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Politica

L’Arabia Saudita e lo sport, c’eravamo tanto amati

A metà aprile il fondo sovrano saudita PIF ha presentato le sue nuove strategie per il periodo 2026-2030, facendo emergere i piani per ridimensionare i propri investimenti nello sport mondiale.

Il 15 aprile è stato presentato il nuovo piano del PIF, il fondo sovrano dell’Arabia Saudita, dedicato al periodo 2026-2030, ovvero quello che condurrà verso l’obiettivo da tempo annunciato dal governo di Riad: Vision 2030. Uno degli elementi che ha subito fatto discutere è stato la scarsa rilevanza data allo sport, che in questi anni è stato invece uno degli ambiti di maggior investimento del PIF.

Poche ore dopo, la testata sportiva The Athletic ha rivelato che, secondo alcune sue fonti, il fondo saudita era pronto ad abbandonare il finanziamento di LIV Golf, il circuito golfistico internazionale creato nel 2022 per contrastare il monopolio del PGA Tour. Sebbene siano stati soprattutto gli investimenti nel calcio ad aver fatto parlare negli anni scorsi, è stato proprio nel golf che l’Arabia Saudita ha messo in campo il suo progetto sportivo più ambizioso. Grazie a dei montepremi molto ricchi, LIV era riuscito ad attirare a sé alcuni dei migliori golfisti al mondo, mettendo per la prima volta in discussione l’esistenza del PGA Tour, un circuito che esiste dal 1929. Adesso, sembra che il suo futuro sia seriamente in bilico, con diversi dirigenti di LIV che starebbero cercando lavoro altrove. Si tratta di indiscrezioni per il momento non ufficiali, ma il fatto che la notizia sia stata confermata da altre testate internazionali, come ad esempio il Wall Street Journal, suggerisce che sia abbastanza fondata.

Non solo il golf: l’Arabia Saudita e lo sport

In questi ultimi anni, il PIF ha finanziato numerosi eventi sportivi, imponendo l’Arabia Saudita al centro delle politiche sportive internazionali. Dal calcio alla Formula 1, fino agli sport di combattimento e al rugby, il Paese del Golfo si è costruito una credibilità in poco tempo grazie ai molti soldi messi sul tavolo, in un momento in cui gli investitori occidentali, ed europei in particolare, sono meno propensi a spendere grandi cifre.

Il giorno dopo le notizie sulla possibile fine del circuito LIV Golf, è stata annunciata la cessione ufficiale dell’Al-Hilal, un noto club di calcio che dal 2023 era di proprietà del PIF, a un investitore privato, l’imprenditore Alwaleed bin Talal Al Saud. In questo caso, va detto che era noto da tempo che il fondo saudita volesse cedere le sue squadre di calcio ai privati, dopo averne aumentato il valore e la visibilità internazionale. Lo stesso Alwalled bin Talal era da mesi in trattative per acquistare l’Al-Hilal, di cui a gennaio aveva già finanziato personalmente la campagna acquisti.

I dubbi maggiori, però, riguardano il futuro del Newcastle United, un importante club inglese di proprietà del PIF dall’ottobre 2021. I soldi sauditi hanno condotto la squadra a un quarto posto nella Premier League nel 2023 e alla vittoria della Coppa di Lega nel 2025, ma oggi il Newcastle si trova solamente in quattordicesima posizione in campionato. Nonostante questo, la BBC ha scritto che il futuro del club non sembra a rischio, e che i sauditi sarebbero ancora intenzionati a investirci.

Discorso diverso per altri progetti su sport che hanno un giro d’affari inferiore rispetto al calcio, e che quindi non possono garantire profitti adeguati. Il 17 aprile, il Guardian ha scritto che l’Arabia Saudita ha rinunciato all’idea di candidarsi per ospitare il Mondiale di rugby del 2035, a differenza di quanto detto l’anno scorso dal Ministro dello Sport, Abdulaziz bin Turki al-Faisal.

Potrebbe saltare anche il progetto del Fanatics Flag Football Classic, un torneo di flag football (una versione del football americano senza contatto fisico) promosso dall’ex stella della NFL Tom Brady. La prima edizione dell’evento si sarebbe dovuta tenere a fine marzo a Riad, ma la guerra in Iran ha convinto a spostare la manifestazione a Los Angeles. L’accordo resta in vigore, ma secondo Front Office Sports le nuove strategie del PIF potrebbero significare un passo indietro anche su questo fronte.

Perché l’Arabia Saudita sta ridimensionando i suoi investimenti nello sport

Negli ultimi cinque anni in particolare, l’intervento dell’Arabia Saudita nello sport globale è stato spesso criticato come un progetto di sportwashing, ovvero usare lo sport per ripulire la propria immagine dalle accuse di violazioni dei diritti umani. In realtà, le motivazioni degli investimenti sauditi sono sempre state più complesse e stratificate. Da un lato, c’era la volontà di accrescere la propria visibilità internazionale; dall’altro, quella di diversificare la propria economia, affrancandola dalla dipendenza dagli idrocarburi.

Al momento, non sembra però che i piani del PIF abbiano dato i risultati sperati. La crisi dei prezzi del petrolio emersa nel 2025 e il blocco dello Stretto di Hormuz hanno messo in evidenza come le ambizioni dell’Arabia Saudita siano ancora molto lontane dal dirsi realizzate. La guerra in Iran ha sicuramente reso necessario un ripensamento delle strategie di Vision 2030, convincendo il fondo sovrano di Riad a concentrare i propri investimenti su progetti più fattibili e che possano dare un effettivo ritorno economico.

Tuttavia, il passo indietro di cui si sta discutendo da metà aprile è in realtà più un punto d’arrivo che di partenza: già nel 2025 l’Arabia Saudita aveva mostrato di voler ridimensionare le proprie strategie. Molti megaprogetti urbanistici, come ad esempio Neom, sono stati ridotti e ripensati, e lo stesso vale per i piani di costruzione di alcuni stadi per il Mondiale di calcio del 2034. Lo scorso gennaio, i Giochi Asiatici invernali previsti a Neom per il 2029 sono stati rinviati a data da destinarsi: l’idea di trasformare il deserto in un resort sciistico si è evidentemente rivelata più costosa e complicata del previsto.

L’opinione della maggior parte degli analisti è che l’Arabia Saudita abbia dovuto necessariamente fare un “bagno nella realtà”, rendendosi conto dell’infattibilità di molti dei suoi progetti e, soprattutto, che i fondi a disposizione del PIF non sono infiniti. Al momento si sta parlando molto delle conseguenze internazionali di questo ridimensionamento, ma è più difficile valutare quali saranno quelle sul fronte interno. Mohammad bin Salman, Primo Ministro dal 2022, ha fatto il vuoto attorno a sé per poter portare avanti il piano Vision 2030, su cui ha costruito tutta la sua immagine politica.

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