Skip to content
Politica

L’Ambasciatore Marsili: “Bene il governo sugli asset russi”. E sulla Ue: “Da Trump una sveglia positiva”

L'ambasciatore Carlo Marsili elogia la posizione del governo Meloni, allineata al Belgio, contro l'uso degli asset russi congelati.
Ambasciatore Carlo Marsili Ucraina Trump

“Bene ha fatto il governo Meloni a seguire la linea del Belgio sugli asset russi”. Lo afferma a InsideOver l’ambasciatore Carlo Marsili, senior fellow della Fondazione Nodo di Gordio e noto come “l’eterno Ambasciatore d’Italia ad Ankara” per l’impronta profonda lasciata nelle relazioni bilaterali durante il suo lungo incarico come Capo Missione in Turchia.

Lo abbiamo contattato per un commento sulla situazione dei negoziati tra Occidente e Federazione Russa in vista di un possibile accordo sull’Ucraina. Da Mosca, nel frattempo, è arrivato un secco “no” alla presenza di truppe Nato sul territorio ucraino, mentre il Cremlino ha ribadito che non farà “nessuna concessione sui territori”. “Vogliamo la pace, non una tregua”, ha affermato il portavoce Dmitry Peskov. Intanto, i leader Ue riuniti a Berlino hanno confermato l’impegno congiunto con gli Stati Uniti per sostenere Kiev e manifestato la volontà di costituire una forza multinazionale a guida europea. Secondo alti funzionari Usa, il 90% delle questioni tra Mosca e Kiev sarebbe già stato risolto.

Ambasciatore Marsili, a che punto siamo con i negoziati?

“I negoziati potrebbero seriamente iniziare, ma un giorno sembrano avvicinarsi e un altro allontanarsi. La mia impressione è che la pressione americana sia diventata molto forte e alla fine diventi difficile per Kiev porre condizioni ulteriori. La stessa cosa vale per la Russia, anche se non ha molto interesse a negoziare dal momento che sta vincendo. Credo comunque che si arriverà a un accordo: non c’è molto tempo, perché Trump ha molta fretta. Così come ha voluto ‘chiudere’ la questione in Medio Oriente, alla fine penso ci riuscirà anche in questo caso, con una soluzione accettabile”.

Ma l’Europa che ruolo ha? A volte sembrerebbe quasi metta in campo delle azioni di disturbo…

“Il ruolo dell’Europa è poco superiore a quello di comparsa, nonostante tutto. Si sta agitando molto, ma alla fine è Trump che darà il contributo decisivo. L’Europa si sta agitando, vuole far vedere che esiste – e tutto sommato avrebbe dovuto esistere un po’ prima. Finora la parte giocata dall’Europa non è stata molto produttiva: la posizione europea è sembrata rendere più difficile il negoziato anziché facilitarlo. Questo ha irritato molto la parte americana”.

Kiev vuole delle garanzie di sicurezza.

“Bisogna vedere che tipo di garanzie verrà fornito all’Ucraina: su quello l’Europa potrà giocare un ruolo, fino a un certo punto. La Crimea è persa e anche sul Donbass è difficile che gli ucraini possano ottenere qualcosa. L’Ucraina ha bisogno semmai di un plus di sicurezza, che significa non certamente l’ingresso nella Nato – quello è escluso e lo ha detto anche Zelensky – ma che ci possano essere garanzie in qualche modo simili – ma non automatiche – a quelle che la Nato dà ai propri membri. L’ingresso di Kiev nell’Unione Europea non credo venga visto così negativamente da Putin. Per quanto riguarda la Nato, invece, è insostenibile”.

Tuttavia, molti dimenticano che l’articolo 42 comma 7 del Trattato sull’Unione europea (TUE) afferma che, qualora uno stato membro subisca un’aggressione nel suo territorio, “gli altri membri sono tenuti a prestargli aiuto e assistenza”…

“Teoricamente sì, ma in che modo? L’Europa non ha nessuna possibilità militare seria, se non eventualmente tra anni. La difesa europea è stata appaltata agli Usa per tanto tempo; ora c’è una sveglia che è suonata, ma i risultati si vedranno tra molti anni”.

Questa è una settimana decisiva anche per l’eventuale impiego degli asset russi congelati. L’Italia sembra si sia smarcata dai “falchi” a supporto del Belgio.

“L’Italia ha fatto benissimo ad assumere la posizione che ha assunto. Congelare gli asset è una cosa ma non si possono impiegare. Il rischio è che si ripercuota molto negativamente, checché ne dicano i Paesi baltici, dopotutto l’Europa non può sempre dare retta a questi Paesi. La posizione che ha assunto l’Italia, insieme al Belgio, è condivisibile”.

Le critiche dell’amministrazione Trump rivolte all’Unione Europea in occasione della pubblicazione della National Security Strategy hanno irritato e indignato molti. Lei che idea si è fatto?

“La mia generazione è cresciuta con il sogno degli Stati Uniti d’Europa: era un’idea di grande valenza negli anni ’50-60. Ora, però, il problema è che quando passano 60-70 anni e un obiettivo non viene raggiunto – come gli Stati Uniti d’Europa, quindi un’Europa federale – bisogna essere realisti e dire che questo è irraggiungibile, per ragioni storiche, politiche e tutto sommato per una diversa concezione dell’Europa. È ora di prendere atto di una realtà: bisogna puntare a un’Europa diversa”.

Cioè?

“I sovranismi si stanno rivelando molto forti; bisognerà passare attraverso un’Europa delle patrie, come quella immaginata da De Gaulle, che nella sua visione europea aveva inserito Turchia e Russia, escludendo la Gran Bretagna, che definì un cavallo di Troia dell’America. Bisogna passare a una nuova concezione dell’Europa dei popoli, più integrata, però mantenendo il rispetto degli Stati. Si potrà arrivare a forme di difesa comune, a forme di collaborazione in altri settori, togliendo i lacci burocratici. Trump ha usato modi trumpiani ma non ha raccontato storielle: ha detto cose vere”.

Quindi ha ragione il presidente Usa?

“È vero che quest’Europa non funziona, è vero che sta dimenticando la propria identità anche nei confronti dell’immigrazione. L’immigrazione irregolare va fermata assolutamente: è già tardi, ora se ne accorgono tutti. Non riescono a fermarla con le norme perché sono sbagliate, perché si riferiscono a principi di accoglienza di tanti anni fa, quando c’era l’Unione Sovietica. Quei principi oggi vanno rivisti. Il discorso di Trump è una sveglia positiva perché costringe l’Europa a riflettere su che tipo di Europa vogliamo costruire, visto che l’altra è fallita”.

Noi di InsideOver ci mettiamo cuore, esperienza e curiosità per raccontare un mondo complesso e in continua evoluzione. Per farlo al meglio, però, abbiamo bisogno di te: dei tuoi suggerimenti, delle tue idee e del tuo supporto. Unisciti a noi, abbonati oggi!


Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.