Non è la prima volta che Donald Trump esprime un chiaro apprezzamento per l’operato di Xi Jinping nella gestione dell’epidemia del coronavirus. Durante una conferenza stampa a Nuova Delhi, in India, Trump ha sottolineato che in Cina si sta lavorando “in modo veramente intenso” contro il coronavirus e “ora sembra che stanno mettendo la situazione sempre più sotto controllo”.”Hanno avuto un momento difficile, ma se conoscete qualcosa su di lui – ha detto ancora il Presidente americano riferendosi a Xi – credo che ne uscirà bene”.

Secondo il Washington Post, l’approccio “morbido” di Trump nei confronti della Repubblica Popolare su questo tema non è affatto casuale e sarebbe dettato dalle possibili ripercussioni sui mercati finanziari e i loro effetti sull’economia, nonché dai delicati negoziati con la Cina sull’accordo commerciale. “Ho parlato a lungo con il presidente Xi – ha dichiarato un paio di settimane fa davanti ai governatori degli Stati Uniti – e si sente molto fiducioso. E sente che, di nuovo, come ho già detto, entro aprile o durante il mese di aprile, il caldo, in generale, potrebbe uccidere questo tipo di virus”.

Il “tocco morbido” di Trump verso la Cina

L’approccio di Donald Trump, secondo quanto ricostruito dal Washington Post, non sarebbe condiviso da alcuni suoi consiglieri, che vorrebbero che il presidente degli Stati uniti adottasse una linea più dura sulla vicenda coronavirus nei confronti di Pechino. Secondo alcuni membri del suo staff, infatti, la Cina avrebbe represso i dottori che cercarono di dare l’allarme lo scorso dicembre. Inoltre, i funzionari dell’amministrazione americana avrebbero chiesto delle informazioni che Pechino si sarebbe rifiutata di fornire agli Stati Uniti.

Per Donald Trump, tuttavia, adottare una linea più dura contro la Cina sul coronavirus potrebbe ritorcersi contro l’amministrazione americana ed essere solamente controproducente in una sfida che deve essere affrontata dalle due potenze mondiali con la massima sinergia e collaborazione. Tesi che il tycoon avrebbe ripetuto più volte ai suoi consiglieri, secondo quanto riportato dal Washington Post.

Trump fiducioso, ma i suoi consiglieri accusano la Cina

Come riporta l’Adnkronos, Donald Trump esprime ottimismo sul fatto che quella del coronavirus sarà un’emergenza a breve termine e non vede il rischio di un impatto a lungo termine sull’economia globale. “Credo che sia un problema che andrà via”, ha detto il presidente in apertura di una tavola rotonda con uomini d’affari a Nuova Delhi dove si trova in visita. The Donald ha poi sottolineato che gli Stati Uniti hanno “essenzialmente chiuso i confini”. “Noi stiamo controllando con attenzione – ha aggiunto – finora siamo stati fortunati e penso che la situazione rimarrà così”. Per quanto riguarda i rischi economici e finanziari, e gli influssi negativi che sta avendo il diffondersi del virus sui mercati, secondo il tycoon “cose del genere succedono e dovete affrontarle sempre nella gestione dei vostri affari”.

“Il coronavirus – ha sottolineato l’altro giorno in un tweet – è assolutamente sotto controllo negli Stati Uniti“.”Siamo in contatto – ha poi aggiunto – con tutti e tutti i più rilevanti Paesi interessati. I centri Usa per la prevenzione delle malattie e la sanità mondiale hanno lavorato duramente e in modo molto intelligente. I mercati stanno iniziando a sembrare molto buoni!”. Nel frattempo il vice segretario ad interim del Dipartimento di Sicurezza Nazionale (Dhs) Ken Cuccinelli ha dichiarato a Fox News lunedì che l’origine dell’epidemia di coronavirus rimane praticamente sconosciuta – e ha rifiutato di escludere la teoria secondo la quale il virus potrebbe aver avuto origine in un laboratorio biochimico ad alta sicurezza a Wuhan, Cina. “I nostri colleghi del Cdc [Centers for Disease Control and Prevention] e Nih [National Institutes of Health] nella loro task force detto chiaramente. Non conosciamo ancora l’origine di questo particolare virus”, ha insistito Cuccinelli.

Secondo quanto riferito, la Casa Bianca si sta preparando a chiedere al Congresso fondi di emergenza per aiutare l’amministrazione a combattere lo scoppio del coronavirus, che ha contagiato quasi 80.000 persone in tutto il mondo e ha causato oltre 2.000 decessi. La richiesta formale potrebbe aggirarsi intorno a 1 miliardo di dollari, secondo quanto riferito a Politico da due persone che hanno familiarità con la vicenda. Attualmente, sono 53 i cittadini statunitensi infettati dal virus partito dalla Cina.

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