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Le relazioni bilaterali tra Iran e Francia diventano ogni giorno più forti e dimostrano una convergenza d’interessi sempre più evidente fra Teheran e Parigi. Dal gennaio del 2016, quando il presidente iraniano Hassan Rohani visitò Parigi, è stato un susseguirsi di contratti miliardari fra i due Paesi e d’investimenti francesi nelle infrastrutture iraniane, tendenzialmente prive delle conoscenze tecnologiche che invece possiede l’Europa. Così, nel tempo, Francia e Iran hanno siglato accordi di grande importanza sul piano economico: Iran Air e Airbus hanno sottoscritto un contratto da dieci miliardi di dollari per l’acquisto di cento aerei; Vinci ha concluso l’accordo per sviluppare l’aeroporto internazionale di Mashhad, città chiave dello sciismo iraniano; Thales Group, azienda leader nel settore aerospaziale ha firmato un contratto per i radar dell’aeroporto di Teheran e altri scali internazionali del Paese. Ultimo, in ordine di tempo, l’accordo della Total, che ha deciso di investire nello sfruttamento del più grande giacimento di gas del mondo, nelle acque territoriali iraniane, giungendo a un accordo di circa quattro miliardi di dollari.

A questa alleanza economica, finora assolutamente solida fra Parigi e Teheran, si è aggiunta, nel tempo, anche una sinergia politica per giungere a una più piena collaborazione anche nei campi non esclusivamente finanziaria e dei contratti. Dopo l’accordo sul nucleare, l’Iran si è avvicinato alla Francia, vedendo nella nazione europea non solo un’ottima controparte contrattuale, ma anche un prezioso alleato all’interno della Nato e dell’Unione Europea. La Francia, dal canto suo, da sempre restia ad accettare una politica estera legata eccessivamente alle volontà di Washington, non ha mai chiuso la porta agli iraniani, anche quando sembrava che tutto il blocco occidentale fosse in completo accordo con la Casa Bianca. Non che manchino frizioni con il governo dell’Iran – basti pensare alla recente riunione dei Mojahedin del Popolo iraniano a Parigi, che l’Iran considera ancora come gruppo terrorista  – ma restano comunque inserite nell’ambito di un rapporto bilaterale sempre più intenso.

L’ascesa all’Eliseo di Emmanuel Macron, se all’inizio sembrava essere non particolarmente buona per le relazioni bilaterali con l’Iran, oggi appare invece molto in linea con questo atteggiamento francese di apertura alle politiche iraniane. E anche su un tema particolarmente delicato come la Siria, vero fulcro della geopolitica mediorientale, se un tempo le differenze erano molto più evidenti, oggi c’è una linea comune fra Parigi e Teheran. Nelle ultime settimane, il presidente Macron ha come prima cosa affermato che la destituzione di Bashar Al Assad non è più una priorità per la Siria e per la fine del conflitto. Pur mantenendo aperta la possibilità di un bombardamento francese in caso di attacco chimico accertato da parte delle forze di Damasco, il presidente francese ha comunque ammesso di non ritenere il regime change in Siria quale strada preliminare per la pace, di fatto convergendo sulle posizioni dell’alleanza iraniana e russa per quanto concerne il futuro della Siria. Anzi, ha anche sostenuto la necessità che la Siria come entità statale non fallisca e ha confermato la contrarietà alla spartizione etnica sostenuta in alcuni ambienti diplomatici occidentali e del Golfo Persico.

A conferma di questa convergenza d’intenti sulla Siria, giungono poi le dichiarazioni provenienti da Teheran dopo l’incontro tra Mohamad Yavad Zarif e Christian Masset, Segretario Generale del Ministero degli Affari Esteri di Parigi. A margine dell’incontro, avvenuto lunedì scorso nella capitale iraniana, Zarif ha dichiarato che come la Repubblica islamica cerca una soluzione per far terminare la guerra in Siria, allo stesso modo accoglierà con favore qualunque tipo d’iniziativa del governo francese per trovare una soluzione politica al conflitto siriano. Ed ha poi confermato l’invio di aiuti umanitari per aiutare la popolazione siriana dopo sei anni di guerra.

Il diplomatico francese, in risposta a queste dichiarazioni, non solo ha confermato la volontà francese di trovare una soluzione politica alla guerra che sta devastando la Siria, ma ha anche espresso la volontà del nuovo governo francese di continuare nel miglioramento e consolidamento delle relazioni con Teheran sia a livello economico sia a livello politico. Ha poi sostenuto l’impegno di Parigi affinché sia implementato e reso totalmente operativo il Piano d’azione congiunto globale, comunemente noto come accordi sul nucleare iraniano, siglato a Vienna nel 2015. Parole importanti che dimostrano, ancora una volta, la volontà di Macron di mostrarsi un leader nuovo per l’Unione Europea, con una politica estera più in linea con il passato da “grandeur” e libero dai lacci dell’Alleanza atlantica e dagli accordi con le monarchie del Golfo, se è utile per l’economia francese e per mostrarsi al centro della scena internazionale. La collaborazione tra Teheran e Parigi va, evidentemente, in questa direzione.