Joe Biden e Big Tech, alleati o nemici? Non è un mistero che le società della Silicon Valley – Google, Facebook, Twitter, Amazon – abbiano a modo loro sostenuto la vittoria del candidato democratico, prima censurando durante la campagna elettorale lo scandalo che riguardava il figlio di Biden, Hunter Biden, e i suoi affari in Ucraina e in Cina, poi zittendo lo stesso The Donald e mettendo fuori gioco, con un’azione coordinata senza precedenti, il social network Parler, ampiamente usato dai fan di Donald Trump in tutto il mondo.

Il rapporto di Biden con i giganti della Silicon Valley rischia di essere, da una parte, di riconoscenza e di pacificazione per l’atteggiamento avuto durante la campagna elettorale: dall’altra, però, anche critico rispetto a qualche anno fa, poiché i democratici intendono mettere in atto azioni di contrasto allo strapotere delle Big Tech, che dovranno affrontare un maggiore controllo normativo. Nello specifico, i democratici – soprattutto l’ala più a sinistra dei dem – accusano le società di non fare abbastanza per mettere al bando i “discorsi d’odio” sui social e di essere diventate troppo potenti. Biden, dunque, non rilascerà probabilmente dichiarazioni eclatanti contro queste società né tweet al fulmicotone contro queste aziende, ma assumerà un atteggiamento piuttosto pragmatico e ambivalente, fatto di concessioni ma anche di alcune importanti limitazioni rispetto al passato.

Così Biden mettere nel mirino Londra

America First: quello che l’amministrazione Biden non accetterà, tuttavia, è un atteggiamento ostile da parte dei governi stranieri verso Big Tech. A cominciare dal Regno Unito, che lo scorso febbraio ha annunciato la partenza, nei prossimi mesi, di una serie di indagini antitrust contro alcuni giganti di Internet, fra i quali Google e Amazon. Come spiega il Corriere della Sera, il “comandante” dell’operazione è un’italiano, Andrea Coscelli, dal 2016 a capo della Competition and Markets Authority. L’intenzione è di continuare a lavorare con l’Europa, già attiva su Apple e Amazon, con indagini congiunte almeno fino all’anno prossimo. In futuro Coscelli vorrebbe esplorare le aree che non sono già state battute dalle altre autorità. Fra le nuovi armi che Coscelli avrà a disposizione c’è la possibilità di dare multe fino al 10% del fatturato: “La multe sono parte di un pacchetto perché abbiamo visto in passato che non fanno una grande differenza. Noi proponiamo un codice di condotta in cui si dice alle aziende cosa possono e non possono fare, le multe sono un bastone da usare nel caso in cui queste aziende decidano di ignorare le regole” ha dichiarato. 

Dura la reazione dell’amministrazione americana a difesa di Big Tech. Come riporta Dagospia, infatti, a Londra è già arrivato il preventivo di un conto salato, che scatterebbe se i britannici osassero sfidare gli imperi finanziari di Google, Apple, Facebook, Amazon, cioè le aziende che si spartiscono il mercato mondiale della telematica. Da Oltreoceano, infatti, è arrivata una lista di dazi che colpirebbero numerosi prodotti, tra i quali ceramica, trucchi, soprabiti, console di gioco e mobili e mirano a raccogliere 325 milioni di dollari, pari all’ impatto che Washington si aspetta dalla web tax se entrasse in vigore nel Regno Unito.

Il destino di Big Tech negli Usa

Difesa all’estero ma limitazioni in patria. Lo scorso settembre, come ricorda Agenda Digitale, le aziende della Silicon Valley si erano presentate dinanzi al Congresso Americano per rispondere alle accuse di monopolio. La Commissione di Giustizia del Congresso ha rilasciato il suo rapporto conclusivo dove si sottolinea come Amazon, Apple, Facebook, Google siano diventati, di fatto, dei monopolisti nei mercati di riferimento. Il documento invoca un aggiornamento delle regole antitrust e apre alla possibilità di una loro “frammentazione”.

Non a caso Joe Biden ha scelto Tim Wu, un docente della Columbia University noto per le sue denunce delle concentrazioni monopoliste dei giganti della Silicon Valley, come suo special assistant per la tecnologia e la concorrenza, segnale che qualche cambiamento in futuro ci sarà. Il destino di Big Tech, insomma, lo può decidere Washington, nei termini e nei modi che il governo americano riterrà più opportuno: tutti gli altri – Regno Unito compreso – sono avvisati. Perché il nazionalismo a stelle strisce non tramonta mai, che il presidente sia il “globalista” Joe Biden o il “sovranista” Donald Trump.