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In Cina la preoccupazione per l’evolversi della crisi in Corea del Nord non si placa. Xi Jinping sta facendo il possibile per evitare una guerra, ma il rischio reale per la Cina non è più solo quello di fermare l’escalation, ma quello di evitare che Kim Jong-un possa sganciarsi dall’orbita cinese per passare a uno status di completa autonomia con le bombe nucleari e i missili intercontinentali a fare da assicurazione. Tra l’autonomia di Pyongyang e la retorica bellica di Washington, a Pechino sono preoccupati di un nuovo aumento della tensione e potrebbero anche essere disposti un intervento preventivo nei confronti del regime nordcoreano per assicurare la fine dell’autonomia di Pyongyang ed evitare che gli Stati Uniti possano decidere di intervenire militarmente causando una guerra atomica o raggiungere un accordo che vada a ledere gli interessi di Pechino. L’avvertimento del South China Morning Post di queste ultime ore non va sottovalutato. Il quotidiano di Hong Kong, che rappresenta un quotidiano estremamente importante per decifrare la politica cinese da un punto di vista più indipendente rispetto ad altri giornali marcatamente filogovernativi, ha infatti riportato il monito del professor  Shi Yinhong, dell’Università di Renmin, analista e consigliere anche del governo cinese, in cui si afferma che “le condizioni sulla penisola ora rappresentano il maggior rischio di guerra da decenni”. “La Corea del Nord è una bomba a orologeria. Possiamo solo ritardare l’esplosione, sperando che, ritardandola, verrà il momento di rimuovere il detonatore”, ha detto Shi a margine di una conferenza tenutasi a Pechino sulla crisi. Conferenza cui ha partecipato anche Wang Hongguang, ex vicecomandante della regione militare di Nanchino, il quale ha avvertito che la guerra potrebbe scoppiare nella penisola coreana in qualsiasi momento da ora fino a marzo, quando la Corea del Sud e gli Stati Uniti terranno le solite esercitazioni militari annuali. “È un periodo molto pericoloso”, ha detto Wang. “La Cina nordorientale dovrebbe mobilitare le difese per la guerra”.

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Gli avvertimenti del Scmp arrivano in concomitanza con le recenti notizie che riportano l’addestramento della popolazione della provincia di Jilin, che confina con la Corea del Nord, sul come comportarsi in caso di guerra nucleare. Le istruzioni sono state date dalle autorità locali attraverso una pagina del giornale ufficiale della provincia, con cui si descrivono minuziosamente le azioni da compiere qualora dovesse essere l’eventualità di un’esplosione atomica a seguito di una dichiarazione di guerra. In Cina hanno subito voluto affermare la “normalità” della pubblicazione di queste istruzioni in un momento di crisi come quello che negli ultimi mesi sta vivendo la penisola coreana, ma in molti vedono in questa pubblicazione un segnale di come sia la stessa Cina a preoccuparsi seriamente sulla possibilità di uno scontro armato. Una preoccupazione che potrebbe anche essere in realtà un messaggio di avvertimento nei confronti dello stesso governo della Corea del Nord.

Nelle ultime settimane, le azioni della Cina non sono state improntate a un’eccessiva fiducia nei confronti della strategia di Kim Jong-un. Il governo di Pechino ha bloccato la maggior parte del traffico commerciale tra la Cina e la Corea del Nord, sia terrestre che navale, e ha confermato l’appoggio alle sanzioni Onu nei confronti del regime. Nell’ultimo mese, sono avvenute importanti esercitazioni militari che hanno convolto le truppe al confine con la Corea del Nord. E l’incontro tra Moon e Xi Jinping ha dimostrato come entrambi i governi di Cina e Corea del Sud siano concordi nel far concludere il prima possibile questa crisi. Tutti questi gesti, uniti agli annunci di una possibile guerra imminente, potrebbero essere messaggi rivolti a Pyongyang; avvertimenti con cui Pechino vuole dire al governo nordcoreano che la pazienza è giunta al limite o che esiste la seria possibilità che gli Stati Uniti, insieme ai partner asiatici, intervengano preventivamente in Corea qualora Kim compia una nuova mossa azzardata (intervento che avrebbe sicuramente l’avallo cinese come condizione per essere effettuato). L’idea è che adesso la Corea del Nord abbia raggiunto ciò che voleva, ma che il prossimo passo falso le potrebbe costare molto caro. Gli avvertimenti della Cina, meno retorici di quelli degli Stati Uniti, devono essere presi molto seriamente.