La domanda che si pone il quotidiano turco Sabah è di quelle toste, tostissime: l’egemonia planetaria degli Stati Uniti è davvero arrivata al punto di non ritorno per colpa della trinità formata da Russia, Cina e Turchia? L’incubo di Washington, cioè rinunciare al gradino più alto del podio per fare spazio a un possibile rivale (o gruppo di rivali), potrebbe presto diventare realtà. Come sottolinea anche l’agenzia Sputnik, l’Occidente a trazione statunitense rischia di dover fare i conti con una combinazione potenzialmente letale. La “catastrofe naturale” che minaccia di abbattersi sulla Casa Bianca è data dalla tripla forza distruttrice di Mosca, Ankara e Pechino, ognuna delle quali sta erodendo a suo modo la linfa Usa. Il paragone utilizzato da Sabah è emblematico e abbraccia un tema di stretta attualità nel panorama occidentale: le calamità naturali. Da questo punto di vista, la politica autonoma della Turchia può essere paragonata a uno tsunami, quella della Cina al cambiamento climatico e, ancora, quella russa a un uragano.

Una combinazione letale

I rapporti tra i tre Paesi citati sono cambiati rispetto a qualche decennio fa e, secondo la tesi, avrebbero contribuito a piazzare la Russia al centro di questa nuova sinergia internazionale. Mosca, infatti, un po’ per convenienza geopolitica, un po’ per necessità, ha rinforzato le relazioni con quei Paesi storicamente più vicini agli Stati Uniti, come ad esempio Israele, Egitto e Arabia Saudita. In altre parole, l’Orso russo ha fatto proseliti tra le fila dei vecchi alleati di Washington i quali, da quando Donald Trump è stato eletto presidente, si sono ritrovati privi di certezze. Fare breccia nel loro cuore è stato più facile del previsto. Spostandosi in Turchia, Ankara ha una funzione diversa rispetto a Mosca. Il governo turco è una sorta di perno d’acciaio attorno al quale ruotano le regioni a maggioranza musulmana situate in Africa settentrionale, Medio Oriente, Balcani, Asia centrale e Caucaso. Erdogan è però un personaggio molto ambiguo. Se da un lato il Sultano sogna di riesumare dalle ceneri una parvenza imperiale per lo Stato che amministra, dall’altro sa bene che oscillare tra Stati Uniti e Russia ha portato in cassaforte diversi vantaggi. Non è detto, dunque, che la Turchia decida di sacrificare una gallina dalle uova d’oro (leggi: gli Stati Uniti) sull’altare di Mosca e Cina in cambio di vantaggi non meglio definiti. Arriviamo infine proprio alla Cina: Pechino, considerato espressamente il pericolo numero dall’amministrazione Trump, sta contribuendo a plasmare la geopolitica internazionale a sua immagine e somiglianza. Detto in altri termini, la Russia erode le storiche alleanze Usa mentre la Turchia si fa portavoce dei Paesi musulmani di varie regioni sensibili; la Cina completa il trittico agendo su scala globale.

Tra i tre litiganti il terzo gode

L’unica soluzione che hanno gli Stati Uniti per evitare il peggio (o meglio una catastrofe, dal loro punto di vista) è concentrarsi solo ed esclusivamente sulla Cina. Le strade sono due: Washington potrebbe scegliere di ingaggiare un testa a testa senza esclusione di colpi con Pechino, andando però incontro a vari rischi – da quello di perdere il duello al risvegliare sentimenti antiamericani in gran parte del mondo – oppure giocare la carta della diplomazia. In quest’ultimo caso, gli Stati Uniti dovrebbero fare in modo di portare sia la Russia che la Turchia dalla propria parte, isolando la Cina. La prima opzione è complicata e pericolosa, la seconda pressoché impossibile ma qualcosa dovrà esser fatto al più presto visto che il ruolo degli Usa nel mondo oggi vacilla come non mai. In ogni caso, anche laddove il trio Mosca-Ankara-Pechino riuscisse a indebolire gli Stati Uniti, chi trarrebbe vantaggio dal nuovo scenario geopolitico che si verrebbe a creare? Facendo un rapido ragionamento, alla Cina di Xi Jinping, l’unico tra i tre Paesi citati che ha i mezzi per estendere i propri tentacoli in tutto il mondo. Russia e Turchia rischierebbero di accollarsi una buona dose di lavoro sporco per poi accontentarsi di un predominio più o meno regionale.