L’accordo sul programma nucleare iraniano, malgrado l’abbandono americano deciso da Donald Trump nel 2018, è ancora vivo. I partner europei hanno infatti avuto modo di ammonire Teheran, durante un incontro svoltosi a Vienna, dall’intraprendere ulteriori mosse che la possano allontanare dai termini concordati nel patto ma, al tempo stesso, hanno evitato il ricorso ad un meccanismo che potrebbe scatenare nuove sanzioni al Paese da parte delle Nazioni Unite. La fiducia tra le parti e gli equilibri interni hanno cominciato a venir meno con l’uscita degli Stati Uniti e con la decisione, presa da Washington, di imporre sanzioni nei confronti di Teheran. Sanzioni che si sono rivelate particolarmente dure e sono andate a colpire quel settore petrolifero che è vitale per l’economia iraniana. Alle misure punitive hanno fatto seguito una serie di violazioni da parte di Teheran, tra cui la ripresa dell’arricchimento dell’uranio nel sito di Fordow.

Accuse pesanti

L’incontro di Vienna ha visto la partecipazione di Francia, Germania, Regno Unito, Iran, Cina e Russia ed è il primo a svolgersi in questo formato dal mese di luglio. Le nazioni europee  hanno inoltre accusato Teheran di sviluppare missili balistici con capacità nucleare, in piena contraddizione con una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite del 2015. Un’accusa, quest’ultima, rispedita al mittente dal ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif che l’ha definita una falsità.

Gli analisti ritengono, come riferito da France24, che qualora vengano imposte nuove sanzioni da parte delle Nazioni Unite al Paese islamico e l’accordo collasso allora, a quel punto, l’Iran potrebbe anche abbandonare il Trattato di Non Proliferazione Nucleare (Npt). Ali Larijani, lo speaker del Parlamento iraniano, ha aggiunto che qualora le nazioni europee attivino il contestato meccanismo l’Iran potrebbe rivedere i suoi obblighi nei confronti dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea). La situazione è dunque sempre più precaria e sembra probabile che gli impegni concordati possano collassare sotto il peso delle mutate circostanze internazionali.

Le prospettive

Il fallimento dell’accordo sul nucleare iraniano rischierebbe di aprire una grave frattura all’interno del Medio Oriente e di favorire un aumento delle tensioni tra Teheran ed i suoi rivali, in primis Israele che, senza dubbio, si sentirebbe minacciato dal progresso delle capacità nucleari della nazione sciita. Anche i rapporti tra Iran ed Arabia Saudita potrebbero far registrare un peggioramento significativo e ciò potrebbe dare il via ad una pericolosa escalation tra le parti. La decisione presa dagli Stati Uniti di abbandonare l’accordo, in ogni caso, ne ha probabilmente segnato la fine precoce ed è solo una questione di tempo prima che le dinamiche ed il contesto locale possano spingere l’impalcatura verso un crollo che potrebbe essere rovinoso. La fiducia tra le parti è fondamentale in questo genere di patti e quando essa viene meno c’è ben poco che si possa fare per raddrizzare la situazione e riportarla sui binari migliori. Il prossimo futuro del Medio Oriente, dunque, rischia di essere segnato da nuove conflittualità e ci vorrà una grande abilità da parte delle nazioni europee, della Cina e della Russia per persuadere l’Iran a non abbandonare gli accordi.

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