Qualcosa si muove in Africa per quanto riguarda le marine militari. Nonostante conti in rosso, crisi interne e prospettive politiche e continentali molto fragili, le Difese dei Paesi africani tendono a investire in maniera sempre più evidente nella costruzione di flotte all’altezza delle sfide che attendono il continente. E l’Egitto, da sempre uno degli Stati più all’avanguardia del continente nella costruzione di forze armate efficienti, ha deciso anch’esso di virare da alcuni anni verso una modernizzazione della propria marina militare.

Una scelta dettata non soltanto da un necessario ricambio della flotta, ma anche dagli sviluppi geopolitici di un Paese che si trova a cavallo fra Nord Africa e Medio Oriente, così come fra Corno d’Africa e Mediterraneo. “Simbolo delle ambizioni dell’Egitto sul mare sono le unità francesi acquistate nel 2015”, come ricorda Giuliano Da Frè per Rivista Marittima.

Le due unità portaelicotteri Mistral, ribattezzate “Nasser” e “Sadat”, sono state oggetto di uno dei più importanti contratti siglati fra Egitto e Francia, e annunciate in pompa magna da Al Sisi e Hollande durante l’incontro per il raddoppio del Canale di Suez. Navi che dovevano essere consegnate alla Russia, la quale tuttavia non poté riceverle a causa delle sanzioni internazionali imposte a Mosca per il conflitto ucraino. Da quel momento, la Francia è riuscita a strappare una serie di contratti molto proficui con la marina egiziana, soprattutto per quanto riguarda la componente di superficie. E il governo del Cairo, anche grazie alle coperture finanziarie dell’Arabia Saudita, ha ottenuto la possibilità di comprare altri mezzi, facendo sì che le al-Quwwāt al-Baḥriyya al-Miṣriyya, ovvero le forze navali egiziane, raggiungessero un livello cdi efficienza sicuramente superiore a quello dei suoi vicini nordafricani e dell’Africa orientale. Come ricorda sempre Da Frè per Rivista Marittima “i programmi egiziani pertanto hanno visto acquistare od ordinare: 2 Lhd, 1 fregata, 7 corvette/fregate leggere, 5 unità d’attacco e 2 cacciamine”. A questi sviluppi, se ne annunciano altri, che sembrano interessare anche la Cina. Il gigante asiatico, in questi nani, sta sviluppando una cantieristica militare anche per la costruzione di sottomarini di dimensioni più ridotte, con modelli che sembra interessino anche al governo del Cairo, che con quello cinese ha da tempo avviato i contatti per strategia d’investimento nel paese africano.

Per l’Egitto, avere una flotta efficiente è divenuto in questi ultimi anni un obiettivo molto importante della propria politica. Il Medioriente e il Nord Africa non sono aree in cui ci si può permettere di rimanere indietro nell’efficacia dei propri mezzi di difesa, soprattutto grazie ai continui sommovimenti geopolitici e a una graduale ascesa delle potenze regionali interessate.

L’asse con l’Arabia Saudita permette la copertura dei costi di questo programma, ma i sauditi scalpitano e la cessione delle isole di Tiran e Sanafir alle porte del golfo di Aqaba dimostra come quest’alleanza sia orientata verso più verso l’estensione del potere saudita che verso un reale interesse del Cairo. Dall’altra parte, la Turchia, che allarga i suoi interessi in Medio Oriente e in Africa orientale, pone gravi problemi di ordine strategico per l’Egitto, che si vede adesso una potenza regionale emergente e ben equipaggiata minare alcune aree vicine agli interessi egiziani, soprattutto con il nuovo porto in Sudan. Israele, al confine con l’Egitto, sta investendo tantissimo nella flotta e ha costruito il suo Iron Dome marittimo proprio per la difesa dei giacimenti del Levante: gli stessi giacimenti che interessano al Cairo. Proprio sotto questo profilo, sono interessanti le parole del colonnello Tamer al Rifae, che ha dichiarato: “Le unità marittime svolgono un ruolo fondamentale nella protezione dei siti strategici in mare, dei porti e delle coste egiziane, oltre a svolgere un ruolo importante nella lotta al terrorismo e al traffico illegale di esseri umani a livello regionale”. Questa dichiarazione arriva nel momento in cui in Egitto si fa sempre più forte la voce di una possibile visita del presidente al Sisi agli impianti di Zohr. Il giacimento di Zohr, scoperto da Eni nel 2015, è considerato la più grande riserva di gas off-shore del Mediterraneo e si trova nelle acque territoriali egiziane. Garantire la difesa e il controllo dell’area equivale anche ad attrarre le società petrolifere straniere, che vedono nell’estrazione del gas egiziano un’enorme fonte di guadagno. E serve al governo egiziano anche come spot per il futuro. Nei prossimi mesi, sono previste nuove esplorazioni nel Mar Rosso per la ricerca di giacimenti d’idrocarburi. Difendere quell’area strategica, tra Suez e Bab el Mandeb, è fondamentale. Ma difenderla in caso di scoperta di giacimenti può essere imprescindibile, soprattutto con i porti turchi, la sfida del Sudan e gli interessi sauditi.

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