Era lo scorso mese di giugno quando, quasi a sorpresa, l’Arabia Saudita assieme ai suoi alleati del Golfo ed all’Egitto proclamava l’embargo totale sul Qatar; da Riyadh la mossa è stata giustificata per gli appoggi forniti da Doha ai gruppi islamisti, pur tuttavia è apparso subito chiaro che sullo sfondo in realtà vi erano i rapporti intrattenuti dal piccolo emirato con l’Iran e la volontà, da parte dei Saud, che anche la dinastia Al Thani (al potere in Qatar) potesse in qualche modo conformarsi alla linea saudita anti Teheran. In quei giorni, sono state chiuse le frontiere terrestri con il Qatar, è stato impedito alla compagnia di bandiera di Doha di volare sopra i cieli della penisola arabica e, in tutto il mondo arabo e non solo, si è pensato ad uno scontro diretto tra sauditi e qatarioti volto a rimuovere gli Al Thani dal trono od a riportarli dentro l’influenza di Riyadh; in parole povere, il Qatar come ricco ed autonomo emirato del Golfo è sembrato in quelle ore sull’orlo dell’implosione. A distanza di mesi, il quadro politico ed economico della regione mediorientale ha mostrato invece una situazione del tutto diversa.
Il Qatar non è rimasto isolato
Nei giorni immediatamente successivi alla proclamazione dell’embargo, uno dei primi governi ad offrire immediato appoggio a Doha è stato quello di Ankara: Erdogan, in particolare, ha mandato più uomini presso la base turca presente in Qatar ed ha intensificato i rapporti commerciali ed economici con l’emirato del Golfo. Ma, già nello stesso mese di giugno, gli Al Thani hanno potuto contare sull’appoggio della Russia di Putin così come anche su una maggiore distensione dei rapporti con l’Iran: i due paesi, dirimpettai nel Golfo, condividono anche la gestione del più grande giacimento di gas sottomarino della regione e Teheran ha sopperito alle prime urgenze, soprattutto legate allo spettro della mancanza degli alimenti, dovute alla chiusura dei confini con l’Arabia Saudita. Di fatto, il Qatar non è rimasto isolato: nella regione, così come a Mosca, gli Al Thani hanno potuto rinforzare vecchie alleanze e trovare nuovi partner; la stessa compagnia di bandiera, la Qatar Airways, ha potuto nuovamente solcare i cieli in direzione Europa pur se dovendo attuare diverse rotte.
Il nuovo accordo con la Gran Bretagna tra sbocchi commerciali e forze di deterrenza
Ma il piccolo Stato affacciato sul Golfo, che nel frattempo si prepara anche alla volata finale dei lavori in vista dei Mondiali di Calcio del 2022, ha trovato altri sbocchi negli stessi alleati dei sauditi: se gli Stati Uniti, il cui presidente Trump a maggio ha strappato un accordo da 141 miliardi di Dollari con i Saud per la vendita di armi, già a giugno hanno stretto importanti accordi militari con il Qatar, a Doha nei giorni scorsi è volato anche il Ministro della Difesa britannico Gavin Williamson. Sul piatto, oltre alla vendita da parte di Londra di materiale militare, vi erano soprattutto l’acquisto da parte del Qatar di ventiquattro Eurofighters, gli aerei da combattimento nati grazie ad un progetto di un consorzio di alcune aziende del settore del vecchio continente; l’affare è di 6.8 miliardi di Dollari, cifra che comprende non solo la costruzione dei velivoli bensì anche l’addestramento dei piloti e la manutenzione.
Una cifra importante quella del nuovo accordo tra Londra e Qatar, per il piccolo emirato si tratta del più importante investimento di sempre nel settore della difesa; la commessa ordinata dagli Al Thani sembra avere due importanti sbocchi: da un lato, vi è il rafforzamento dei legami con la Gran Bretagna mentre, dall’altro lato, vi è il potenziamento dell’esercito qatariota. Quest’ultimo obiettivo appare tra quelli prioritari per la famiglia reale che governa il Qatar; il timore per gli sceicchi, sin dalle prime ore dell’embargo saudita, è sempre stato quello di subire un’invasione da parte delle truppe di Riyadh volta a rovesciare il regime oppure, come detto in precedenza, ad imporre la propria linea nella politica di Doha. Ecco dunque il motivo del ritrovato attivismo del Ministero della Difesa qatariota; l’esercito del piccolo emirato è composto in gran parte da personale straniero e conta poche unità, dunque un’eventuale avanzata di truppe straniere impiegherebbe poche ore per accedere ai palazzi del potere di Doha: dopo il rafforzamento della presenza turca sul territorio ed i nuovi acquisti attuati nel settore della difesa, l’accordo con la Gran Bretagna per gli Eurofighters sembra andare nella direzione di allontanare sempre più la minaccia saudita, dissuadendo Riyadh da eventuali future azioni militari.
Un affare che riguarda anche l’Italia
L’accordo firmato a Doha tra Gran Bretagna e Qatar ha a che fare in qualche modo anche con l’Italia; il nostro paese partecipa già dal 1983 al progetto Eurofighter, visto che nel consorzio che ne cura lo sviluppo sotto la supervisione della NATO ha confluito a suo tempo anche Alenia, la società che nel 2015 è confluita in Finmeccanica la quale, a sua volta, dal 2017 è divenuta nota con il nome di Leonardo. Dunque l’investimento qatariota di 6.8 miliardi di Dollari in parte avrà ricadute anche in Italia, la società Leonardo sarà infatti parte attiva nella costruzione dei ventiquattro Eurofighters ordinati dal Qatar; una nuova commessa militare per il colosso controllato dal Tesoro, che si va ad aggiungere ai diversi ordini già ricevuti soltanto in questo 2017. L’accordo con il Qatar, tanto in Gran Bretagna quanto in altri paesi, è stato però in parte criticato: in particolare, alcuni gruppi di attivisti hanno sottolineato le condizioni del rispetto dei diritti umani nel paese ed i rapporti di Doha con il terrorismo.