In un recente articolo, Marcello Foa ha affrontato l’affare Afghanistan descrivendolo come un cruccio per la Nato perché, in quindici anni, non è riuscita a sconfiggere i talebani né a mettere in sicurezza il paese.Come già accennato in precedenti analisi, terrorismo e traffico di droga restano una piaga per la nazione centro asiatica che i russi, con la 201^ divisione lungo il confine con Uzbekistan e con il Tagikistan, e Kabul con le sue forze armate (sostenute dagli Usa) cercano di risolvere. L’Alleanza nordatlantica, dunque, darà corso all’impegno afghano anche oltre il 2016; e anche l’Italia è pronta ad inviare altri uomini nell’area di propria competenza, per compensare il ritiro unilaterale della Spagna. I nuovi arrivi si sommeranno ai 950 già presenti.Dopo una intera generazione di conflitto, sopravvive la speranza di un ritiro prossimo che lasci dietro di sé un paese normalizzato?Secondo i paesi dell’Alleanza, riunitisi a Varsavia il 7-8-9 luglio scorso, la strada della pacificazione e della stabilizzazione può essere ancora percorsa. D’altronde, il Warsaw Summit Declaration on Afghanistan parla chiaro:“Sostenere la missione di supporto oltre il 2016 con un un modello regionale flessibile, per continuare a fornire formazione, consulenza e assistenza per la sicurezza alle istituzioni afgane tra cui la polizia , l’aviazione e le forze speciali . Continueremo a mantenere la missione e la sua configurazione (…) Continuare con i contributi nazionali al sostentamento finanziario delle Forze nazionali di difesa e di sicurezza afgane, fino alla fine del 2020” .Per approfondire: Afghanistan, ventre molle di PutinQuanto al futuro della nazione, fra i punti conclusivi dell’accordo si legge:“Assicurare la stabilità dell’ Afghanistan resta un obiettivo essenziale. (…) Un Afghanistan stabile e prosperoso sosterrà la stabilità e la prosperità dell’intera regione”.C’è, quindi, da aspettarsi che quello iniziato nel 2001 possa rivelarsi il conflitto più lungo del nuovo Millennio e fra i più duraturi e costosi dell’Era contemporanea, malgrado il successo delle operazioni anti talebane, anti Islamic State Khorasan Province e contro il narcotraffrico sia tutt’altro che scontato.E che vincere in Afghanistan sia cosa dura, lo conferma l’ex Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale dell’Aeronautica Militare Mario Arpino, commentando l’incremento del contingente italiano:“E’ una terra fatta di vallate, ciascuna controllata da un signore della guerra; pertanto è una struttura sociale antica che fa parte della cultura, dell’identità di un popolo. Temo che, in particolare per l’Italia, possa ripetersi una situazione simile a quella in Libano, dove siamo stanziati dal ’79 ma senza un reale impatto operativo. 150 soldati in più? E’ solo un favore che Roma fa a Washington per ricambiare il nostro mancato intervento in Siria”.Poi, relativamente alla presenza dei russi lungo i confini uzbeko e tagiko, l’ufficiale non è convinto che Mosca da sola possa garantire stabilità ed equilibri:“La Russia non rimetterà mai piede in Afghanistan; la lezione del ’79-’89 è stata sufficiente a far capire che un’altra campagna sarebbe impensabile. Inoltre, nel corso di quella guerra Mosca non ha avuto modo di capire e di conoscere il territorio in cui combatteva: occupò sì, centri strategici, ma non si spinse mai nelle aree montane, se non per rapide sortite di bombardamento”.Per approfondire: Il lato oscuro della guerra in AfghanistanLa questione russa è stata argomento anche del summit: la Nato ha infatti assicurato il turn over delle truppe lungo i confini polacco e lettone, decisione che rievoca i tempi cupi della Guerra fredda.Ancora Arpino: “Con questa mossa la Nato si gioca la sua credibilità davanti a Putin: schiera uomini e mezzi sui confini orientali perché ragiona ancora secondo logiche da cortina di ferro, ma lo fa a rotazione per non innervosire il Cremlino. In ogni caso, questa è una mossa a doppio effetto, parchè darà ai russi l’idea che essa stessa non sia ben sicura che, in caso di emergenza, l’art. 5 del Trattato (uno per tutti, tutti per uno) funzionerà a dovere, come i nuovi alleati dell’est giustamente si attendono….”

Nel campo comunista di Goli Otok
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