Era nell’aria da tempo, ora è ufficiale: con un discorso alla Moncloa, sede del governo spagnolo, Pedro Sanchez, presidente del governo di Madrid, ha ufficializzato la decisione dell’esecutivo progressista iberico di riconoscere ufficialmente uno Stato palestinese. El Pais parla della “maggiore svolta di politica estera” dalla salita al potere di Sanchez nel 2018. La Spagna diventa il primo Paese di vertice dell’Unione Europea, forte dello status di ospite permanente del G20, a riconoscere lo Stato palestinese e, come annunciato, Sanchez non si muove da solo. Con lui anche Irlanda e Norvegia, che assieme a Madrid si aggiungono all’elenco dei 140 Paesi che riconoscono la Palestina come Stato sovrano.
La Spagna riconoscerà la Palestina nei confini del 1967, dunque con Gerusalemme Est fuori dall’egida della sovranità israeliana e ritenendo illegale il controllo di Tel Aviv sulle zone occupate della Cisgiordania e della Striscia di Gaza. La mossa arriva alla vigilia dell’arrivo a Madrid di una vasta delegazione di ambasciatori dei Paesi arabi.
“L’approccio espresso da Sánchez è in linea – come lui stesso ha ricordato – con la risoluzione 242 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite – che riconosce a Israele il diritto ad avere frontiere sicure, ma gli chiede anche di ritirarsi dai territori conquistati durante la Guerra dei Sei Giorni – e 338 e con la posizione che l’Unione Europea ha tradizionalmente mantenuto”, sottolinea El Pais. Durissima la reazione di Israele, tramite il ministro degli Esteri Israel Katz ha parlato di una Spagna che a causa di Sanchez “è complice dell’incitamento del genocidio del popolo ebreo”, a suo avviso obiettivo dei miliziani di Hamas.
Una presa di posizione dura ma che, lo ricordiamo, cozza con la realtà. Spagna, Irlanda e Norvegia riconoscono la statualità all’Autorità Nazionale Palestinese, non ad Hamas.
E dopo i terribili massacri di Hamas del 7 ottobre, il rifiuto di Tel Aviv di dialogare con la parte moderata e conciliante della Palestina, già a lungo snobbata proprio a favore degli islamisti negli anni passati, ha spinto Sanchez e gli alleati a decidere la statualità del Paese arabo come garanzia diplomatica e politica. Contribuendo a una sconfitta strategica di cui Netanyahu appare il principale responsabile politico e diplomatico. Decidendo di portare avanti una guerra che appare più contro l’idea di Stato e di popolo palestinese che contro i terroristi, il governo nazionalista israeliano ha creato un effetto boomerang. Spingendo Sanchez a prendere l’iniziativa. Da leader politico capace di cercare una terza via, europea, alla diplomazia di pace nei conflitti che sconvolgono il mondo odierno. Conformando Madrid, assieme a Dublino e Oslo, alla maggioranza delle nazioni del pianeta nel riconoscere, una volta per tutte, il diritto della Palestina a uno Stato sovrano.

