Nei memorandum d’intesa fra Italia e Cina ci sono molte cose che agli Stati Uniti non piacciono. Non voleva che fossero inserite nell’accordo: eppure ci sono. Ed è soprattutto per questo motivo che da Washington sono arrivate molte critiche. E adesso rischia di incrinare i rapporti fra Italia e Stati Uniti, ma soprattutto fra questo governo e l’amministrazione Trump che, al contrario, si era spesa più volte in favore dell’esecutivo guidato da Giuseppe Conte.

La Casa Bianca aveva offerto il suo sostegno a Palazzo Chigi proprio perché isolata dal resto dell’Unione europea e in grado di costruire un ponte fra Mosca e Washington. Ma questo accordo non la convince. E ora, da Washington, meditano alcune contromisure.

Quello che è apparso chiaro da subito è che il memorandum siglato fra Italia e Cina, di fatto è una vittoria d’immagine per il governo cinese. Incassa l’ok di un Paese Nato, G7 e alleato Usa per la Nuova Via della Seta e dà uno schiaffo morale alla strategia globale dell’amministrazione americana. Xi Jinping è stato accolto in Italia con tutti gli onori, prima tappa di un tour europeo che lo vedrà anche a Monaco e Parigi. E i vari accordi firmati da Roma e Pechino, di fatto sono per un volume ridotto di affari ma chiaramente contrari a quanto chiesto da parte americana.

Gli Stati Uniti avevano dato una prima indicazione molto chiara: negli accordi non dovevano inseriti i porti di Trieste e Genova. E invece, negli accordi, ci sono entrambi. Tra i 29 accordi ci sono anche quelli per Genova, Trieste e Monfalcone, i tre obiettivi della strategia navale cinese nel Mediterraneo. L’aut aut americano non è stato però ascoltata da quella parte di governo che ha voluto a tutti i costi siglare l’accordo.

E ora al Dipartimento di Stato Usa e al Pentagono sono molto irritati.  Gli accordi – seppur generici – conclusi da Pechino attraverso il colosso pubblico China Communication Construction Company (Cccc) fanno mettere alla Cina un piede all’interno dei due hub italiani, quello ligure e quello adriatici.Ed è soprattutto Trieste, come spiegato su questa testata, a preoccupare molto gli Stati Uniti. Il porto giuliano è al centro della strategia cinese per la Via della Seta marittima in Europa. Ma lì, Washington ha una base navale e soprattutto, non lontano, c’è la base di Aviano.

Un problema non di poco conto. Ma non è l’unico. Perché l’altro diktat americano e della Nato riguardava il 5G. il memorandum fra Italia e Cina ha un paragrafo che lascia spazio a molti dubbi dalle parti di Bruxelles e Washington. Nel paragrafo due, punto due si legge: “Le parti collaboreranno nello sviluppo della connettività infrastrutturale, compresi aspetti quali le modalità di finanziamento, interoperabilità e la logistica, in settori di reciproco interesse (quali strade, ferrovie, ponti, aviazione civile, porti, energia e telecomunicazioni)”.  E come riporta La Stampa, la sigla “5G” non c’è, ma è come se ci fosse. Una mossa che non è affatto piaciuto ai partner atlantici. L’ennesima di quest’ultimo periodo che ha segnato un solco non così minimo nelle relazioni italo-americane. Ed è anche per questo che a Roma qualcuno ha iniziato a muovere le fila per evitare un tracollo dei rapporti.

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