Amir Ali Hajizadeh è il comandante delle Forze Aerospaziali delle IRGC, il Corpo delle Guardie Islamiche della Rivoluzione – i pasdaran – l’organo dedito a proteggere il sistema della Repubblica Islamica dell’Iran da ogni ingerenza esterna e dai nemici interni dipendente direttamente dall’ufficio del Leader Supermo, l’Ayatollah Kahmenei, e che, tra i suoi compiti, ha anche il controllo del programma di sviluppo di armi di distruzione di massa e dei relativi vettori.

Il Brigadier Generale Hajizadeh ha dichiarato, in una recente intervista a ridosso della giornata nazionale delle Forze Armate, che la produzione missilistica iraniana è aumentata di 3 volte rispetto al passato – pur non specificando il periodo di riferimento – e successivamente ha avvisato Usa e Israele di stare “Attenti, perché le vostre basi sono nel nostro mirino”.

Il riferimento, ovviamente, è al mirino dei nuovi missili a medio e corto raggio di cui l’Iran si sta dotando negli ultimi 10 anni e che rappresentano un notevole progresso tecnologico rispetto al passato.

Se pensiamo che all’indomani della rivoluzione del 1979 le Forze Armate Iraniane erano in gravi difficoltà per colpa della mancanza di pezzi di ricambio – a questo esempio citiamo la flotta di F-14 “Tomcat” fornita dagli Usa ai tempi dello Scià dimezzata per motivi di cannibalizzazione – e considerando la sanguinosa e dispendiosa guerra quasi decennale contro l’Iraq, i progressi, soprattutto nel campo della missilistica, sono stati rimarchevoli. Progressi il cui merito è anche ascrivibile alle forniture di vettori provenienti dall’estero: proprio durante la guerra contro l’Iraq arrivarono i primi missili “Scud” dalla Corea del Nord e, in numero limitato, dalla Libia nelle versioni B e C che divennero lo Shahab-1 e Shahab-2 per Teheran. Si stimava nel 2006 che negli arsenali iraniani ci fossero circa tra i 300 e i 750 di questi missili balistici a corto raggio che hanno la possibilità di montare una testata chimica o batteriologica oltre che convenzionale.

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Nei primi anni ’90 l’Iran cominciò ad abbandonare la politica di importazione per dedicarsi al partenariato nella produzione missilistica e guardò a Pyongyang, con la quale instaurò un programma congiunto di sviluppo missilistico in occasione della visita in Corea del Nord di una delegazione capitanata dal Gen. Manteghi nel 1993, per sviluppare questo progetto. Come risultato nacque lo Shahab-3, ovvero una versione locale ed evoluzione dei missili No-Dong 1/A e No-Dong B, che rassomiglia molto nelle caratteristiche al missile pakistano Ghauri I, non a caso elaborato sempre grazie a tecnologie nordcoreane. Benché però lo Shahab-3 si basi sulla tecnologia ed il design dei vettori della Corea del Nord è stato prodotto e sviluppato interamente in Iran e ha rappresentato il primo di una serie di missili che oggi hanno permesso a Teheran di diventare una potenza regionale.

Lo Shahab-3 è a tutti gli effetti un MRBM il cui raggio d’azione dichiarato è di 2000 km ma che, verosimilmente, si attesta intorno ai 1500 con un carico bellico di 700/800 kg e di 1200 con 900/1000 kg.

Secondo l’intelligence israeliana l’Iran avrebbe in via di sviluppo anche le versioni successive del missile Shahab che a differenza dei precedenti avrebbero propellente solido invece di liquido, aumentandone quindi sensibilmente i tempi di dispiegamento operativo.

Si tratterebbe degli Shahab-4, 5 e 6 che sarebbero in via di sviluppo anche e soprattutto grazie all’aiuto della tecnologia russa. Mosca infatti avrebbe venduto acciaio speciale per missili all’Iran oltre che al know how riguardante i missili SS-4, SS-5 e SS-N-6 unitamente all’aiuto fornito sempre dalla Corea del Nord col suo missile a 3 stadi Taepo-dong-1. Secondo fonti occidentali il missile sarebbe lungo 25 metri, largo 1,3 e con un peso al lancio di 22 mila kg; avendo una gittata stimata compresa tra i 2000 ed i 3000 km rientrerebbe tra gli MRBM e sarebbe stato testato il 17 gennaio del 2006.
Sempre fonti israeliane riferiscono che i missili Shahab 5 e 6 sarebbero il tentativo iraniano di dotarsi di un vero e proprio IRBM avendo una gittata compresa tra i 3000 ed i 5000 km . Questi, sempre basati sui nordcoreani Taepo-Dong nella loro versione 2, sarebbero missili a 3 stadi a propellente liquido. Sembra confermato che ingegneri aerospaziali russi abbiano aiutato Teheran nei loro sforzi in questo senso fornendo la tecnologia per produrre il combustibile ad alta energia RD-216 per il primo stadio, lo stesso usato per i già noti SS-5 ed SS-7. Lo Shahab-6 sarebbe invece il primo missile ICBM vero e proprio con una gittata di 6000 km e con tecnologia a combustibile solido/liquido per i suoi 3 stadi. Anche qui la fonte primaria di informazioni è Israele che riporta come il vettore possa portare una testata del peso compreso tra i 500 ed i 1000 kg, ma come sempre accade, la maggior parte di questi dati è di tipo speculativo, essendo il livello di intelligence ancora basso.

L’ultimo nato è il Khorramshahr, di cui ci siamo già occupati recentemente, che risulta essere un altro MRBM in fase di avanzato sviluppo e che presto quindi entrerà in servizio.

Quello che però possiamo dire con certezza è che una tecnologia missilistica di tale tipo abbisogna di un certo numero di lanci prova, e che fino ad ora l’Iran li ha portati avanti abbastanza con regolarità.

Questione a parte riguarda la precisione dei missili: l’affermazione del Generale Hajizadeh che avrebbero un Cep di 8 metri, ci sembra puramente propagandistica. Verosimilmente si potrebbe dire che la precisione è dell’ordine dei 2/3 km di raggio ma non è da escludersi che possa essere minore qualora fosse confermato che l’Iran disponga di tecnologia cinese: in quel caso il Cep scenderebbe a valori compresi tra 190 e 800 metri.

Un discorso a parte meritano i missili da crociera. Qui l’Iran sembra davvero aver fatto passi da gigante come anche dimostrato dall’ultima parata in occasione della festa delle Forze Armate in cui gli esperti occidentali hanno notato sfilare un nuovo missile da crociera montante un seeker sull’ogiva, cosa che fa pensare che sia dotato di un qualche tipo di guida “homing”, come anche si legge nella scritta che corredava il razzo durante la sfilata “guida elettro-ottica sino a 100 km”.

La certezza in questo campo, però, è data dal missile da crociera Soumar. Il vettore, basato a terra, ha una gittata stimata compresa tra i 2000 ed i 3000 km, in grado, ad esempio di raggiungere la quasi totalità dell’Italia meridionale o tutto il territorio della Romania o dell’Ucraina ad esempio. Dotato di testata convenzionale e anche di capacità nucleare, deriva dal russo Kh-55 sebbene, a differenza di quest’ultimo sia dotato di un booster a propellente solido.

Parallelamente con lo sviluppo missilistico Teheran sta provvedendo anche alla difesa aerea, e, ancora una volta, Mosca ha fornito la tecnologia necessaria affinché la Repubblica Islamica possa far fronte alle minacce avversarie: le Forze Armate Iraniane sono infatti dotate del sistema S-300PMU-2, visto sfilare durante la recente parata, che, sebbene non abbia le stesse prestazioni del più moderno S-400, rappresenta un ottimo strumento contro missili da crociera, velivoli e missili balistici a medio e corto raggio.