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Politica

L’all-in della destra hindu: Modi vince le elezioni in Bengala e ora domina l’India

Sciarpa arancione attorno al collo, sorriso stampato sulla faccia, saluti alla folla e tanti coriandoli arancioni e verdi in aria. Non poteva essere più soddisfatto di così Narendra Modi, che dalla sede del Bharatiya Janata Party (Bjp) di Nuova Delhi...

Sciarpa arancione attorno al collo, sorriso stampato sulla faccia, saluti alla folla e tanti coriandoli arancioni e verdi in aria. Non poteva essere più soddisfatto di così Narendra Modi, che dalla sede del Bharatiya Janata Party (Bjp) di Nuova Delhi ha festeggiato la storica vittoria ottenuta alle ultime elezioni locali nel Bengala Occidentale, uno Stato indiano molto particolare che per 34 anni è stato guidato da una maggioranza comunista e, per altri 15, dal centrosinistra.

Il Bjp nazionalista e induista guidato da Modi ha posto fine al governo di Mamata Banerjee, una delle critiche più accanite del premier, raccogliendo 208 seggi su 294, e segnando un exploit clamoroso rispetto agli appena tre conquistati dieci anni fa. Ma perché questo risultato locale dovrebbe essere rilevante? Lo è eccome, visto che il Bengala Occidentale, uno Stato che conta oltre 100 milioni di abitanti e comprende la città di Kolkata, aveva fin qui rappresentato la grande eccezione all’avanzata politica nazionale di Modi.

Il Bjp, che era riuscito a penetrare nel cuore dell’India in lingua hindi, espandendosi a ovest e a nord-est, si era sempre fermato al cospetto di questa regione. Adesso è cambiato tutto. E peraltro in un momento inaspettato, data la crisi energetica frutto della guerra in Medio Oriente che sta scuotendo il Paese.

Il trionfo di Modi

“Oggi abbiamo scritto una nuova pagina di storia“, ha dichiarato Modi davanti ai militanti del Bjp a Nuova Delhi. “Le nostre istituzioni costituzionali hanno vinto, i nostri processi democratici hanno vinto”, ha aggiunto. Ancora più epici i toni utilizzati su X.

“Il loto fiorisce nel Bengala Occidentale! Le elezioni dell’Assemblea legislativa del Bengala Occidentale del 2026 saranno ricordate per sempre. Il potere del popolo ha prevalso e la politica di buon governo del Bjp ha trionfato”, ha proseguito Modi. “Il popolo ha conferito un mandato straordinario al Bjp e assicuro loro che il nostro partito farà tutto il possibile per realizzare i sogni e le aspirazioni della popolazione del Bengala Occidentale”, ha concluso il leader indiano.

Cosa significa la vittoria di Modi nel Bengala Occidentale, governato per gli ultimi 15 anni dall’All India Trinamool Congress? Semplice: che il suo partito di destra sta consolidando la propria presenza in regioni al di fuori delle sue tradizionali roccaforti situate nel nord e nell’ovest del Paese.

E questo ha un peso non da poco in ambito nazionale. Già, perché il Bengala Occidentale elegge 42 rappresentanti alla Lok Sabha, la camera bassa del parlamento, composta da 545 membri, risultando così il terzo Stato indiano per numero di eletti, dopo l’Uttar Pradesh settentrionale (80) e il Maharashtra occidentale (48).

L’avanzata del Bjp

La vittoria del Bjp nel Bengala Occidentale è da annoverare tra i successi più significativi dei 12 anni di governo di Modi. “Non si tratta semplicemente della sconfitta di un presidente in carica da tre mandati (Banerjee ndr), ma del completamento della lunga marcia del partito (di Modi ndr) nell’India orientale”, ha scritto non a caso la Bbc.

Dopo la grave battuta d’arresto subita alle elezioni nazionali del 2024, quando il Bjp ha perso la maggioranza in parlamento costringendo Modi ad affidarsi sugli alleati per formare un governo stabile, il partito ha ottenuto importanti successi, dall’Haryana al Bihar, assicurandosi il controllo dei potenti parlamenti regionali responsabili dei programmi sociali e dell’applicazione della legge all’interno dei rispettivi territori.

Questa volta in Bengala Occidentale le politiche assistenziali di Banerjee non hanno potuto nulla contro il ritorno di fiamma del Bjp. Il welfare della signora, che è stato a lungo l’ingrediente principale della sua agenda politica, si è indebolito al punto da non esser più in grado di contenere la polarizzazione crescente anche nello Stato. La stessa polarizzazione che ha invece consentito a Modi di tradurre questa tendenza in un linguaggio ultra nazionalista e pro indù.

Non mancano tuttavia controversie. Nove milioni di nomi, molti dei quali musulmani, sono stati cancellati dalle liste elettorali in seguito a una verifica della Commissione elettorale prima delle elezioni. Banerjee, che sarà sostituita da un primo ministro scelto da Modi, ha usato i social media per scrivere che la vittoria di Modi è stata fraudolenta, dichiarando alla Press Trust of India che il premier avrebbe manipolato la commissione e “saccheggiato voti in oltre 100 seggi”.

Negli altri Stati in cui si è votato, l’Alleanza Democratica Nazionale guidata dal Bjp si appresta a tornare al potere per la terza volta consecutiva in Assam e a vincere in Puducherry, mentre nel Tamil Nadu ha trionfato un nuovo partito politico formato dal popolare attore Joseph Vijay Chandrasekhar. Il Congresso Nazionale Indiano, all’opposizione, si appresta a formare il governo in Kerala.

Il Bengala Occidentale era considerato una cartina al tornasole per valutare fino a che punto la destra induista potesse spingersi. “Adesso più di 20 stati del Paese sono governati dalla coalizione del Bjp”, ha tuonato Modi, aggiungendo che sempre più indiani stanno constatando che il Bjp è sinonimo di “buon governo”.

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