Emmanuel Macron, nel convocare le elezioni, ha puntato su due elementi in particolare: scommettere sugli “sbarramenti repubblicani” contro Marine Le Pen e su un meccanismo della legge elettorale che, grazie al maggioritario attuato su 577 collegi uninominali, potrebbe quantomeno ridimensionare il successo della rappresentante dell’estrema destra francese.
La domanda, a pochi giorni dal primo turno fissato per il 30 giugno, viene ripetuta come un mantra dai media transalpini: l‘azzardo del presidente francese pagherà? Di certo, lo scioglimento anticipato dell’assemblea ha creato profondi scossoni all’interno del Paese. E ha scompaginato una serie di delicati equilibri politici che, all’indomani del secondo turno, potrebbero far emergere non poche sorprese.
La polarizzazione tra destra e sinistra
Un primo effetto creato direttamente dalla scelta di Macron di mandare il Paese al voto, riguarda l’accentuazione della polarizzazione tra destra e sinistra. Rassemblement National, il partito di Marine Le Pen, con il 32% ottenuto alle europee viaggia verso importanti percentuali di consenso anche in vista delle legislative. Questo ha spinto, nella parte più a sinistra del mosaico politico francese, alla creazione di una nuova unione chiamata Nuovo Fronte Popolare.
Al suo interno c’è Jean Luc Melenchon, a capo della formazione della sinistra radicale chiamata La France Insoumise, così come i “rinati” socialisti capaci di piazzarsi al terzo posto nelle scorse europee e superare proprio il partito di Melenchon. Dentro il Fronte hanno trovato spazio anche Verdi e Comunisti. Un’alleanza variegata dunque, creata proprio in funzione anti Le Pen e accreditata di almeno il 29% dei consensi. Non così lontana dunque, almeno dei sondaggi, al 30%-32% in cui viaggia Rassemblement National.
La sfida, a meno di clamorose sorprese, dovrebbe riguardare i due poli più agli antipodi del quadro parlamentare. Alla crescita della destra infatti, ha corrisposto la creazione di un fronte di sinistra comprendente tanto le componenti più moderate quanto quelle più radicali.
Gli imprenditori potrebbero puntare su Le Pen
La polarizzazione venutasi a creare in queste (poche) settimane di campagna elettorale, ha messo in agitazione soprattutto la classe imprenditoriale. Da sempre molto influenti nelle vicende politiche più importanti del Paese, non è un mistero che sono state proprio molte associazioni imprenditoriali nel 2017 a lanciare la corsa di Emmanuel Macron. Oggi, vedendo il sistema politico stretto tra due fuochi, il mondo delle imprese francesi potrebbe scegliere il male da loro considerato minore. E dunque, come evidenziato sul Financial Times nei giorni scorsi, la bilancia penderebbe a favore di Marine Le Pen. Il Rassemblement National, in particolare, è indicato come un partito dal programma economico non condivisibile dagli imprenditori ma più “aggiornabile”. Al contrario, il Nuovo Fronte Popolare sembra avere un programma ben consolidato su molte posizioni.
Sul Financial Times, gli imprenditori francesi intervistati hanno più volte citato Giorgia Meloni: secondo loro infatti, Marine Le Pen potrebbe intraprendere un percorso di spostamento da destra verso il centro in campo economico, al pari di quello già attuato dall’attuale presidente del consiglio italiano.
E Macron?
Le dichiarazioni degli imprenditori hanno messo in allarme sia il Nuovo Fronte Popolare e sia il presidente Emmanuel Macron. La presa di posizione ufficiosa delle associazioni imprenditoriali, potrebbe portare a una crepa nel “muro repubblicano” anti Le Pen. Del resto, una fessura è già apparsa nel momento in cui una parte dei gollisti, quelli rimasti fedeli all’esautorato Eric Ciotti, ha appoggiato il partito di Le Pen. Creando così un’inedita alleanza tra estrema destra e destra moderata.
Per provare a tenere unito il mosaico, gli anti Le Pen dovrebbero sperare nell’unione tra la sinistra del Nuovo Fronte Popolare e la coalizione centrista/liberale Renaissance di Macron. Nel secondo turno, quando per eleggere un deputato gli elettori di un collegio scelgono tra i candidati che nel turno precedente hanno raggiunto almeno il 12.5% dei consensi, sinistra e centro potrebbero unire le forze per scavalcare i rappresentanti di Rassemblement National.
Ma tutto al momento è avvolto da una fitta nebbia di incertezza. Macron infatti, in alcuni casi, ha deciso di non presentare propri candidati perché dati già perdenti. In tal modo, potrebbe offrire una sponda al Nuovo Fronte. Sono almeno cento i collegi disertati dai membri di Renaissance e corrispondono a quelli tradizionalmente più vicini ai socialisti e alla sinistra. In altri casi tuttavia, Macron sembra fare campagna contro la coalizione di sinistra. Il suo partito è dato al terzo posto, ma lontano dai due poli principali e l’unico modo che ha per rosicchiare voti, è quello di catturare il voto moderato. Quello cioè dei socialisti insoddisfatti per la creazione di una coalizione con Melenchon e comunisti.
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