I Verdi tedeschi affondano su Angela Merkel cercando di colpirla in maniera indiretta mettendo in difficoltà uno dei suoi maggiori sostenitori, il comparto automobilistico. Al centro delle accusa Volkswagen, accusata di aver messo l’esigenza del business davanti ai diritti umani aprendo una fabbrica nella regione dello Xinjiang, in cui va in scena il controverso rapporto tra il governo cinese e la minoranza uigura.

Contattato da Politico l’eurodeputato Reinhard Bütikofer, 57 anni, a Strasburgo dal 2009, portavoce dei Verdi europei per la politica estera e presidente della delegazione del Parlamento europeo per le relazioni con la Cina, ha attaccato duramente il gruppo di Wolfsburg per la sua decisione di aprire un impianto a Urumqi, capoluogo dello Xinjiang, accodandosi alla pressione di diverse Ong che hanno recentemente chiesto ad altre aziende (Nike, Adidas, Amazon) di ridurre la loro presenza nello Xinjiang.

La tesi di Bütikofer è che la Cina stia creando un “inferno totalitario” nello Xinjiang attraverso spostamenti massicci di popolazione, politiche di confinamento ai lavori forzati e costruzione di campi di rieducazione e che le industrie ivi presenti facciano di fatto il suo gioco. La situazione nello Xinjiang è estremamente complessa: da un lato Pechino deve fare i conti con una continua insorgenza jihadista, con il Partito islamico del Turkestan che ha mandato guerriglieri a farsi le ossa in Siria, Iraq, Afghanistan; dall’altro, la Cina ha effettivamente dato mano libera alle forze di sicurezza contro la minoranza musulmana, puntando a una graduale “annessione” dello Xinjiang al corpo della nazione han e al suo sistema sociale ed economico, non mancando di celebrare gli investimenti e i progetti infrastrutturali che ne faranno un hub della “Nuova via della seta”.

La Cina, secondo quanto scrive in un report la Jamestown Foundation, ha conosciuto ufficialmente l’abolizione del sistema di campi di rieducazione e di lavoro forzato nel 2013, ma è al tempo stesso accusata di mantenerli operativi nella terra degli uiguri. E infatti, scrive Formiche, al centro dello scontro tra l’eurodeputato e Volkswagen c’è un rapporto di febbraio pubblicato dall’Australian Strategic Policy Institute (che secondo Huawei Australia lavora da lobby anticinese più che da think tank) che racconta le deportazioni di massa di uiguri ai lavori forzati nello Xinjiang”.

Quello dell’eurodeputato verde è un calcolo sotto certi punti di vista estremamente spericolato. Volkswagen, che si è difesa sottolineando di non aver notizia di alcuna violazione dei diritti umani nei suoi impianti, è accusata in primis per la stessa localizzazione geografica del suo sito di produzione, non per la condotta concreta dei suoi gestori. Inoltre, è tutta da verificare la tesi secondo cui una presenza nello Xinjiang contribuirebbe effettivamente a incentivare la repressione sugli uiguri: portando sullo Xinjiang capitali e interesse internazionale, un investimento diretto estero può contribuire sia a smorzare le tensioni che a spingere la Cina a un atteggiamento prudente. Fermo restando che la vera partita sullo Xinjiang non è tanto sui diritti umani, quanto sulla geopolitica: esso rappresenta una delle regioni periferiche su cui gli avversari della Cina premono per contenerne l’ascesa, e in questo contesto gli Stati Uniti e i loro alleati asiatici hanno ripreso con forza la retorica umanitaria.

I Verdi si stanno in tal senso smarcando dalla Merkel, che col suo atteggiamento ha più volte fatto da pontiere tra Europa e Cina, e preparando per un futuro da partito di prima fascia in Germania costruendo le loro personali garanzie “atlantiste”: con una Cdu-Csu che viaggia a gonfie vele nei sondaggi, i Grunen possono comunque ambire nel voto del 2021 alla seconda piazza e a attrarre su di essi un forte interesse internazionale. La scelta di campo occidentalista, compiuta attraverso la sfida alla Merkel e ai colossi dell’auto già da tempo nel bersaglio degli ecologisti, è in tal senso da vedere come una manovra tattica, funzionale al fronte interno. La scommessa è chiara: sperare in una vittoria “progressista” alle presidenziali Usa e nella crescita del sostegno di una possibile presidenza di Joe Biden a una retorica diritto-umanista per cui i Verdi tedeschi e il nuovo centro-sinistra di tutta Europa sono decisamente attrezzati e che ne valorizzerebbe l’importanza strategica oltre Atlantico. Anche quello dei Verdi sul caso degli uiguri è, in fin dei conti, un calcolo politico.

 

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