L’Albania è attraversata da forti tensioni che vedono contrapporsi l’esecutivo socialista del Paese, guidato dal premier Edi Rama, il Presidente della Repubblica Ilir Meta, ora indipendente ed in passato membro del Partito Socialista per l’Integrazione ed i sostenitori dell’opposizione. L’oggetto del contendere sono le riforme dell’apparato giudiziario albanese, fortemente volute dall’Unione Europea e fondamentali, secondo Bruxelles, per favorire un futuro accesso di Tirana nell’organizzazione. L’opposizione ha accusato l’esecutivo di esercitare un controllo eccessivo sul sistema giudiziario: è infatti in corso, con l’aiuto di esperti internazionali, uno scrutinio per identificare chi, tra gli 850 giudici e procuratori del Paese, è corrotto e deve essere purgato. Ilir Meta, invece, ha detto che il governo avrebbe messo in atto un golpe che lo avrebbe privato della possibilità di nominare il sostituto di un giudice della Corte Costituzionale.

Problematiche serie

Lo scontro tra Meta e l’esecutivo di Edi Rama rischia di far precipitare il Pese nell’instabilità: il Capo di Stato ha infatti minacciato di sciogliere il Parlamento qualora la maggioranza non ritiri il provvedimento sulle modifiche delle nomine della Corte Costituzionale ed ha esplicitato queste intenzioni nel corso di una manifestazione convocata da lui stesso nella capitale Tirana. Il presidente della Repubblica, però, ha la facoltà di sciogliere il Parlamento solo qualora quest’ultimo non riesca nominare un Primo Ministro o qualora l’esecutivo subisca un voto di sfiducia. Non è chiaro, dunque, fino a che punto si potrà spingere lo scontro tra le parti ma questa vicenda rischia di avere un impatto negativo sulle prospettive economiche di Tirana. Secondo quanto riferito nel mese di novembre 2019 da Anila Denaj, Ministro dell’Economia e delle Finanze, la crescita economica prospettata per il 2020 dovrebbe essere del 4,1 per cento e ciò dovrebbe portare alla creazione di almeno 35mila nuovi posti di lavoro e ad una riduzione del tasso di disoccupazione, attualmente inferiore all’11 per cento. La Banca Mondiale, invece, aveva offerto una visione leggermente meno ottimistica in merito alle prospettive di Tirana stimando, per il biennio 2020-2021, una crescita del 3,4-3,6 per cento. Sullo sfondo, poi, c’è l’incognita coronavirus: la malattia non si è ancora diffusa, fortunatamente, nel Paese delle Aquile ma questa eventualità è comunque presente e potrebbe andare ad impattare, anche in maniera significativa, sulla crescita del sistema. La congiuntura economica del Vecchio Continente e quella mondiale, peraltro, potrebbero influenzare le prospettive albanesi anche qualora il virus non si diffondesse all’interno della nazione.

Le prospettive

I cittadini albanesi non dovrebbero recarsi alle urne, per il rinnovo del Parlamento, fino al 2022 e ciò dovrebbe garantire all’esecutivo di Edi Rama buone prospettive di sopravvivenza politica. Il Partito Socialista, infatti, gode della maggioranza assoluta dei seggi nell’Assemblea legislativa, 74 su 140 e può governare senza la necessità di formare una coalizione. Sullo sfondo, però, c’è il rischio che una escalation delle proteste di piazza possa portare al collasso dell’esecutivo ed alla formazione di dinamiche preoccupanti in grado di alterare lo status quo. Edi Rama, giunto al secondo mandato, dovrà cercare di governare la situazione con perizia ed abilità se non vorrà farsi travolgere dall’onda lunga del dissenso.