L’analisi di John Mearsheimer: “Trump e l’Ucraina? Non è una svolta, è un addio”

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Politica /

John J. Mearsheimer, uno dei più influenti teorici delle relazioni internazionali, ha analizzato la recente, sorprendente dichiarazione di Donald Trump sulla guerra in Ucraina, dipingendo uno scenario di imminente disimpegno americano. Ospite della trasmissione su Youtube Deep Dive con il tenente colonnello (in pensione) Danny Davis, ha analizzato le parole del presidente Usa pubblicate su Truth dopo l’incontro con il leader ucraino, Volodymyr Zelensky.

Per il politologo, teorico del “realismo offensivo”, le parole di Trump rappresentano una “svolta” fondamentale, il cui vero significato va cercato al di là delle apparenti provocazioni e giravolte.

Assurdità tattiche ma messaggio chiarissimo

Trump, infatti, ha affermato che l’Ucraina non solo potrebbe vincere, ma potrebbe “riprendersi tutto il territorio” perduto e “forse anche andare oltre”. Per Mearsheimer, questa è “pura assurdità per chiunque segua gli eventi sul campo di battaglia”. “L’Ucraina sta perdendo la guerra e non c’è modo per l’Ucraina e l’Occidente di salvare la situazione”, ha dichiarato il professore, sottolineando come Trump non offra “nulla su come l’Ucraina possa arginare la marea, tanto meno sconfiggere la Russia, perché non esiste una formula magica. L’Ucraina è spacciata”.

Allo stesso modo, Mearsheimer smonta la definizione trumpiana della Russia come “tigre di carta”, chiedendosi retoricamente: “Se si tratta di una tigre di carta in difficoltà, perché l’Ucraina, l’Europa e gli Stati Uniti non sono riusciti a sconfiggere la Russia?”.

Tuttavia, per il politologo, si tratta di esagerazioni che rientrano nella consueta retorica trumpiana. Il cuore del messaggio è un altro, e risulta cristallino: Trump sta affidando la guerra all’Europa, tenendo a distanza gli Stati Uniti. La prova? “Notate che non menziona gli Stati Uniti”, osserva Mearsheimer, citando le parole chiave del post: “Penso che l’Ucraina, con il sostegno dell’Unione Europea, sia in grado di combattere e RIPRENDERE tutta l’Ucraina”.

Il modello di disimpegno

Il piano delineato da Trump, secondo l’analisi, non è un ritiro, ma un disimpegno strategico. “Continuerà a fornire armi alla Nato – ovvero agli europei – che le pagheranno e saranno liberi di farne ciò che riterranno opportuno in Ucraina”. La formula usata da Trump – “Continueremo a fornire armi alla NATO affinché la NATO ne faccia ciò che vuole. Buona fortuna a tutti!” – è in tal senso rivelatrice. “Queste ultime quattro parole – ‘Buona fortuna a tutti!’ – catturano perfettamente l’intenzione di Trump di mettere l’Ucraina nello specchietto retrovisore”, commenta Mearsheimer.

Un altro segnale significativo è l’assenza di qualsiasi accenno alle sanzioni economiche contro la Russia, uno strumento che Trump ha in passato abbracciato ma che ora sembra voler accantonare.

“Lavarsene le mani”, con il rischio di pressioni future

In sintesi, per Mearsheimer “Trump sta facendo tutto il possibile per lavarsi le mani dell’Ucraina“. La domanda cruciale è se ci riuscirà. Il professore avverte che “la pressione su di lui affinché intervenga aumenterà sicuramente man mano che le fortune dell’Ucraina sul campo di battaglia continueranno a peggiorare”.

L’analisi di Mearsheimer è perfettamente coerente con quanto riportato da InsideOver. Come abbiamo già osservato, ha definitivamente scaricato il peso della guerra sugli europei, i quali vogliono mantenere la pressione sulla Russia per giustificare il grande business del riarmo. In cambio l’inquilino della Casa Bianca ha ottenuto tutto ciò che voleva e il recente cambio di passo riflette l’accordo siglato con Kiev e l’Ue. Secondo quanto riportato dal Financial Times il mese scorso, l’Ucraina acquisterà 100 miliardi di dollari di armi dagli Stati Uniti, finanziate dall’Unione Europea, per ottenere garanzie di sicurezza Usa. Inoltre, è previsto un ulteriore accordo da 50 miliardi di dollari tra Ucraina e Stati Uniti per la produzione di droni, sfruttando l’expertise ucraina sviluppata durante il conflitto.

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