L’assassinio dell’attivista sikh e lo scontro Trudeau-Modi: la guerra diplomatica tra Canada e India

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Il governo indiano di Narendra Modi e la sua diplomazia in Canada sono stati accusati dal governo di Ottawa di aver contribuito a togliere di mezzo un attivista della minoranza sikh critico del governo di Nuova Delhi. La crisi tra due dei più importanti membri del Commonwealth è senza precedenti, alla luce di quelle che il primo ministro canadese Justin Trudeau ha dichiarato essere “accuse credibili” riguardanti il sostegno dell’esecutivo di Modi e delle sue strutture all’organizzazione e alla copertura degli esecutori dell’omicidio di Hardeep Singh Nijjar, ucciso a Vancouver nel giugno 2023 a colpi di pistola.

Nijjar era un noto separatista sikh dalla fama oltremodo controversa. Ucciso a 46 anni, il cittadino indo-canadese era ritenuto un terrorista dal governo di Nuova Delhi per la sua posizione favorevole alla creazione di uno Stato Sikh, il Khalistan, nella regione del Punjab. L’India ha più volte chiesto l’arresto di Nijjar e la sua estradizione, senza risultato. Non che Ottawa gli stesse garantendo ponti d’oro: dal 2016 alla morte gli fu interdetta l’uscita dal Canada e i suoi conti sono stati più volte congelati.

Da quando, a maggio, la la Royal Canadian Mounted Police ha arrestato tre sospetti dell’omicidio, le autorità e l’intelligence hanno stretto le maglie del controllo sulla possibile pista governativa. Si è dunque arrivati, a ottobre, all’espulsione di sei diplomatici indiani dal Canada, tra cui l’Alto Commissario Sanjay Kumar Verma. “Mike Duheme, membro della Royal Canadian Mounted Police, ha dichiarato che la polizia ha prove che collegano agenti del governo indiano ad altri omicidi e atti di violenza in Canada”, riporta Npr

“Le accuse, unite a un procedimento penale avviato negli Stati Uniti contro i sospettati di un presunto complotto per l’omicidio di Gurpatwant Pannun Singh, un separatista sikh statunitense-canadese, hanno fatto luce sulle accuse di presunti attacchi ufficiali contro attivisti della diaspora che l’India considera terroristi”, ha ricordato il Financial Times.

La mossa ha aperto alla reazione in forma analoga e l’Indian ha cacciato sei diplomatici. La tensione politica si è alzata alle stelle e questo è un potenziale problema per l’intero sistema di alleanze occidentali. Trudeau si è fatto da tempo “campione” dell’internazionalismo liberale e progressista e si è spesso scontrato col nazionalista indù Modi, la cui strategia globale lo sta rendendo, però, un partner vitale per il sistema euro-atlantico.

Dall’asse con l’Unione Europea per l’Imec, il corridoio India-Medio Oriente-Europa, alla partnership con gli Usa su tecnologia e sicurezza, passando per i tentativi di arruolamento di Nuova Delhi nel contenimento anticinese, l’India appare una potenza in crescita e da blandire. Il suo scontro con un pilastro del sistema euroatlantico come il Canada, membro del G7 e partner di rilievo della Nato, e la gravità delle accuse non possono non lasciare il segno. Il nodo politico della relazione Delhi-Ottawa mostra che la saldatura tra l’Occidente e i Paesi che la narrativa geopolitica anglosassone definisce like-minded nel cosiddetto “Sud Globale” si scontra con le logiche di potenza, spesso dirette e muscolari, di questi ultimi. E l’India, tra questi, è quello con le maggiori ambizioni di potenza. Che in tempi competitivi non guardano in faccia nessuno, nemmeno i potenziali “alleati”.