Dopo mesi di indiscrezioni è stato infine confermato: il 27 dicembre inizierà una quattro-giorni di esercitazioni militari congiunte che vedrà le forze armate navali di Russia, Cina e Iran, impegnate in simulazioni anti-pirateria e antiterrorismo nelle acque internazionali fra l’oceano indiano settentrionale e il golfo dell’Oman.

Si tratta dell’ultimo e significativo gesto di accomodamento che l’asse Mosca-Pechino rivolge a Teheran, un paese isolato internazionalmente, soffocato dal regime sanzionatorio ed impegnato in una scomoda guerra fredda contro degli attori-chiave del panorama regionale ed mondiale: Stati Uniti, Israele, Arabia Saudita.

Le esercitazioni

L’obiettivo delle esercitazioni è la condivisione delle conoscenze e delle competenze dei tre paesi nel campo della sicurezza marittima, della difesa dalla pirateria e dal terrorismo, per migliorare la stabilità generale della regione persico-indiana. Le forze iraniane prenderanno anche parte a simulazioni di attività di soccorso e recupero, ritenute particolarmente importanti da Teheran, mentre la Cina invierà, fra i vari mezzi, il cacciatorpediniere lanciamissili Xining.

Le tre parti, comunque, hanno sottolineato che l’esercitazione è estranea agli eventi che stanno colpendo la regione – il riferimento è alla crisi crescente con l’Arabia Saudita – e si inquadra nell’ambito della normale collaborazione militare, che si intende migliorare, rispettando le norme del diritto internazionale.

Cosa cambia adesso

Si tratta del secondo esercizio navale congiunto con la Cina, la cui esposizione nel paese mediorientale è sempre più considerevole e sta contribuendo, seppure lievemente, ad alleggerire la crisi economica. Recentemente i due paesi hanno rinnovato un accordo, datato 2016, che prevede l’iniezione straordinaria di circa 400 miliardi di dollari di capitale cinese nell’economia iraniana, spalmati su un arco di 25 anni e destinati ai settori strategici, e hanno continuato a commerciare petrolio nonostante le sanzioni.

La situazione con la Russia è più complessa, ma anch’essa sembra essere in fase di sensibile miglioramento dopo essere stata tradizionalmente caratterizzata da rivalità antagonistica e diffidenza reciproca, e la decisione di prendere parte alle esercitazioni è l’esempio più lampante di ciò. Nei mesi scorsi l’Iran ha siglato un accordo di libero scambio con l’Unione Economica Eurasiatica e stretto la collaborazione con la Russia nel campo del nucleare civile, come palesato dall’inaugurazione del secondo reattore della centrale nucleare di Bushehr il 10 novembre, resa possibile grazie al supporto della Rosatom.

Al di là delle dichiarazioni rilasciate per la stampa, è chiaro che le manovre trilaterali siano una risposta all’aumento della presenza militare di Washington nella regione e che, pur non sancendo l’inizio di alcuna alleanza formale, rappresentino indubbiamente un segnale importante.

Russia e Cina, infatti, stanno portando avanti un’agenda globale basata sulla difesa di interessi comuni in ogni continente e sul supporto reciproco in sede diplomatica, dalla Siria al Venezuela. L’Iran è soltanto l’ultimo teatro geopolitico in cui il confronto con gli Stati Uniti è stato trasformato dall’asse Mosca-Pechino in un’opportunità di incontro sia per disturbare i piani dell’amministrazione Trump nella regione che per accelerare la creazione di un’Asia multipolare e sinorusso-centrica.