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Dopo il deludente esito della snap election di inizio giugno, che ha visto il Partito Conservatore andare incontro a un deciso arretramento e perdere clamorosamente la maggioranza assoluta alla Camera dei Comuni, Theresa May ha deciso di siglare un accordo postelettorale con la formazione unionista nordirlandese, il Democratic Union Party (DUP) in modo tale da garantirsi il suo sostegno esterno e poter così dar vita al suo secondo esecutivo. Un esecutivo che nasce con diverse fragilità, dato che nonostante la conquista del 42,5% dei suffragi i Tories hanno visto ridursi la loro delegazione a Westmeinster da 330 a 318 deputati, a fronte di 326 necessari per formare una maggioranza di governo, principalmente a causa dell’entusiasmante rimonta dei laburisti di Jeremy Corbyn, abili a mettere sotto scacco i rivali conservatori con un manifesto programmatico attento alle istanze sociali e a tematiche critiche come salute pubblica e disuguaglianze economiche. 

Il 26 giugno scorso i conservatori e il DUP hanno concluso un accordo che non prevede l’ingresso degli unionisti nordirlandesi, fortemente vicini ai Tories su numerose istanze politiche ed economiche, nonché favorevoli alla Brexit, nella coalizione di governo ma bensì il loro appoggio all’esecutivo in alcune votazioni cruciali per la sua tenuta, come ad esempio i prospetti del bilancio statale e le confidence motions che rappresentano la versione anglosassone dei voti di fiducia nostrani. In cambio, la May ha promesso al leader del DUP Arlene Foster di incrementare gli investimenti pubblici in Irlanda del Nord di circa un miliardo di sterline nei prossimi due anni e di concordare azioni  comuni su alcune importanti questioni politiche, quali ad esempio il mantenimento degli stanziamenti per la Difesa al 2% del PIL e la crescita del 2,5% delle pensioni statali nelle contee irlandesi governate da Londra. Gli investimenti del governo centrale in Irlanda del Nord dovrebbero essere diretti allo sviluppo infrastrutturale nella regione e alla costruzione di scuole e ospedali e sono ritenuti da numerosi osservatori politici britannici l’inevitabile concessione garantita dalla May alla Foster per garantirsi la benevolenza del suo partito, che al recente voto ha conquistato il 36% dei consensi in Irlanda del Nord e 10 seggi ai Comuni che si rivelerebbero determinanti per la conservazione del posto da parte del Primo Ministro.

L’accordo tra i Tories e il DUP è stato sin dall’inizio subissato di critiche: in primo luogo, a non essere convinti dell’eventualità di un’alleanza con gli unionisti nordirlandesi sono numerosi membri dell’establishment conservatore, preoccupati dall’eccessivo rigore mostrato dal partito della Foster su numerosi temi di carattere sociale. Il DUP è stato fondato dal Reverendo Ian Paisley nel 1971 come formazione ultraconservatrice e legata a una concezione fondamentalista del protestantesimo e, nonostante abbia attenuato notevolmente numerose sue prese di posizione, rimane tuttora fortemente avverso alle unioni omosessuali e all’aborto, che risulta tuttora illegale in Irlanda del Nord. Ruth Davidson, astro nascente del Partito Conservatore in Scozia, ha voluto dalla May garanzie tali da rendere l’accordo non vincolante per la modifica dei diritti della comunità omosessuale, di cui è membro, mentre le amministrazioni locali della stessa Scozia e del Galles hanno espresso disappunto per il trattamento di favore accordato all’Irlanda del Nord, rubricato a pura e semplice mancia postelettorale.

Ancora più spinosa è la questione delle ripercussioni dell’accordo sulla situazione interna nordirlandese: Ciaran McClean, figlio del fondatore del movimento nordirlandese per i diritti civili Paddy Joe McClean e membro del Green Party, ha presentato un ricorso alla magistratura per denunciare possibili violazioni degli accordi di pace del 1998 contenute nelle clausole del patto postelettorale, che causerebbero uno sbilanciamento nel delicato equilibrio interno all’Ulster dovuto all’ingresso della principale formazione politica della regione nell’orbita del governo di Londra. Un’eventuale concretizzazione dell’appoggio esterno del DUP a Theresa May creerebbe sicuramente tensioni a Belfast, dato che da mesi la situazioni istituzionale nordirlandese è completamente paralizzata dal mancato accordo di governo tra il DUP e il Sinn Fein, che rifiuta il ritorno della Foster al ruolo di First Minister dopo il burrascoso naufragio del suo precedente governo. Al tempo stesso, la tenuta dell’accordo di supporto esterno del DUP alla May sarà sicuramente messa a repentaglio dalle tensioni centrifughe del Partito Conservatore: la sorta del Primo Ministro è appesa a un filo, e non è detto che la scelta di accordarsi col DUP non possa, sul medio-lungo periodo, rivelarsi un boomerang per Theresa May.

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