“Hamas non è terrorista”

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L’ambasciatore russo presso Israele, Alexander Shein, in un’intervista rilasciata all’emittente televisiva russofona israeliana Channel 9 ha ripetuto più volte, su sollecitazione del giornalista, che la Russia non considera Hamas e Hezbollah movimenti terroristici, giustificando questa decisione con il fatto che, secondo la legge russa, per terrorista si intende soltanto chi attacca persone, interessi e luoghi appartenenti alla Federazione Russa.

Le parole dell’ambasciatore russo sono immediatamente rimbalzate su molti media israeliani, che hanno accusato la Russia di ambiguità nei rapporti con i gruppi nemici di Israele, nonostante l’alleanza sempre solida fra Mosca e Tel Aviv. In particolare, si accusa l’ambasciatore di essere insensibile di fronte agli attacchi indiscriminati di Hamas nei confronti di cittadini israeliani, anche ebrei russi, che dunque sarebbero considerabili, proprio per questo, terroristi, anche secondo la legge russa. La questione, che pur sembrava soltanto formale a detta dell’ambasciatore russo, nasconde in realtà una chiara visione politica da parte del Cremlino in tutto il Medio Oriente.



Il giornalista aveva, infatti, chiesto, in sostanza, al diplomatico russo, di equiparare l’Isis a Hezbollah e Hamas. Tre organizzazioni con tre storie, totalmente diverse, con obiettivi completamente distanti e tra loro anche in conflitto. La Russia aveva ed ha tutto l’interesse affinché non siano poste sullo stesso piano organizzazioni con differenti matrici e con cui la Russia intrattiene rapporti totalmente diversi. Lo Stato islamico combatte Hezbollah, mentre Hezbollah, alleato dell’Iran è a sua volta alleato della Russia nel conflitto siriano. Soltanto per questo motivo, che già sarebbe dirimente, la Russia non può considerare la formazione libanese paragonabile allo Stato Islamico.

Sarebbe stato un duro colpo per le relazioni diplomatiche con l’Iran ma soprattutto controproducente nello scacchiere della guerra al Califfato, dove Hezbollah rappresenta un alleato fondamentale per il sostengo alle forze di Damasco e per sconfiggere le truppe ribelli filoarabe e sostenute dalla coalizione internazionale. Per quanto concerne Hamas,la diplomazia russa ha sempre affermato quanto detto dall’ambasciatore nell’intervista.

Già nel 2015, Mikhail Bogdanov, già rappresentante russo alla Lega Araba, aveva affermato che la Russia aveva contatti con chiunque, anche con Hamas, in qualità di organizzazione che rappresentava parte della società palestinese. Già a quei tempi, Bogdanov aveva affermato che secondo la legge russa, nessuna organizzazione può essere considerata terrorista senza aver commesso attacchi di qualunque genere alla sicurezza di Mosca. In questa linea comune di motivazione, soggiace, chiaramente ‘intento del Cremlino di non indispettire nessuno nell’area mediorientale. Per anni, la Russia ha voluto assumere un ruolo di mediazione nella regione, compreso nel conflitto israelo-palestinese. I leader di Hamas furono ricevuti da Vladimir Putin anche a Mosca per fare in modo che rinunciassero agli attacchi a Israele e lo riconoscessero. Hamas, nonostante il rifiuto del consiglio russo, non rifiutò l’invito né la mediazione da parte della Russia, che anzi rappresentava un giusto tramite con i governi israeliani.

A conferma del ruolo della Russia di Putin nel contesto palestinese, nel gennaio di quest’anno i leader di Hamas e Al-Fatah si sono incontrati a Mosca per siglare un memorandum d’intesa sul riconoscimento di un governo palestinese di unità nazionale. Nel rifiuto della Russia di considerare Hamas come un gruppo terrorista, può essere sicuramente inserito il tema del riavvicinamento di Hamas con l’Iran negli ultimi tempi. Già nella scorsa estate, da più parti, si era osservato come vi fosse stata una riapertura dei canali di comunicazione fra Teheran e l’organizzazione palestinese dopo anni di interruzione a causa della guerra in Siria. Nel 2012, Hamas si rifiutò di sostenere il governo di Assad, raggelando i rapporti con tutta la comunità sciita e l’Iran. Tuttavia, il bisogno di finanziamenti, la volontà di non chiudersi a livello internazionale e la mediazione russa, avevano condotto a un miglioramento dei rapporti. Oggi, con la crisi qatariota, Hamas potrebbe stringersi ancora di più con Teheran, consapevole di aver perso il vero rubinetto di denaro per la sua lotta. Un vero e proprio intricato gioco di alleanze in cui ogni pedina spostata rappresenta l’inizio di un effetto a cascata sulla posizione di tutti i belligeranti. Un gioco in cui la Russia, astutamente, gioca il suo ruolo di mediazione imponendosi, agli occhi di tutti, come potenza pacificatrice e che vuole stabilizzare tutto il Medio Oriente.