizzazione che governa il calcio asiatico, ha comunicato il rinvio di quattro partite della Champions League locale che si sarebbero dovute giocare nell’Asia occidentale tra lunedì e martedì. Una era prevista a Dubai tra gli emiratini dello Shabab Al Ahli e gli iraniani del Tractor, mentre una seconda doveva giocarsi a Doha tra i qatarioti dell’Al Duhail e i sauditi dell’Al Ahli, campioni in carica della competizione. La terza era Al Wahda-Al Ittihad ad Abu Dhabi, e infine c’era Al Sadd-Al Hilal, di nuovo a Doha.

Si tratta di qualcosa che non ha precedenti, e che racconta bene la portata della guerra regionale scatenata da Stati Uniti e Israele, a cui hanno fatto seguito gli attacchi dell’Iran su vari Paesi limitrofi. Il Qatar ha annunciato la sospensione del proprio campionato nazionale, dove lavora l’ex allenatore dell’Italia Roberto Mancini, attualmente tecnico dell’Al Sadd.

“Ha iniziato a suonare l’allarme sul telefono, con scritte in arabo. Da stamattina, ne sono arrivati cinque o sei e poco dopo sentivamo le esplosioni.” ha raccontato Mancini al TG1.

Rischia di saltare anche la Finalissima, la partita prevista per il prossimo 27 marzo a Doha tra l’Argentina campione del mondo e la Spagna detentrice del titolo europeo. La Federcalcio del Kuwait ha chiesto ufficialmente all’AFC di sospendere tutte le competizioni nella regione per motivi di sicurezza, ma nel frattempo in Arabia Saudita si finge che sia tutto a posto. Nonostante anche Riad sia stata colpita dall’Iran, i profili social della Saudi Pro League continuano a pubblicare foto e video delle partite come in un qualsiasi weekend di campionato.

Destabilizzare una regione (anche nello sport)

È ancora presto per capire come potrà evolversi la situazione nell’Asia occidentale, ma il rischio che le conseguenze possano essere serie e di portata molto più che regionale non va sottovalutato. Il blocco dello stretto di Hormuz potrebbe danneggiare seriamente l’economia globale, e di conseguenza colpire anche il sistema sportivo.

Un crollo del settore petrolifero preoccupa innanzitutto la FIFA, il cui sponsor principale è l’azienda saudita Aramco, partner principale anche del prossimo Mondiale di calcio. Lo sport internazionale sta facendo grande affidamento, in questi anni, sugli investimenti dell’Arabia Saudita, e una crisi potrebbe avere conseguenze imprevedibili sulle competizioni.

Non solo nel calcio, ma per esempio anche nel golf, con il ricchissimo circuito LIV, finanziato dal fondo sovrano saudita PIF, che ha già in calendario diversi appuntamenti per il 2026. Il prossimo si svolgerà a Hong Kong tra il 5 e l’8 marzo, per esempio. C’è poi la Formula 1, visto che il 19 aprile si correrà un Gran Premio proprio in Arabia Saudita (e, un settimana prima, in Bahrein, altro Paese coinvolto nella guerra).

Sabato, il segretario generale della FIFA Mattias Grafstrom ha detto a USA Today che l’idea è che tutte le squadre qualificate possano andare al Mondiale, Iran compreso. Come soluzione estrema, potrebbe anche essere considerato il trasferimento del girone in Messico o in Canada, nella speranza che la squadra iraniana non superi il primo turno.

Ma l’attacco di sabato preoccupa la FIFA anche sotto un altro punto di vista. Potrebbe infatti rilanciare con più forza le voci di chi vorrebbe il boicottaggio totale della competizione: se n’era già parlato dopo l’attacco al Venezuela e, ancora di più, dopo le più recenti minacce di Trump alla Groenlandia.

I grattacapi peggiori, però, sono quelli del CIO. Venerdì iniziano le Paralimpiadi, per cui è ancora in vigore la tregua olimpica, che Israele e Stati Uniti hanno dunque violato in maniera indiscutibile. A quali conseguenze andranno incontro i due Paesi è difficile da prevedere, anche perché il CIO dovrebbe prendere una posizione di portata storica: la tregua olimpica ha sempre avuto un valore più simbolico che effettivo. Sanzionare gli USA, inoltre, vorrebbe dire colpire l’organizzatore dei prossimi Giochi Olimpici estivi, previsti per il 2028 a Los Angeles.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.