Sin dalle elezioni presidenziali del 2016, Donald Trump fu osteggiato da un partito “trasversale”, quello formato dai liberal democratici e neoconservatori. Nell’agosto del 2016 Paul Wolfowitz, l’ex funzionario dell’amministrazione di George W. Bush definito “l’architetto” della guerra in Iraq, dichiarò la sua intenzione di appoggiare la candidata dem Hillary Clinton. “La nostra sicurezza dipende dall’avere buoni rapporti con i nostri alleati. Trump mostra principalmente disprezzo per loro”, sostenne Wolfowitz. 

Oltre a Wolfowitz – al quale si è poi aggiunto l’endorsement di un altro ex funzionario dell’amministrazione di George W. Bush, Colin Powell – anche  Robert Kagan ha supportato, attraverso una raccolta fondi, la candidatura di Hillary Clinton alla presidenza degli Stati Uniti. Ciò che i neocon non apprezzavano del tycoon era la sua riluttanza a sposare l’interventismo e l’ambiziosa politica estera che loro avevano sempre promosso. Ora, come spiega l’ex agente della Cia Philip Giraldi, i neoconservatori sono tornati e “stanno cercando di distruggere la presidenza di Donald Trump” perché “c’è l’élite americana dietro questo sforzo”.

I neocon non vogliono altri quattro anni di Trump

Come nota Giraldi, un numero crescente istituzioni progressiste si sono allineate dietro la bandiera della “guerra perpetua”. La facilità con cui è avvenuta la trasformazione rivela, in modo interessante, che i neocon non hanno una reale appartenenza politica “ma condividono molti interessi comuni con i cosiddetti interventisti liberali”. I neoconservatori, spiega Giraldi, “vedono una crisi globale definita dagli Stati Uniti in termini di potere, mentre i liberali vedono la lotta come un imperativo morale, ma il risultato finale è lo stesso: l’intervento degli Stati Uniti”.

Una collaborazione in funzione anti-Trump tra liberal e neocon è ben visibile a Washington, dove è in atto una forte sinergia tra il Center for American Progress (Cap), vicino alla famiglia Clinton, e il think-tank neocon American Enterprise Institute (Aei), presieduto da Arthur C. Brooks.

Tra i gruppi neoconservatori che detestano il presidente c’è poi il Republicans for the Rule of Law, fondato da Bill Kristol nel gennaio 2018, che a sua volta è direttore di Defending Democracy Together (Ddt): organizzazioni che promuovono progetti come The Russia Tweets e Republicans Against Putin e una  politica aggressiva nei confronti della Russia e di Putin. 

Il veterano Gop che vuole le dimissioni di Trump

Come riportava la Cnbc lo scorso settembre, Bill Kristol, che ha prestato servizio nelle amministrazioni dei presidenti repubblicani Ronald Reagan e George W. Bush, affermò che la sua organizzazione no-profit Defending Democracy Together sta cercando un candidato Gop per correre contro Trump nel 2020.

“Stiamo pensando e stiamo facendo un lavoro preliminare per preparare una corsa primaria contro Trump”, ha detto Kristol in un’intervista. I tre potenziali candidati repubblicani che hanno criticato apertamente il presidente individuati da Kristol sono: il senatore Ben Sasse del Nebraska, il senatore uscente Jeff Flake dell’Arizona e il governatore dell’Ohio John Kasich. Altri possibili candidati sono il governatore del Massachusetts Charlie Baker e il governatore del Maryland Larry Hogan.

Il Defending Democracy Together è finanziato da Pierre Omidyar, il cofondatore miliardario di eBay, uno dei più importanti sostenitori di cause liberali a livello mondiale insieme a Michael Bloomberg e George Soros. La collaborazione tra Omidyar e Bill Krystol potrebbe concretizzarsi con il lancio della nuova webzine The Bulwark, destinata a prendere il posto del Weekly Standard,  che si propone essere come “il nuovo centro” della “resistenza” contro Trump e la sua presidenza. 

La rinascita dei neoconservatori

Contro ogni previsione, i neocon, dopo l’esperienza al governo con George W. Bush, sono tornati al potere paradossalmente proprio con Trump e conquistando posti chiave alla Casa Bianca con la nomina di John Bolton a Consigliere per la sicurezza nazionale e di Mike Pompeo a Segretario di Stato. Il capo di stato maggiore di Bolton è Fred Fleitz, uno dei principali neocon d’America, mentre la scorsa settimana il presidente ha nominato il falco anti-Iran Richard Goldberg al Consiglio di sicurezza nazionale come direttore “per contrastare le armi di distruzione di massa iraniane”. All’interno della Casa Bianca sono noti i contrasti proprio tra il presidente Donald Trump e Bolton in merito all’annuncio del ritiro delle truppe Usa dalla Siria. 

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