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Il dissidente russo Alexei Navalny è stato “avvelenato” con un agente nervino. Questo è ciò che dichiara in una nota formale divulgata dal portavoce della cancelliera tedesca Angela Merkel, Steffen Seibert, dopo aver preso visione delle approfondite analisi tossicologiche svolte in laboratorio militare della Germania – Stato che ha accolto e ricoverato il politico russo in terapia intensiva dall’ultima decade di agosto. Ora, come come accade ormai troppo spesso, l’attenzione è tutta rivolta al Cremlino, che, esortato a “fare chiarezza sull’accaduto”, risponde freddamente di non conoscere i risultati dei test effettuati dagli specialisti in armi batteriologiche della Bundeswehr.

Quando Alexei Navalny è stato ricoverato in stato di incoscienza a Berlino, dopo essersi sentito male su un aereo di linea che era in volo dalla Siberia a Mosca e ha dovuto compiere un atterraggio di emergenza, in molti hanno fortemente dubitato si trattasse di un avvelenamento comandato dal Cremlino, sul quale permane tetro un alone di mistero che continua a ricordare i tempi della “cortina di ferro” e delle efferate esecuzioni compiute dal Kgb e delle trame dei romanzi di spionaggio alla Le Carré. Tutti rimandarono il verdetto alle analisi e all’individuazione di un qualche agente nocivo che poteva essere stato somministrato alla vittima solo ed esclusivamente nel tè: “L’unica cosa che Navalny aveva bevuto quella mattina”, aveva affermato la portavoce del 44enne antagonista di Vladimir Putin. “I medici dicono che il veleno è stato rapidamente assorbito mediante il liquido caldo”, aveva asserito Kira Yarmysh. Ma allora potevano essere solo congetture.

Adesso invece le prove sono schiaccianti secondo il governo di Berlino. Che ha trovato nel corpo dell’uomo tracce di Novichok: uno dei gas nervini “di quarta generazione” prodotti in Unione Sovietica nell’ambito del programma “Foliant”. Ritenuto tra i più letali mai realizzati, e già impiegato per l’esecuzione della spia doppiogiochista Sergei Skripal, avvelenato insieme alla figlia Julia nel marzo di due anni a Salisbury, nel Regno Unito.

“Solo il governo può aver avvelenato Aleksei Navalny”, sostengono i collaboratori dell’oppositore russo noto per aver animato una serie di campagne anticorruzione contro alti funzionari di Mosca e per le critiche mosse nei confronti di Putin. E in effetti solo membri del governo e dei servizi segreti potrebbero aver avuto facile accesso agli arsenali che custodiscono agenti nervini anche più potenti del temibile gas VX – armi chimiche appositamente studiate per sovrastare le contromisure della Nato ai tempi della Guerra Fredda.

Secondo il portavoce tedesco Seibert, il primo a dare la notizia che sta scuotendo la stampa di tutto il mondo, si tratta di “un evento scioccante il fatto che Navalny sia stato vittima di un attacco con agente chimico nervino in Russia”. Per questo motivo il Cremlino è stato esortato a fare immediata chiarezza sull’accaduto. Ma questa esortazione il Cremlino ha risposto di essere all’oscuro delle conclusioni raggiunte dalle autorità tedesche. Lo ha affermato Dmitri Peskov, portavoce del presidente russo. “No, tale notizia non è stata portata alla nostra attenzione”, ha affermato il portavoce di Putin; che non può ignorare come la neurotossina incriminata sia la medesima impiegata per attentare alla vita di Skripal, ex agente dell’intelligence russo che aveva iniziato a collaborare con la Sezione 6 del military intelligence britannico. 

Così il destino di Navalny sembra raccordarsi con quello delle due ex-spie avvelenate con agenti tossici in Europa: il sopracitato Skrypal e Alexander Litvinenko, avvelenato con un  al polonio mentre era seduto in un sushi bar; e a quella della giornalista Anna Politkovskaya, che era sfuggita ad un avvelenamento sempre attraverso un sostanza versata nel suo tè in aereo, solo per essere freddata con un colpo di pistola sparato alla testa mentre entrava nell’ascensore del palazzo dove abitava a Mosca. Un destino questo, che sembra suggerire come i servizi deviati che hanno frequentato il palazzo della Lubjanka, abbiano delle cattive abitudine davvero dure a morire.