Dopo l’uccisione del generale Qasem Soleimani, l’amministrazione americana ha tutta l’intenzione di proseguire con la strategia di “massima pressione” contro la Repubblica Islamica dell’Iran. Il prossimo obiettivo è quello di azzerare la presenza iraniana in Siria. Come spiega the National Interest, l’ambasciatore James Jeffrey, rappresentante speciale degli Stati Uniti in Siria e inviato speciale della coalizione contro lo Stato Islamico, si recherà a Bruxelles la prossima settimana per discutere l’apertura di un nuovo fronte di pressione economica contro l’influenza iraniana nel Paese siriano.
Jeffrey ha confermato ai giornalisti che discuterà delle sanzioni contenute nel Caesar Syria Civilian Protection Act “e di altre questioni economiche legate al mantenimento della pressione contro il regime di Assad” con le controparti europee. L’obiettivo dell’amministrazione Trump è punire uno dei più fedeli alleati di Teheran nella regione. Il Caesar Syria Civilian Protection Act introduce nuove sanzioni contro diversi settori dell’economia siriana e colpisce i governi coinvolti nella ricostruzione del Paese. Il pacchetto di sanzioni contro Damasco, infatti, prende di mira “il governo della Siria” e i suoi rappresentanti; “Appaltatori militari, mercenari o forze paramilitari che operano consapevolmente all’interno della Siria o per conto del governo della Siria, del governo della Federazione russa o del governo iraniano”; “chi vende o fornisce consapevolmente beni, servizi, tecnologia, informazioni o altri supporti significativi che facilitano in modo significativo il mantenimento o l’espansione della produzione nazionale di gas naturale, petrolio o prodotti petroliferi del governo siriano”; “consapevolmente, direttamente o indirettamente, fornisce significativi servizi di costruzione o ingegneria al governo siriano”.
Colpire la presenza iraniana in Siria
Le sanzioni contro Damasco rientrano nella più generale “guerra asimmetrica” che l’amministrazione Trump sta conducendo contro la Repubblica Islamica dell’Iran, con l’obiettivo di far collassare il governo degli ayatollah e di arrivare a un regime change. Come conferma the National Interest, il segretario di Stato Mike Pompeo ha svolto un ruolo guida nel promuovere uno scontro militare contro l’Iran. Secondo quanto riferito, c’è il suo zampino – decisivo – nella morte di Soleimani e il suo Dipartimento di Stato spinge sempre di più verso un regime change a Teheran.
Va ricordato inoltre che le forze statunitensi hanno ucciso 25 membri di Kata’ib Hezbollah, un gruppo di miliziani appoggiati dall’Iran, il 29 dicembre, scorso, dopo che la milizia avrebbe ucciso un traduttore americano di nome Nawres Hamid in Iraq. “È importante riconoscere che gli attacchi sono stati condotti non solo in Iraq ma anche in Siria”, ha sottolineato ai giornalisti un alto funzionario del Dipartimento di Stato durante una teleconferenza del 30 dicembre. “Questo dimostra che possiamo attaccare non solo in Iraq, ma possiamo rispondere ovunque riteniamo abbia senso per noi”, ha aggiunto un secondo funzionario senior dell’amministrazione americana.
L’architetto della guerra in Iraq è consigliere di Trump
C’è un influente neoconservatore, già sostenitore della guerra in Iraq del 2003, ora alla corte di Donald Trump in qualità di consigliere informale. Si chiama David Wurmser, già consigliere per il Medio Oriente dell’ex vicepresidente Dick Cheney ed ex assistente speciale dell’ex consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton. Wurmser, secondo una serie di memo pubblicati da Bloomberg, ha sempre sostenuto che un’azione aggressiva da parte degli Stati Uniti – come l’uccisione di Suleimani – avrebbe “scosso il delicato equilibrio interno delle forze da cui il regime [iraniano] dipende”. Un tale momento di confusione, scrive Wurmser, “creerà una paralisi momentanea – e la percezione da parte dell’opinione pubblica iraniana che i suoi leader siano deboli”. Strategia, quella del neoconservatore Wurmser, ampiamente sposata dall’amministrazione Trump, perlomeno negli ultimi tempi. E ora, dopo Soleimani, l’obiettivo è la presenza iraniana in Siria.