La Crisi del Golfo è ben lungi dall’avviarsi verso la conclusione e i rapporti tra Qatar e Arabia Saudita rimangono tesissimi. Lo scorso giugno, infatti, Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi, Egitto e Yemen hanno interrotto i rapporti diplomatici con il Qatar, chiudendo tutte le frontiere aeree e terrestri verso la nazione accusata di fomentare il terrorismo e di sostenere la Fratellanza Musulmana. Nel mirino anche Al-Jaazera, l’emittente televisiva con sede a Doha che Arabia Saudita e gli altri stati del Golfo pretendono venga chiusa.
I rapporti tra le parti si sono ulteriormente deteriorati dopo la telefonata intercorsa, venerdì scorso, tra l’emiro Tamim Bin Hamad del Qatar e il principe della corona saudita Mohammad Bin Salman. Qualunque cosa si siano detti i due, infatti, non ha contribuito a porre in atto un riavvicinamento, anzi. Come riporta Asia Times, Riyad ha immediatamente sospeso ogni ulteriore colloquio in agenda con il Qatar e il consulente principale della corte reale ha accusato Tamin e suo padre, Hamad Bin Khalifa, di “diffondere il disordine e il terrorismo nella regione”.
La conferenza di Londra
Il 14 settembre scorso uno dei “leader” dell’opposizione dell’attuale emiro del Qatar, Khaled al-Hali, ospitato dal deputato britannico conservatore Daniel Kawczynski, grande sostenitore dell’Arabia Saudita, ha partecipato a una conferenza dell’opposizione a Londra. Una conferenza volta a sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale su un possibile “regime change” in Qatar.
L’evento, spiega l’analista Cinzia Bianco intervistata da Asia Times, “è principalmente rivolto all’opinione pubblica internazionale piuttosto che ai qatarioti. Sul programma pubblicato sul sito web dell’evento si evince chiaramente che il sostegno delle potenze mondiali è essenziale per un cambiamento a Doha. Ciò è particolarmente vero poiché la presenza di truppe turche in Qatar è un deterrente fondamentale al fine di scongiurare qualsiasi tentativo di scalzare l’attuale emiro. Pertanto l’obiettivo della conferenza sembra essere quello di costruire un consenso internazionale intorno all’ipotesi di nuovo emiro”. L’analista tuttavia aggiunge che un cambio di regime in questo momento“non appare alla portata di mano” oltre al fatto che “non sembra che siano coinvolti altre personalità oltre ad Al-Hali”.
L’emiro indicato da Riyad
Ma più che in Al-Hali, la vera opposizione all’attuale emiro del Qatar è da ricercare all’interno della famiglia reale di Doha. Lo scorso 17 agosto, infatti, il re saudita Salman ha ricevuto con tutti gli onori nella sua residenza nella città marocchina di Tangeri Abdullah Bin Ali, lontano cugino dell’emiro e uomo molto gradito da Riyad.
In quell’occasione, Bin Ali ha espresso il suo sentito ringraziamento a re Salman per aver approvato una proposta presentata dal principe ereditario Mohammed bin Salman inerente l’ingresso dei pellegrini del Qatar in Arabia Saudita attraverso l’attraversamento della frontiera di Salwa. Abdullah Bin Ali è membro della dinastia regnante degli Al Thani. Suo padre Ali era emiro prima di lui, e così pure il nonno e il fratello Ahmad, che fu rovesciato proprio dal nonno di Tamim nel 1972. Bin Ali è l’uomo su cui punta Riyad per un cambio di regime che tuttavia al momento appare poco probabile.
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