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Ieri, il segretario di Hezbollah Hassan Nasrallah ha invocato una terza intifada al fianco dei palestinesi contro lo spostamento della capitale israeliana da Tel Aviv a Gerusalemme. Oggi, invece, secondo quanto fa sapere Sepah news, il sito dei pasdaran iraniani, il generale Qassem Soleimani, capo della Forza al Quds, avrebbe avuto un colloquio telefonico con il comandante delle Brigate al Qassam, il braccio armato di Hamas. 

Secondo quanto riporta Sepah news, il generale iraniano avrebbe assicurato che tutti i “gruppi della resistenza” nella regione sono pronti a difendere la moschea di al-Aqsa a Gerusalemme. Una posizione molto simile a quella dello stesso Nasrallah che, ieri, aveva detto: “L’asse della resistenza tornerà ad avere Gerusalemme e la Palestina come priorità”.

In questa chiamata alle armi c’è un fattore da non sottovalutare: Hezbollah e i pasdaran in questi sei anni hanno potuto addestrarsi e perfezionarsi nei campi di battaglia in Siria e in Iraq. Lo stesso Soleimani è stato uno dei più importanti comandanti a guidare la guerra contro Daesh e le sue strategie si sono dimostrate vincenti.

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La moschea Al Aqsa a Gerusalemme

I legami tra Iran e Hamas si sono rinsaldati negli ultimi anni, come ha spiegato il leader della milizia palestinese Yehya al-Sinwar: “Il rapporto oggi si sta sviluppando e tornando a quello che era nei vecchi tempi”. E, poi, riguardo a Israele: “Non stiamo cercando un confronto militare ma, se dovesse esserci un conflitto, lo schiacceremo”. Queste dichiarazioni, però, risalgono allo scorso settembre e la situazione, dopo le dichiarazioni di Trump, è parecchio cambiata. La Terra Santa e Gerusalemme stanno bruciando. L’Iran ha accusato diversi Stati di “tradimento”: “Il disaccordo nel mondo arabo, purtroppo, ha dato l’opportunità agli Usa di prendere questa decisione (ovvero di riconoscere la città santa come capitale di Israele)”.

Il riferimento è, molto probabilmente, alla proposta che l’Arabia Saudita avrebbe fatto all’Autorità palestinese di eleggere il villaggio di Abu Dis come capitale per un nuovo Stato. 

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Un bambino ferito dopo un bombardamento israeliano a Gaza

Come abbiamo scritto altrove, sono principalmente l’Iran e i movimenti sciiti a sostenere, soprattutto militarmente, i gruppi palestinesi, che ora non vogliono tirarsi indietro, come hanno affermato ieri i responsabili delle Brigate Al Qassam: “Il nemico pagherà caro il prezzo di aggressione, tradimento e criminalità contro il nostro popolo. I prossimi giorni proveranno al nemico il suo grande errore e il suo giudizio sbagliato sulla volontà e determinazione della resistenza armata”. Ma mentre i movimenti palestinesi provano ad alzare la testa lanciando dei razzi, Israele bombarda le postazioni Hamas.