La Cina ha pianificato il suo successo. Se oggi Pechino ha assunto lo status di superpotenza lo si deve a una combinazione di fattori: un sistema politico verticistico che controlla l’intera economia del Paese, certo, ma anche l’aver puntato al momento opportuno sui giusti settori di sviluppo economico. A cavallo tra gli anni ’80 e i primi anni 2000, ad esempio, il Dragone era la “fabbrica del mondo” perché produceva paccottaglia a basso costo per conto di numerose multinazionali occidentali. Successivamente lo scenario è cambiato, e la Cina ha iniziato a interessarsi più della qualità che non della quantità. Il risultato è che oggi il Paese è all’avanguardia e pullula di nuove tecnologie. Xi Jinping – e non è il primo leader asiatico a farlo – ha unito il progresso economico allo sviluppo della scienza, materia fondamentale per conquistare la leadership in campi geopolitici fondamentali come le reti 5g, il riconoscimento facciale, lo studio sui quanti e via dicendo.
L’importanza della scienza
Il progresso scientifico è strettamente connesso al miglioramento dell’equipaggiamento militare. Anzi, è proprio grazie ai continui miglioramenti in quest’ambito che la Cina può oggi contare su armamenti all’avanguardia. Anche se il gap bellico con gli Stati Uniti resta ancora importante, Pechino ha accorciato le distanze. Un lungo articolo pubblicato sulla rivista Nature sottolinea come il Dragone abbia saputo sfruttare al meglio la scienza per diventare la potenza globale che conosciamo oggi. Intanto è utile partire da un dato: la Cina attualmente pubblica il più alto numero di documenti di ricerca al mondo. Ci sono voluti decenni, se non secoli, per invertire una tendenza che era radicata nella cultura cinese. Alcuni luminari asiatici, come Feng Youlan, ritenevano infatti che le antiche tradizioni filosofiche della nazione cinese e il suo particolare rapporto umano con la natura avessero impedito all’indagine scientifica di attecchire in Cina. Feng, così come molti altri, sostenevano a gran voce che solo la scienza avrebbe potuto salvare la nazione dal declino.
Gestire le risorse
In effetti, la Cina è entrata nella modernità proprio quando il governo ha iniziato a considerare la scienza una delle vie principali per stimolare il benessere e la ricchezza del Paese. In un primo momento, tra gli anni ’60 e gli anni ’70, il Dragone si è concentrato sulla scienza “coltivata in casa”, mentre si è aperto alle influenze esterne solo in un secondo momento, più o meno negli ultimi decenni. Da quando il trend è cambiato, la Cina ha iniziato ad avere un certo peso in tematiche quali la lotta ai cambiamenti climatici, l’esplorazione dello spazio e una più efficiente gestione delle risorse. Per certi versi, Xi sembra aver riabbracciato un vecchio slogan di epoche passate: risolvere i problemi nazionali attraverso la scienza. C’è però una novità, perché oggi la Cina intende non solo risolvere i suoi problemi ma anche quelli dell’intero pianeta. È un ruolo, questo, che meglio si addice a una superpotenza.
Il segreto della Cina
La chiave di volta sta nell’approccio top-down creato in epoca maoista e rimasto al suo posto ancora oggi. La Cina può contare su una infrastruttura educativa centralizzata che ruota attorno alla scienza, e che rende facile per il governo capire come, dove e in quale misura intervenire. Pechino mette sul tavolo ingenti investimenti per sviluppare quando gli studi sull’intelligenza artificiale, quando la robotica. E così, mentre l’Occidente ha smesso di investire nella scienza, il Dragone ne ha fatto un caposaldo del suo sistema politico. E non intende fermarsi, visto che il prossimo obiettivo è conquistare Marte.