Un tempo si diceva “tutte le strade portano a Roma”, oggi si potrebbe parafrasare che tutte le strade portano al multipolarismo. Armenia, India e Iran uniscono le forze per dare forma a un ambizioso programma infrastrutturale fatto di rotte ferroviarie, portuali ed energetiche volte a connettere una porzione notevole del continente asiatico, oltre che a scrivere una nuova pagina della cooperazione internazionale in un mondo con sempre più centri di comando. Le delegazioni dei tre Paesi si sono riunite a partire dall’aprile 2023 con lo scopo di mettere a fuoco le strade da percorrere insieme in ambito commerciale, economico e diplomatico per arrivare a bussare alle porte del Vecchio Continente. Una domanda sorge spontanea: assisteremo alla nascita di un nuovo polo di potere infrastrutturale in “Eurasia” o la longa manus di chi sta dall’altra parte dell’Atlantico potrebbe mettere un bastone tra le ruote?
I corridoi geostrategici
Il 9 settembre scorso si sono riuniti a Teheran i rappresentanti dei Governi di Iran, India e Armenia per tratteggiare lo “stato dell’arte” rispetto agli obiettivi definiti nel biennio precedente. Al tavolo dei lavori, però, non erano da soli, ma sedevano anche gli esponenti del mondo infrastrutturale (autorità portuali e ferroviarie) per discutere di due progetti che potrebbero ridisegnare gli equilibri dell’Asia centrale.
Concepito all’inizio degli anni Duemila e più volte accantonato, l’International North-South Transport Corridor (INSTC) è l’opera a cui si guarda con più attenzione e interesse. Il programma consiste nell’edificazione di un dedalo di rotte marittime, ferroviarie e stradali estese per svariati chilometri in grado di congiungere l’altopiano indiano del Deccan alle gelide acque del Mare del Nord in Europa. Dopo anni ritardi a causa di lungaggini burocratiche e di un contesto internazionale poco propizio, l’INSTC sembra prossimo a vedere la luce dopo che Russia e Iran hanno sottoscritto un memorandum d’intesa per la costruzione della ferrovia Rasht-Astara, nel nord della Repubblica Islamica, dando concretezza a un continuum su rotaie tra la penisola indiana e il Mar Baltico. Un’opportunità molto ghiotta per Nuova Delhi che beneficerebbe di un accesso al Vecchio Continente senza doversi confrontare con il vicino Pakistan, dimostratosi molto ostile negli ultimi tempi.
Parallelamente, l’Armenia avanza il suo “Crocevia della Pace”, un piano che punta a farne un nodo strategico tra Asia ed Europa.attraverso la realizzazione di ferovie, oleodotti e cavi elettrici in grado di unire l’intero territorio che separa il Golfo Persico dal Mar Nero, senza coinvolgere l’Azerbaijan contro cui Yeravan ha combattuto una guerra fino a non molto tempo fa.
Le sanzioni che incombono
Quando sembra che tutto stia per andare a buon fine, bisogna ricordare che una rondine non fa primavera. Il porto iraniano di Chabahar da maggio 2024 è amministrato da una compagnia indiana e lo sarà per i prossimi 10 anni, oltre a essere di grande importanza per il completamento dell’INSTC.
Qui, però, le cose si complicano. A fine settembre gli Stati Uniti hanno revocato l’esenzione alle sanzioni che ha interessato a lungo l’infrastruttura, diventata nell’arco degli anni un importante centro nevralgico per chi voleva investire in Iran. La sospensione dell’esenzione potrebbe spianare la strada all’applicazione di ritorsioni da parte di Washington.
Senza la piena operatività di Chabahar, i tempi di realizzazione del programma rischiano di vacillare. Quel che è certo è che la posta in gioco va ben oltre gli aspetti di logistica: la triade India, Iran e Armenia segna una nuova prospettiva verso una nuova indipendenza strategica in un continente sempre più percepito come un’arena in cui fronteggiarsi per determinare le rotte commerciali ed energetiche del futuro.
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