Per la Repubblica Bolivariana del Venezuela il 2018 sarà un anno cruciale per la definizione degli equilibri interni a lungo termine. Il Paese, infatti, vive un difficile e lento ritorno alla normalità dopo i durissimi scontri della prima metà dell’anno, che hanno portato a veri e propri scenari da guerra civile urbana in centri di primaria importanza come la capitale Caracas. I colloqui di Santo Domingo tra il governo e le opposizioni dovranno, in primo luogo, definire il nodo cruciale: la calendarizzazione degli appuntamenti elettorali, primo fra tutti il voto presidenziale previsto teoricamente per il mese di ottobre.

E in vista del voto che potrebbe decidere il futuro del Venezuela nei prossimi anni, uno scenario fino a poche settimane fa impronosticabile sembra essere molto vicino alla concretizzazione: la candidatura alla guida della coalizione governativa dominata dal Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV) del Presidente Nicolas Maduro, ritenuto in precedenza una figura estremamente divisiva e inadatta a conservare il palazzo di Miraflores allo schieramento chavista.

Come segnala Jim Wyss del Miami HeraldMaduro risulterebbe addirittura in testa nei più attendibili sondaggi in vista del voto presidenziale che, complice la parcellizzazione di un’opposizione estremamente frammentata, lo vedrebbe attualmente condurre con il 28% delle preferenze contro il 17% dell’incandidabile Leopoldo Lopez in una stima che tiene conto di una larga fetta (25%) di indecisi.

La riscossa del chavismo e gli assist dell’opposizione

Nella seconda metà del 2017, Nicolas Maduro ha ripreso la barra del timone e sommato una serie di vittorie politiche che hanno messo nell’angolo l’ala più oltranzista delle opposizioni e contribuito alla normalizzazionedel Venezuela. Luca Lezzi su L’Intellettuale Dissidente ha parlato di un vero e proprio “en plein” di Maduro, il quale, dopo aver vinto la battaglia sull’Assemblea Costituente, che a parere di Lezzi “ha ridefinito le priorità di un Paese in enorme difficoltà economica, ha visto il PSUV trionfare contro l’opposizione della Mesa de la Unidad Democratica (MUD) alle elezioni regionali e amministrative.

La responsabilità delle opposizioni nella riscossa chavista è di primaria importanza: la MUD ha troppo a lungo puntato tutte le sue carte sull’opposizione ostruzionistica e violenta al Presidente, disperdendo il suo credito politico e rimanendo ostaggio dei suoi elementi più oltranzisti, come Henrique Capriles e Leopoldo Lopez, mentre solo di recente lo schieramento dialogante é riuscito ad arruolare tra le sue fila un “duro e puro” come Julio Borges. 

Il risultato delle violenze di piazza, degli appelli internazionali a sanzioni contro il Venezuela e il suo popolo e di una completa assenza di sostanza politica capace di offrire un’alternativa alla traballante proposta chavista ha portato la MUD al tracollo elettorale: in vista del voto presidenziale, le sfide che attendono il Venezuela sono enormi e l’opposizione dovrà fare la sua parte con proposte concrete.

Tutte le sfide del Venezuela

Dopo anni di disastri economici, il governo di Caracas dovrà essere in grado di portare avanti riforme in grado di garantire una diversificazione sistemica, sulla scia delle politiche attuate per la distribuzione di beni alimentari, e di migliorare il tenore di vita della popolazione: nonostante le numerose denunce di una “carestia” nel Paese siano una vera e propria fake news, i report della FAO sottolineano come dal 2015 a oggi l’insicurezza alimentare in Venezuela sia aumentata, per quanto il Paese abbia una situazione nutrizionale migliore di altri Paesi di area latinoamericana, come ha scritto Jacob Wilson del Center for Economic and Policy Research.

Nel 2018, la Repubblica Bolivariana si troverà di fronte, inoltre, alla necessità di consolidare una posizione geopolitica che la vede ancorata a pochi solidi alleati in campo latinoamericano (Cuba, Bolivia, Nicaragua, Ecuador) e letteralmente assediata economicamente dagli Stati Uniti, autori di numerose sanzioni contro Caracas. Il governo di Nicolas Maduro ha basato sull’alleanza con la Russia e la Cina le sue strategie volte a migliorare la situazione debitoria del Paese e a garantire al Venezuela solide alleanze internazionali.

L’avallo alla creazione del petro-yuan e il lancio della criptovaluta di Stato, in particolare, testimoniano quanto il Venezuela abbia imbracciato la multipolarità come strada per garantire la sua indipendenza futura. In questo campo, Maduro ha sicuramente agito in maniera accorta, tuttavia a suo sfavore pesano gli errori del passato compiuti sul fronte interno e l’acredine raggiunta da un confronto nel quale egli é visto come il male assoluto da una fazione di avversari. Se il futuro del Venezuela sarà ancora chavista, certamente Maduro dovrà rafforzare la capacità d’azione del governo per riprendere il lungo cammino di riforme dell’era Chavez, duramente interrotto dai tragici avvenimenti degli ultimi anni.