Pochi giorni fa, scrivemmo su questa testata del Notam inviato dall’aviazione americana a tutti i piloti su un’attività laser rilevata a poche centinaia di metri dalla base cinese di Gibuti

Adesso, dopo alcuni giorni di silenzio, anche il Pentagono conferma quanto detto. Non si tratta però di una semplice minaccia. Ci sono già stati episodi che hanno messi in pericolo e addirittura provocato gravi lesioni ai piloti degli Stati Uniti che sorvolavano quell’area. Tutto, appunto per quest’attività laser che per il Pentagono è certo provenire dalla base della Marina cinese.

Secondo quanto confermato da due alti ufficiali americani alla Cnn, Washington ha già protestato vivacemente con Pechino, colpevole di interferire con i voli militari americani in un’area, come Gibuti, dovesi addensano basi della maggior parte delle potenze militari mondiali.

“Durante uno degli incidenti, ci sono state due lesioni agli occhi per l’ equipaggio di un C-130 derivante dall’esposizione a raggi laser di tipo militare, che sono stati segnalati come provenienti dalla vicina base cinese”, si legge nel comunicato. Gli stessi due funzionari statunitensi hanno detto sempre alla Cnn che la questione era presa molto sul serio dal Pentagono. Perché l’attività laser può provocare incidenti minori, così come episodi molto gravi che possono condurre anche alla caduta dei velivoli, con gli equipaggi incapaci di vedere. Le armi laser funzionano come lampi che abbagliano i piloti, impedendo loro di poter guidare.

La protesta del Pentagono

Dana White, portavoce del capo del Pentagono, ha confermato gli incidenti. Ed ha anche aggiunto che gli Stati Uniti hanno non solo condannato le operazioni cinesi, ma hanno anche chiesto al governo di Pechino di avviare indagini dettagliate sulla situazione che si è venuta a creare a Gibuti (e non solo).

“Questa attività rappresenta una vera minaccia per i nostri piloti”, ha detto White. E adesso il Pentagono non è soltanto preoccupato di quanto avviene a Gibuti, ma anche su alcune attività sospette dei cinesi nel Mar Cinese meridionale. Del resto, già nel 2015, un report del China Military Online, il quotidiano delle forze armate cinesi, osservava che “la Cina, negli ultimi anni, ha aggiornato le sue armi laser accecanti per soddisfare le esigenze delle diverse operazioni di combattimento”. In quel rapporto, i militari cinesi si riferivano alle armi portatiti, in genere simili a fucili. Ma evidentemente i progetti sono andati avanti anche in altri ambiti: soprattutto per ciò che riguarda la possibilità di armare le navi.

Le reazioni cinesi

Da parte della Cina, le reazioni sono state fondate sul negare qualsiasi tipo di coinvolgimento. Come scritto sul Global Times, tabloid internazionale del Partito comunista cinese, “gli Stati Uniti dovrebbero vedere la base cinese di Gibuti in modo obiettivo e smettere di inventare storie come quelle di ‘attacchi laser'”. E citando un anonimo esperto militare cinese, hanno scritto: “Gli Stati Uniti sono abituati a inventare storie per gettare fango sulla Cina“.

Altri però dicono che effettivamente c’è stata un’attività laser ma che la colpa sia stata dell’aereo americano che minacciava la sicurezza della base cinese di Gibuti. Prima base d’oltremare dell’Esercito popolare, quella di Gibuti rappresenta da sempre una pedina fondamentale nello scacchiere strategico cinese. L’ingresso sulla scena mondiale (a livello militare) della Cina, è stato proprio grazie alla costruzione di questo avamposto. Pechino si ostina a dire che sia solo di supporto logistico, ma è chiaro che gli interessi sono altri. Del resto, ormai tutte le potenze hanno una base a Gibuti o nel nord della Somalia. Il controllo del traffico navale che dal Mediterraneo va verso l’oceano Indiano, interessa tutti.