L’Azerbaigian ha un valido e fido alleato in Medio Oriente. Si tratta di una potenza regionale la cui sicurezza è garantita da un arsenale di primo livello, la cui popolazione è virtualmente musulmana al cento per cento e la cui agenda estera è proiettata simultaneamente verso Asia centrale, Asia meridionale, area persica e Caucaso meridionale. Questo alleato, che a prima vista potrebbe sembrare la Turchia, è l’insospettabile e taciturno Pakistan.
Il vertice del 3 marzo
Nella giornata del 3 marzo ha avuto luogo un importante vertice a Baku tra un’ambasceria con alla testa il ministro della difesa azero, Zakir Hasanov, e una delegazione pakistana guidata dal generale Nadeem Raza. All’incontro ha preso parte anche il presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, che ad un certo punto dei lavori si è unito da remoto. Le delegazioni hanno discusso di ogni argomento rilevante nel quadro delle relazioni bilaterali, dal Kashmir alla cooperazione economica, manifestando la volontà di rafforzare il già solido legame e concordando sul fatto che il suo stato di salute sia ottimo.
Nello specifico, le parti hanno vagliato la possibilità di approfondire la collaborazione negli affari militari, nell’istruzione, nell’energia e nei trasporti, e Aliyev ha auspicato “che il Pakistan si unirà alle rotte di trasporto esistenti ed emergenti che traversano il nostro Paese”. Islamabad, in breve, è stata invitata a partecipare attivamente alla strategica rete di comunicazione che lega Baku ad Ankara, la BTK, a Mosca, la ABM, a Pechino, la Cina–Azerbaigian, e all’Asia centrale, ovverosia il corridoio dei lapislazzuli.
In riferimento al dialogo sulla cooperazione nella sfera militare, Aliyev ha osservato che l’Azerbaigian è un cliente dell’industria bellica pakistana, una pratica che si vorrebbe continuare nel tempo, e che il prossimo obiettivo potrebbe e dovrebbe essere l’elevamento del rapporto a mezzo della conduzione di esercitazioni militari congiunte.
Il rapporto azero-pakistano
Entrambi i Paesi sono membri dell’Organizzazione della cooperazione islamica e dell’Organizzazione di cooperazione economica, ma sono, soprattutto, alleati di ferro della Turchia – con la quale si triangolano all’interno di un formato di cooperazione informale che si riunisce periodicamente per discutere di ogni tematica: dalla lotta all’islamofobia al coordinamento delle politiche estere.
L’Azerbaigian sostiene la posizione e gli interessi del Pakistan nel Kashmir, ricevendo in cambio pieno supporto sul Nagorno Karabakh, ed entrambe le nazioni sostengono a loro volta la Turchia nella questione cipriota. È un do ut des ferruginoso che, in luogo di essere basato sulla logica della reciprocità economicistica, regge su sentimenti di fratellanza e solidarietà panislamica e panturca (nel caso specifico di Ankara e Baku).
Di questo sodalizio si scrive poco anche per una ragione: è avvezzo ad operare mutamente, cioè è poco incline alla rumorosità e alle azioni (e dichiarazioni) roboanti. Ad esempio, durante la seconda guerra del Nagorno Karabakh, il Pakistan ha supportato sin dai primordi l’Azerbaigian – tale è il sostegno che non esistono relazioni diplomatiche ufficiali con l’Armenia –, ma senza accodarsi alla linea propagandistica della Turchia e “limitandosi” a rammentare all’alleato che, se avesse avuto bisogno, avrebbe potuto contare sulle armi pakistane.
Contrariamente a quanto ci si attenderebbe da un’intesa siderurgica di questo genere, l’interscambio commerciale è molto debole: il Pakistan non figura nell’elenco dei principali partner commerciali dell’Azerbaigian. L’anno scorso, a titolo esemplificativo, il volume complessivo dell’import-export è stato di soli 13 milioni e 200mila dollari dell’anno scorso. Le parti, comunque, sono al lavoro per aumentare gli scambi attraverso semplificazioni burocratiche alla dogana e introduzione di regimi liberali.