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Cina e Corea del Nord sono due Paesi accomunati da una lunga amicizia. Senza andare troppo indietro nel tempo, a cavallo tra il 1950 e il 1953, cinesi e nordcoreani combatterono fianco a fianco nella Guerra di Corea contro un nemico, gli Stati Uniti, che oggi ha rinsaldato lo storico legame che unisce Pechino a Pyongyang. Il rapporto sino-coreano è così solido che alcuni esperti hanno paragonato gli attori in causa a labbra e denti; così come le labbra proteggono i denti dagli agenti esterni, la Corea del Nord può essere concepita come un cuscinetto che separa la Cina dalla Corea del Sud, e quindi dalle ingerenze degli Stati Uniti. Certo, l’amicizia cinese nei confronti di Pyongyang poggia anche sulla promiscuità ideologica, tanto è vero che il sistema politico nordcoreano sembra per certi versi ricalcare il modello cinese su scala ridotta. Ma l’anello che congiunge i cuori pulsanti delle due Nazioni, più che l’ideologia annacquata del passato, è la necessità di scrollarsi di dosso la minaccia degli Stati Uniti.

Il rapporto tra Xi Jinping e Kim Jong Un

Alla luce del sole il leader cinese Xi Jinping ha più volte teso la mano all’omologo nordcoreano Kim Jong Un, ma al tempo stesso ha avuto modo di preoccuparsi per certi test effettuati in passato dal rampollo di Pyongyang. Xi vuole stabilità in tutta l’Asia, a maggior ragione nella sua zona di influenza prediletta, e l’esuberanza mostrata in alcune circostanze da Kim, alla lunga, avrebbe potuto mettere a dura prova la cristalleria di Pechino. Era necessario un chiarimento tra i due e, raccontano i più informati, i nodi sono stati subito sciolti dopo uno dei tanti meeting avvenuti nei mesi scorsi. Kim Jong Un è ormai un attore politico che può permettersi di trattare da pari a pari con Donald Trump, e per Xi è sempre più difficile controllarlo (o quanto meno influenzarlo) a distanza. Ecco perché la Cina ha recentemente sottolineato come fosse necessaria una più stretta cooperazione sulla scena mondiale tra Pechino e Pyongyang: l’unione costringerebbe Xi e Kim a compiere esattamente gli stessi passi.

Un’alleanza che fa comodo a tutti

Come ha sottolineato anche il South China Morning Post, quando la Corea del Nord rimarca la vicinanza con la Cina lo fa perché è in procinto di riprendere i colloqui di denuclearizzazione con gli Stati Uniti. Anche se Kim, come detto, è ormai maturo, il leader nordcoreano sa bene che da solo non può farcela e che senza il supporto dietro le quinte di Pechino il rischio di un fallimento diplomatico con Washington resta altissimo. Perché Cina e Corea del Nord continuano a mostrare al mondo la loro vicinanza anche se, per motivi diversi, farebbero volentieri a meno l’una dell’altra? Per quella che è stata ribattezzata “alleanza strategica”.  D’altronde è stato lo stesso Kim a dichiararlo ai media nordcoreani: “Gli incontri avvenuti tra me e il presidente Xi hanno dimostrato la nostra volontà di sviluppare l’amicizia tra i nostri Paesi”. Un’amicizia definita “preziosa” e “strategica”.

La nuova immagine di Pyongyang

Se analizziamo il linguaggio utilizzato dalla Corea del Nord per riferirsi alla Cina, notiamo come rispetto al passato Pyongyang abbia sostituito i termini rivoluzionari e ideologici come “legami di sangue” o “cameratismo rivoluzionario” con espressioni più convenzionali. Ora che Kim ha ottenuto la legittimazione politica di cui aveva bisogno per apparire agli occhi della comunità internazionale come leader a tutti gli effetti, l’obiettivo del presidente nordcoreano è legittimare allo stesso modo anche la Corea del Nord. Questo Paese viene infatti ancora percepito dall’opinione pubblica come uno Stato anormale, ma Pyongyang ha bisogno di proiettare all’esterno una diversa immagine di sé. E anche qui la Cina può aiutare Kim nel suo piano.





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